Terza tappa della perlustrazione artistica intorno al corpo-strumento e materia prima dell’arte della danza - già esplorato tra l’altro nel suo rapporto con la bio-scienza e la malattia - il cartellone del quinto Festival Internazionale di Danza Contemporanea della Biennale di Venezia firmato dal coreografo e performer brasiliano Ismael Ivo si concentra sull’eros come molla dalla quale parte ogni movimento: impulso, desiderio, stimolo verso l’altro da sé (ma anche, perché no?, sul proprio "io" da gratificare e esaltare).
Per verificare i limiti estetici dell’erotismo, Ivo ha coinvolto quindici compagnie e trentuno artisti, impegnati a Venezia, dal 14 al 30 giugno, a dare rappresentazione della loro visione della spinta primordiale che domina le pulsioni: quasi tutti proposti in prime mondiali, novità per l’Italia e la Biennale, sono anche formazioni che appartengono ai circuiti meno consueti della danza, spesso borderline con le performing arts (come nel caso di Marina Abramovic, che presenta una installazione performance dal titolo The Erotic Body, affidata agli artisti del suo Independent Performance Group che indagano le varie fasi della nascita del desiderio amoroso, dall’affettività alla potenza sessuale e alle sue devianze).
E borderline tra provocazioni radicali e momenti pop sono le varie proposte: dall’asta condotta dalla giornalista televisiva Rosanna Cancellieri, che propone all’incanto sette tipi di danze diverse, dall’hiphop alla gogo dance, interpretate esclusivamente per i migliori offerenti, in un gioco di complicità che esalta il tema dello sguardo (a Palazzo Contarini della Porta di Ferro); alla milonga finale che alle Tese, a fine festival, allaccerà tutti in tanghi dai bollori assassini (ma Rodrigo Pardo ballerà dentro una toilette nel suo omonimo spettacolo); alla prime assolute che aprono un focus interessante sulla scena giapponese, con il gruppo al femminile Batik, l’hardcore punk band del XXIII secolo (sic!) guidata da Fuyuki Yamakawa, e Kaiji Maroiyama. Ancora oriente con la giovane compagnia coreografa Laboratori Dance Project, mentre l’esperienza del corpo "occidentale" è proposta tramite gli spettacoli dell’iconoclasta Felix Ruckert (già con Pina Bausch), pronto a provocare dibattiti con il suo brano intorno al rapporto tra devozione e potere; con Nigel Charnock, già punta di diamante del gruppo radicale DV8, con gli irlandesi rivelazioni del Fringe Festival di Edimburgo 2005, CoisCéim Dance Theatre e i Liquid Loft di Chris Haring, vincitori di ImPuls Tanz Festival di Vienna.
Javier De Frutos, coreografo venezuelano cresciuto sull’impulso della next wave britannica, oggi direttore di Phoenix Dance Theatre, firma a sua volta un trittico, nel quale misticismo cristiano, iconografia pop e sensualità si miscelano in un crogiuolo espressivo grottesco e ironico.
Tre le ospitalità italiane: il gruppo Motus, Simona Bucci, reduce dal successo dei Rimasti e impegnata a confermarlo con la novità Arresi alla notte e il giovane ballerino e coreografo scaligero Francesco Ventriglia con il nuovo Il Mare in Catene.
Una mostra fotografica di ritratti di grandi interpreti della danza a firma di Guy Delahaye, vari laboratori coreografici e l’assegnazione di ben due Leoni d’Oro - il primo alla carriera; il secondo, decretato da una giuria internazionale di operatori e critici, al miglior spettacolo del festival - completano gli appuntamenti della manifestazione, dislocati negli spazi dell’Arsenale, ma anche al Teatro Malibran, a Palazzo Contarini e a San Lio.
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