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05:58 - giovedì 17 maggio 2012


Il Macbeth dei Colla incanta gli Usa

Macbeth

Autore: William Shakespeare
Riduzione: Kate Buckley
Adattamento per marionette: Eugenio Monti Colla
Musica: Fabio Vacchi
Scene: Franco Citterio
Costumi: Eugenio Monti Colla, Cecilia Di Marco
Direttore dell’allestimento: Carlo III Colla
Direzione tecnica: Tiziano Marcolegio
Regia delle marionette: Eugenio Monti Colla
Regia degli attori: Kate Buckley
Marionettisti: Carlo III Colla, Eugenio Monti Colla, Justin Arienti, Franco Citterio, Mariagrazia Citterio, Piero Corbella, Debora Coviello, Cecilia Di Marco, Tommaso Franchin, Egon Gorghetto, Giovanni Schiavolin
Attori: Lisa Dodson, Joe Foust, Neil Friedman, Christopher Kelly, Jim Mezon, Matt Penn, Martin Yurek
Sede: Visto al Chicago Shakespeare Theater. Poi, New Victory Theater, New York, dal 19 al 29 aprile 2007

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Bisogna fare all’incirca 8000 chilometri per assistere all’ultima fatica della Compagnia Marionettistica Carlo Colla e Figli, il Macbeth presentato in "prima" mondiale al Chicago Shakespeare Theater, che lo ha coprodotto col sostanziale contributo del benemerito Istituto Italiano di Cultura locale e di quello di New York, dove lo spettacolo verrà replicato dopo la metà di aprile: si tratta di una proposta totalmente nuova in tutti i sensi, e non soltanto perché è nata proprio in questa accogliente sala che riproduce la struttura elisabettiana del Globe Theatre di Londra nel bel mezzo di un affollato centro commerciale dell’Illinois.

Il progetto messo a punto oltreoceano ha offerto infatti alla prestigiosa formazione milanese l’occasione di puntare su una serie di risorse al di fuori dei suoi abituali canoni artistici, dall’idea di commissionare le musiche a un rinomato compositore contemporaneo come Fabio Vacchi alla collaborazione con un gruppo di attori americani che seduti in platea prestano "dal vivo" le loro voci ai personaggi, alla scelta stessa del testo, il più feroce, il più sanguinario dei drammi shakespeariani: e proprio in quest’ultimo elemento sta lo scarto decisivo rispetto ai toni fiabeschi che improntano di norma il linguaggio dei Colla.

Se in effetti, fino a un certo punto, lo stile della messinscena è quello solito della compagnia, coi richiami a un gusto primo Novecento, con le parate dei soldati di ritorno dal campo di battaglia, con l’immancabile balletto di quattro danzatori di legno e persino - come avveniva nella tradizione - con la maschera di Gerolamo nel ruolo del servo che fra tante stragi incarna il punto di vista basso, popolare, si capisce poi bene perché Eugenio Monti Colla abbia optato nella circostanza per il Macbeth: come già nel recente Il sogno di Scipione, ha voluto percorrere altre strade che passano stavolta dai pugnali, dai sicari, dalle atmosfere spettrali.

Se dunque lo spettacolo riserva squarci di grande finezza "interpretativa", come quando la Lady - in pose da diva anni Venti - si agita in preda a tremiti e convulsioni nella scena della pazzia, o sviene platealmente mentre Gerolamo si prodiga a farle vento - le invenzioni più felici, quelle su cui il regista riversa tutto il suo estro creativo, vanno palesemente cercate altrove, nei prodigi, nei risvolti visionari che le rappresentazioni con attori in carne e ossa in genere non consentirebbero: l’apparizione dell’ombra di Banquo durante il festino, la testa mozza, i fantasmi dei bambini morti che si materializzano nell’antro delle streghe.

Da applauso, soprattutto, la straordinaria avanzata della foresta di Birnam, coi guerrieri ricoperti di fronde che circondano il castello. Ma tutto il clima dell’allestimento è improntato a una sottile vena nera, e neppure la vittoria conclusiva dei giusti sembra lasciare spazio alla speranza: non a caso, ad acclamare Malcolm nuovo re di Scozia, ci sono emblematicamente anche le streghe. Manca la catarsi, manca la consueta apoteosi finale, sostituita dalla gelida immagine di Gerolamo che silenziosamente scopa il palcoscenico, richiamando un po’ Sganarello che, dopo aver visto don Giovanni sprofondare nelle fiamme, invoca cinicamente il suo salario. Quest’acre tensione emotiva viene ben valorizzata dalle squassanti sonorità delle musiche di Vacchi. Efficace e suggestivo si rivela l’impiego delle voci recitanti che, perfettamente sincronizzate coi gesti delle marionette, e al tempo stesso separate da essi, suggeriscono un interessante effetto di adesione e insieme di naturale straniamento. I kilt indossati dai protagonisti hanno un che di più rude, di meno riccamente elaborato dei costumi normalmente usati dai Colla: ma forse, data l’atipicità dell’evento, si sarebbe potuto osare di più, immaginando delle figure radicalmente diverse, in una chiave astratta e stilizzata.

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Tutte le foto di questo servizio sono una gentile concessione della Compagnia Marionettistica Carlo Colla e Figli

di renato palazzi

(16:38 - 27 mar 2007)







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