Misericordia

Misericordia

Una “storia manifesto” che rinnova lo stile e la personale lettura del presente di Emma Dante, uno sguardo che lascia il segno, uno spettacolo breve ma denso di cose non dette, di sentimenti urgenti e necessari. Bravissimo il cast, con Simone Zambelli in evidenzaMaria Grazia Gregori


Torna Emma Dante con la sua carovana di personaggi disadattati, ribelli, generosi, fuori squadra. Generosi, certo, perché hanno imparato a vivere una vita grama, senza luce, dove è necessario mettere in gioco se stessi. Succede così anche in questo suo ultimo spettacolo – Misericordia – in scena al Piccolo Teatro: quattro personaggi sdraiati sul palcoscenico, tre donne e un ragazzo che appare subito come un disadattato. Che siano gente povera, ai margini, lo intuiamo immediatamente: del resto è questo il mondo di Emma al quale siamo abituati e, se permettete, affezionati perché ,ormai lo sappiamo, il suo teatro può nascere solo da uno sguardo forte ma dolce con – si direbbe – un bisogno reale, suo, di fare parte di questo mondo e di rappresentarcelo. Del resto Dante non sa cosa farsene della pietà, la pietà semmai è nostra. Che siamo subito presi dall’incalzare dalla “storia manifesto” di un disagio a cui questa regista è particolarmente sensibile.

Siamo, dunque, in un mondo lercio fatto di cumoli di stracci, di fronte ad esseri che non vivono solo nella povertà, ma, lo si intuisce, anche in un forte degrado morale. Eppure anche così non si dimenticano di essere persone, di provare sentimenti, di avere affetti, di essere solidali con chi è più sfortunato di loro. Come Arturo, nato rovinato dalla violenza del padre già nel ventre della madre che invano cerca di difenderlo dalla furia dell’uomo e che le tre donne, morta la loro amica, decidono di adottare pensando di dargli un riparo da una vita e da una nascita ancor più terribile.

Esseri che vivono al margine, dunque, isolati da tutto e da tutti che vogliono garantire al ragazzo un qualche futuro e l’unica cosa che possono fare è metterlo in un ospizio con una valigia che contiene le sue povere cose di bambino – per me una delle immagini più belle di questo spettacolo – con Arturo che si trasforma in una specie di Pinocchio con tanto di musica nell’attesa della banda che deve passare.

Fisico, forte, come tutti gli spettacoli di Emma Dante, Misericordia vuole parlare non dico al cuore, alla passione del teatro ma al sentimento, al bisogno di un’umanità consapevole. Difficile però, ma vale la pena provarci.

Simone Zambelli, che è Arturo, è bravissimo nel disegnare una partitura di gesti e di azioni veramente notevole. Ma non sono da meno le tre donne interpretate da Italia Carroccio, Manuela Lo Sicco, Leonarda Saffi che sono i generosi angeli custodi (possiamo chiamarli così?) che conoscono tutto il male della vita e che sanno superarlo con la loro generosità. Su tutto e tutti ancora una volta lo sguardo di Emma Dante, che lascia il segno anche in questo spettacolo breve ma denso di cose non dette, di sentimenti urgenti e necessari.

Visto al Piccolo Teatro Grassi di Milano. Repliche fino al 16 febbraio 2020. Foto Masiar Pasquali

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Misericordia
scritto e diretto da Emma Dante
luci Cristian Zucaro
con Italia Carroccio, Manuela Lo Sicco, Leonarda Saffi, Simone Zambelli
coproduzione Piccolo Teatro di Milano–Teatro d’Europa, Atto Unico / Compagnia Sud Costa Occidentale, Teatro Biondo di Palermo