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00:25 - giovedì 09 febbraio 2012


Una Venere en travesti

Dopo il Macbeth della scorsa stagione, Valter Malosti torna ad affrontare Shakespeare, ma partendo stavolta da un'opera non teatrale: da mercoledì 5 dicembre, alle Limone Fonderie Teatrali di Moncalieri, rappresenta infatti Venere e Adone, un poemetto scritto nel 1593 che fu tra l'altro il primo testo dell'autore inglese ad essere dato alle stampe: vi si descrive, tra ironia e sensualità, il folle amore della dea fuori di senno per un giovane bellissimo che, tentando di sfuggirle, perde la vita azzannato da un cinghiale.

Malosti, regista e interprete a fianco di un danzatore - nel cui ruolo si alterneranno Yuri Ferrero e Daniele Trastu - ne vuole trarre una riflessione sull'amore in tutte le sue forme: al centro dello spettacolo, in un clima vagamente pasoliniano, c'è dunque una Venere en travesti, non più giovanissima, vista come una sorta di macchina-scultura umana issata su un carrello, un po' voce narrante, un po' riflesso dello stesso Shakespeare, mentre il giovane Adone è immaginato come un tossico marchettaro.

Sabato 1 dicembre si apre al Palazzo Ducale di Colorno il festival ideato dal Lenz di Parma Natura Dèi Teatri, incentrato sul tema del turbamento nella creazione contemporanea: a inaugurare la rassegna è Danton Tod di Büchner, realizzato da Maria Federica Maestri con un gruppo di ex pazienti psichiatrici. Fra le altre proposte, il Libro notturno, riscrittura del Macbeth di Franco Scaldati, Beate del gruppo Habillè d'eau, Building after catastrophe della coreografa tedesca Eva Meyer Keller.

La zona di Colorno, nel cuore della food valley, è ovviamente traboccante di ristoranti e trattorie di ogni genere e di ogni livello. Da segnalare, nella vicina Trecasali, a pochi chilometri di distanza, "La nonna bianca", dove si gustano sontuosi affettati e succulenti piatti della cucina parmigiana: da non perdere, fra i dolci, la straordinaria crema al forno.

Allo Spazio MIL di Sesto San Giovanni, da martedì 4, è in scena I giusti di Camus nel personalissimo allestimento realizzato due o tre anni fa - con un gruppo di giovani ex-allievi dello Stabile di Torino - da Carmelo Rifici, che nel frattempo si è affermato come uno dei nuovi talenti registici più apprezzati del panorama teatrale italiano: al di là degli specifici motivi di interesse, si tratta dunque di un'insolita occasione per riscoprire a posteriori un episodio passato della sua maturazione artistica.

Il testo, col quale nel '50 si cimentò anche Strehler, raffigura le crisi e le contraddizioni di un gruppo di rivoluzionari impegnati in una serie di attentati nella Russia del primo Novecento. Il regista, però, lo affronta in altro modo, ne fa una sorta di romanzo famigliare, una metafora della vita umana colta attraverso il destino di cinque ipotetici fratelli le cui parabole esistenziali - dislocate in altrettanti spazi diversi - sono seguite dall'infanzia alla vecchiaia, dalla passione adolescenziale al crollo degli ideali.

Renato Palazzi

di renato palazzi

(13:02 - 30 nov 2007)


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