C’è una nuova generazione di teatranti che si affaccia alla scena italiana. Dopo la grande stagione degli anni Novanta - variamente declinata dalla "Romagna felix" a Castrovillari, passando per Roma o Rovigo - ecco che nuovi segnali cominciano a registrarsi in varie parti d’Italia. Ad esempio, a Casalmaggiore, una vivacissima rassegna, diretta da Giuseppe Romanetti, dedicata alle Nuove espressioni teatrali, ha selezionato compagnie come i riminesi Korekanè, potenti nell’immaginario e nella resa scenica, poi Città di Ebla, con un raffinato lavoro "per corpi e suono", poi i romani Muta Imago, e ancora i toscani Teatrificio Esse, la compagnia Stultifera Navis, particolarmente attenta ai linguaggi del teatro di figura, i milanesi St. Kilda Theatre e il gruppo di teatrodanza Zachès.
Ma non solo: Carlo Mangolini, al Festival di Bassano, mette in cartellone il Teatro delle Moire, il duo Colella-Berardi (già vincitori di Scenario) e poi ancora - tutti dal Veneto - nuovi gruppi come Grumor, Babilonia Teatri, Pathosformel, Anagoor e i più conosciuti Patricia Zanco o Daniele Timpano. A Roma, il fittissimo cartellone del Festival Teatri di Vetro - organizzato con grande determinazione dal gruppo Triangolo Scaleno, con il supporto di Romaeuropa Festival e Provincia di Roma al teatro Palladium - è stato propizio per scoprire (anche correndo qualche rischio) buona parte di questa nuova scena più o meno "underground". Difficile, al momento attuale, tratteggiare linee comuni o indirizzi estetici, tanta e tale è la complessità del fenomeno e articolate sono le poetiche.
Certo è che uno dei gruppi che si sta imponendo come una delle punte d’eccellenza di questa nuovissima ondata è il romano Santasangre. Da qualche tempo seguiamo con attenzione (oscillante, a dire il vero) le performance estreme della compagnia. Espressione, almeno nei suoi primi lavori, di un teatro molto vicino alla body-art, con rimandi a Hermann Nitsch o Marcelli Antunez Roca quanto alla prima Raffaello Sanzio, il gruppo Santasangre ha sviluppato, nel giro di poche stagioni, una propria cifra artistica di grande impatto e di assoluto nitore. Appartati, ma non troppo, in un centro sociale come il Kollatino Underground, dove pure hanno realizzato rassegne, incontri, spettacoli, i Santasangre hanno presentato a Teatri di Vetro il loro lavoro dedicato a 1984 di George Orwell.
Nel foglio di presentazione si legge che "84.06 è un lavoro che sempre più si dirige verso la rottura del confine che separa il pensiero dall’accadimento. Il pensiero di per sé non include un’azione, ma nello stesso momento in cui si immagina qualcosa è insita un’azione, differente da quella fisica, ma non per questo di minore rilievo: il movimento nella visione cerebrale".
In proscenio, ai due angoli, due postazioni: mixer o centraline che siano, due "addetti" in tuta da lavoro controllano indifferenti gli accadimenti. Sullo sfondo, in un gioco elegante di visioni e illusioni, raccolte in una scatola di vetro che è schermo e gabbia, si muove un uomo: la sua giornata neutra e violenta, in un crescendo barbaro fino all’esplosione, è manipolata e sorvegliata.
Con sistematica ossessione, il disagio si insinua nello spettatore, in un dubbio che è percettivo ed esistenziale. Al di là, ormai, della eterna - e forse un po’ antiquata - metafora orwelliana, quel che resta è una indagine sul senso dello spettatore, del guardare e dell’essere guardati, della violenza distruttiva di una quotidianità fatta di inconsistente eppur vincolante, apparenza.
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84.06
Autore: Santasangre
Ideazione: Diana Arbib, Luca Brinchi, Maria Carmela Milano, Pasquale Tricoci
Musiche: Dario Salvagnini
Luci: Maria Carmela Milano
Video: Diana Arbib, Luca Brinchi. Con Stefano Cataffo
di andrea porcheddu
(14:37 - 11 giu 2007)
pavola scrive alle 14:19 - mer 13 giu 2007
sembra quasi che oggi per attirare attenzione e avere qualcosa da dire bisogna essere per forza crudi e violenti...e estremisti?la ricerca , lo studio , la voglia di creare sono ammirabili...ma è come se aleggiasse una forza buia...sensazioni...personali?
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