Lo zoo di vetro

Lo zoo di vetro

Leonardo Lidi dimostra coraggio nel porsi di fronte al testo di Tennessee Williams buttandolo letteralmente all’aria. È uno «Zoo di vetro» beckettiano, perché qui, davvero, c’è qualcuno che aspetta, un Godot che non arriverà mai Maria Grazia Gregori


Forse bisogna essere molto giovani come Leonardo Lidi per mettersi di fronte a un classico del Novecento come Lo zoo di vetro di Tennessee Williams e avere un coraggio a tutta prova, buttandolo, letteralmente, all’aria. A cominciare dal clima insopportabilmente caldo di certe cittadine del sud degli States. Quel caldo che spesso crea un disordine pazzesco nei protagonisti acuendo i desideri, le passioni, i ricordi e quella sensualità sudata che spinge i personaggi a desiderare cose che spesso non potranno avere. Si pensa dunque al mondo di Tennessee Williams come a una ricerca spesso infelice di una sessualità che non può (o non deve) essere appagata. Un mondo di uomini, di donne, di ragazzi destinati a sentimenti estremi, a infelicità dolorose, a un piacere che spesso non esiste.

Nello Zoo di vetro di Lidi questo non c’è. È uno Zoo di vetro che a me pare beckettiano, perché qui, davvero, c’è qualcuno che aspetta, un Godot che non arriverà mai. Per la madre è il sogno di vedere la figlia accasata; per la figlia, che colleziona statuette di vetro, il sogno di un uomo da amare, per Tom nel quale, come è noto, Williams rappresentava se stesso, una vita tutta da vivere e tutta sua, il viaggio e l’avventura.

Non c’è nulla di realistico in questo spettacolo, è vero. C’è un casa costruita con pareti geometriche dai colori accesi come in un quadro di Hopper simile a un Lego, una madre sfasciata, un figlio che è un Pierrot dagli occhi bistrati, sfuggito a un’arlecchinata, trucioli colorati sparsi per terra, un uomo seduto in un angolo – il padre spesso evocato – che non parla e non si muove e che poi si trasformerà nell’amico che distruggerà i sogni della romantica ragazza. Tutti personaggi che sembrano correre verso l’infelicità, dal trucco marcato, dagli occhi evidenziati dal bistro con scarpe dalle lunghe punte come quelle dei clowns.

Non c’è qui la vita vera, ma quella immaginaria , il gioco dei corpi, qualche possibile lacrimuccia sui volti coperti di biacca. Sì, bisogna essere giovani e avere un gran coraggio. Ma basta poco per capire che qui tutto fila alla perfezione in questo gioco quasi macabro che è poi la vita. Non è facile per gli attori recitare i loro ruoli così come si sono trasformati, ma per fortuna sono molto bravi nel sostituire a un mondo viscerale come quello dell’autore un mondo raggelato, sconfitto, con una recitazione che non manca di vitalità. Mi è piaciuto il Tom-Pierrot di Tindaro Granata che sotto il gioco ha un sua verità – non posso fare a meno di ricordare che anche lui prima di realizzare i suoi sogni come Tom lavorava in un negozio di scarpe –, che ha una sua fisicità forte e sfumata allo steso tempo, che mi pare centri in pieno il personaggio di Tom così come lo vuole Lidi. Ottima come sempre la madre di Mariangela Granelli, quasi sperduta nella sua instabilità emotiva, la sorella di Tom è un’adorabile Anahi Traverso. Nel ruolo dell’amico di Tom, che dovrebbe corteggiarne la sorella, ho rivisto con piacere il bravo Mario Pirrello che è anche la figura muta e seduta al proscenio del padre di Tom all’inizio.

Un cataclisma distruggerà la casa dei personaggi, rendendoli ancora più fragili. E Lidi? Ha voluto rappresentarci questo mondo raggelato forse anche per dimostrare che la felicità – a volte – è impossibile. Dovrebbe essere contento del risultato.

Visto al Teatro Carcano di Milano. Repliche fino al 17 novembre 2019. Foto LAC/Masiar Pasquali

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Lo zoo di vetro
di Tennessee Williams
Adattamento e regia Leonardo Lidi
dalla traduzione di Gerardo Guerrieri
Con (in ordine alfabetico) Tindaro Granata, Mariangela Granelli, Mario Pirrello, Anahì Traversi
Scene e light design Nicolas Bovey
Costumi Aurora Damanti
Sound design Dario Felli
Assistente alla regia Alessandro Businaro
Foto LAC / Masiar Pasquali
Sponsor di produzione e coproduzione Clinica Luganese Moncucco
Produzione LuganoInScena/LAC Lugano Arte e Cultura
in coproduzione con Centro d’Arte Contemporanea Teatro Carcano
TPE – Teatro Piemonte Europa
in collaborazione con Centro Teatrale Santacristina