È' morto all'improvviso, l'altra sera, nella sua casa di Genova, all'età di ottantacinque anni, Emanuele Luzzati, uno dei padri, uno degli esponenti più grandi, più illustri, più amati della scenografia italiana odierna. Un artista ingegnoso e polivalente, per il quale la definizione stessa di scenografo sembra restrittiva. Lui di scenografie vere e proprie, nella sua vita, deve averne fatte ben poche: creava degli spazi, degli oggetti, uno stile inconfondibile di immagini attorno al quale lo spettacolo, qualunque esso fosse, prendeva forma. Era sempre un alter ego visivo del regista, un autentico co-autore della messinscena.
Gli piaceva, probabilmente, lavorare con figure duttili e disposte a lasciarsi spiazzare, che condividessero la sua concezione ironica e lieve del teatro e della vita. Gli piaceva lavorare con personalità estrose e provocatorie come l'amico di sempre Aldo Trionfo, come Paolo Poli, col quale aveva intrecciato un lunghissimo sodalizio artistico, o come Egisto Marcucci, a fianco del quale aveva realizzato un mirabolante, incantevole allestimento de La donna serpente di Gozzi, un concentrato di trovate sorprendenti e travolgenti invenzioni, che giudicava una delle sue creazioni più riuscite.
Aveva collaborato coi maggiori registi e coi teatri più importanti, dalla Scala allo Stabile di Torino. Ma di sicuro preferiva situazioni meno formali, fuori dal rigido apparato delle grandi istituzioni: non a caso era stato, con Trionfo, uno dei fondatori di una mitica «cantina» genovese, La borsa di Arlecchino. Con Franco Enriquez aveva dato vita alla celebre Compagnia dei Quattro, con lo stesso Trionfo e con Tonino Conte aveva aperto il Teatro della Tosse, una realtà atipica e vivace come poche altre, di cui era ancora co-direttore artistico. E chissà quanto si era divertito lasciando impresso il proprio segno anche nei primi passi dell'unica compagnia italiana di «teatro d'ombre», il Teatro Gioco Vita.
Lontana da qualunque classicità, la sua idea di scenografia era totalmente ludica, giocosa. Più che degli ambienti definiti, metteva a punto dei contenitori di piccole meraviglie, ma meraviglie del tutto concrete, senza trucchi o effetti speciali: il suo immaginario teatrale era fatto di sagome coloratissime e dal tratto volutamente infantile, di vignette, di cartelloni vividamente disegnati come quelli dei cantastorie, di teatrino-giocattolo, di finti burattini, di stracci dipinti, di Pulcinella d'ogni genere e tipo. In questo suo universo sontuosamente povero ed estrosamente na&iulm;f tutto era trasformabile, tutto poteva diventare altro da sé, i mobili diventavano paesaggi fantastici, le scatole di cartone sgangherate imbarcazioni.
Se il teatro era l'approdo dei sogni da realizzare artigianalmente, la pagina stampata restava il luogo dei sogni sognati. Per questo lui, pittore diplomato all'Ecole des beaux arts di Losanna, dove si era rifugiato per sfuggire alle persecuzioni razziali, amava molto l'attività di illustratore, che lo spingeva ad adattare il suo stile esuberante a una dimensione più contenuta, bi-dimensionale: con gusto personalissimo illustrava fiabe, libri per bambini, illustrava le opere - come il Decamerone - da cui Tonino Conte ricavava i suoi spettacoli. Da giovane aveva fatto delle illustrazioni persino per Il dramma, la rivista teatrale diretta da Lucio Ridenti.
In questa logica, aveva anche realizzato degli apprezzatissimi film d'animazione, il più fortunato dei quali resta quello ispirato al Flauto magico di Mozart: sul tema della stessa opera, evidentemente prediletta, aveva anche costruito nel 1998 un intero parco giochi a Santa Margherita Ligure, mentre l'anno dopo «Il Mozart di Luzzati» erano stati al centro di una mostra tenuta nella casa natale del compositore, a Salisburgo. Al complesso della sua attività, significativamente, era stata dedicata nel '93 una grande esposizione al Beaubourg di Parigi. Da ebreo attaccato alle sue radici, da genovese legatissimo alla sua città, proprio sabato - nel Giorno della Memoria della Shoa - avrebbe dovuto ricevere il Grifo d'oro in municipio: il prestigioso riconoscimento gli è stato comunque assegnato, ma ormai alla memoria.
(29 gennaio 2007)
Nelle foto, Emanuele Luzzati con uno dei suoi personaggi
di renato palazzi
(00:00 - 29 gen 2007)
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