Christus Patiens

Christus Patiens

La rassegna “Tra Sacro e Sacro Monte”, ambientata fra boschi e sentieri del Sacromonte di Varese, ha riservato la novità assoluta della messinscena della “Passione di Cristo” di Gregorio di Nazianzo, da cui Andrea Chiodi ha colto con sensibilità e intelligenza i temi più significativi, grazie anche alle interpretazioni di Mariangela Granelli, Tindaro Granata, Angelo Di GenioMaria Grazia Gregori


Bisognerà tenere conto d’ora in poi nei tour teatrali estivi che affollano le scene italiane di quanto avviene al Sacromonte di Varese in un luogo magnifico e unico per la bellezza della natura ma anche per l’interessante programma teatrale proposto da Andrea Chiodi che dirige un festival dal titolo che dice già tutto Tra Sacro e Sacro Monte. Qui si è vista una novità assoluta anche per gli amatori e i conoscitori del genere, il Christus Patiens di San Gregorio di Nazianzo, una passione di altissimo valore poetico e letterario scoperta da Giorgio Ieranò che l’ha magnificamente tradotta.

Una passione che molti secoli dopo riecheggia in chiave cristiana la struttura, lo spirito, la tensione della tragedia greca classica da cui deriva la struttura drammaturgica, inserendola sulla vicenda della passione e della morte di Cristo ma ponendo molto umanamente in primo piano un’altra passione fatta di dolore e di ribellione verso un destino già scritto e al quale non ci si può ribellare che è quella di Maria madre di Cristo. È la ribellione del singolo nei confronti di ciò che “deve” ineluttabilmente avvenire, una ribellione che pone interrogativi drammatici: perché aver partorito un figlio e ancor prima averlo concepito senza avere mai “conosciuto” un uomo: per volere divino dunque per poi abbandonarlo a una morte così crudele?

Chiodi con intelligenza ricostruisce anche visivamente la struttura tragica: c’è un coro, c’è la musica, c’è un uomo affannato e ossessionato dal dover riferire la terribile novella, c’è Maria e c’è Cristo che non parla fino alla fine per dire la sua verità, per cercare l’accettazione materna che amorosamente ma con chiarezza rimprovera per la sua ribellione.

Il coro è composto da donne in ottocenteschi abiti scuri simili a quelli delle figlie del principe di Salina nel “Gattopardo” di Visconti. Il coro commenta ed esprime anche con il canto il proprio dolore e c’è un messaggero preso da ansia e terrore che porta la terribile consapevolezza dell’evento ormai avvenuto e consumato correndo tutt’intorno, creando come un cerchio d’ansia nel quale tutti sono coinvolti e che Tindaro Granata costruisce con forza espressiva.

Ma il motore di tutto, il motore del sentimento del dolore è Mariangela Granelli che è Maria, una donna che ci somiglia, madre un po’ di tutti, bravissima; Cristo è Angelo di Genio, presenza forte e spesso muta, consapevole vittima sacrificale, che ben rende l’accettazione totale del proprio destino che la madre ha difficoltà ad accettare. Affiancano questi attori il coro composto da Stefania Pepe, Dario Villa, Sarah Callu, Valentina Maselli, con la partecipazione di Francesca Lombardi Mazzulli.

Delle quattro parti di cui è composta La passione di Cristo Andrea Chiodi ha scelto le prime due dedicate alla Passione e alla Morte. Spettacolo non solo meritorio perché abbiamo conosciuto un testo sconosciuto e molto forte ma per la sensibilità e l’intelligenza della regia.

Foto Luca Del Pia

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