Con un magistrale Tannhäuser diretto da Seiji Ozawa, l'Opéra National de Paris ha chiuso in bellezza l'anno 2007. Con qualche difficoltà iniziale, visto che a causa di uno sciopero del personale tecnico le prime rappresentazioni del capolavoro di Richard Wagner sono state date in forma semiscenica, e dunque sguarnita della regia di Robert Carsen (lo spettacolo, andato in scena all'Opéra-Bastille dal 6 al 30 dicembre, è una coproduzione con il Gran Teatre del Liceu di Barcellona e l'Opera Notori di Tokyo).
Ma una volta sospeso lo stato di agitazione, il pubblico parigino ha avuto la possibilità di apprezzare lo spettacolo nella sua perfezione formale. A un cast mozzafiato si accompagnava una regia ricca di idee originali che, pur discostandosi notevolmente dal libretto, risultava priva di fronzoli o eccentricità. La scenografia è di Paul Steinberg. Il primo e il terzo atto si svolgono nell'atelier di un pittore (i costumi di Constance Hoffmann sono di foggia contemporanea). Nel corso della prima parte del secondo atto, ambientata in una sala di un museo, il soffitto-lampadario della sala dell'Opéra Bastille rimane illuminato (le luci sono dirette da Peter Van Praet), ed Elisabeth e Tannhäuser fanno il loro ingresso in scena dalla platea. Il protagonista è un pittore, e Venere è la sua modella. Ma il quadro rimane incompiuto, e dopo un frenetico Baccanale (coreografato da Philippe Giraudeau) sul pavimento giacciono abbandonate cinquanta tele. I pellegrini di passaggio le prendono con sé, ma Tannhäuser riesce a recuperarne una. Il dipinto è poi presentato nel corso di una mostra collettiva affollata di invitati, ma lo scandalo suscitato dal quadro induce l'artista a recarsi a Roma. In seguito, grazie a uno speciale bastone-pennello offertogli da Elisabeth, riesce a portare finalmente a termine il ritratto di Venere rimasto incompiuto, che è così esposto nella sala del museo.
Se Carsen ha dimostrato di avere la stoffa di un fuoriclasse, i cantanti e il direttore d'orchestra costituivano gli elementi di un parterre de rois. Stephen Gould è un Tannhäuser dotato di mezzi vocali impressionanti e di straordinaria presenza scenica al tempo stesso, senz'altro meritevole di entrare a pieno titolo negli annali wagneriani. Fin dalle prime battute dell'apodittico "Dich, teure Halle..." del secondo atto, Eva-Maria Westbroek (Elisabeth) riesce immediatamente a magnetizzare il pubblico parigino con il suo timbro smagliante. La francese del Sud-ovest Béatrice Uria-Monzon è una Venere seduttiva dal timbro caldo e vellutato, e Franz-Josef Selig (Hermann) ha confermato il carisma esibito trionfalmente all'Opéra Bastille in occasione del memorabile Tristano e Isotta della primavera 2005 in cui interpretava Re Marke. Matthias Goerne e Ralf Lukas, infine, hanno rispettivamente offerto un Wolfram von Eschenbach e un Biterolf di grande personalità.
Sul pulpito, un Seiji Ozawa particolarmente in forma, che ha diretto a memoria e senza bacchetta una partitura fra le più rischiose di Wagner. La sua è un'interpretazione cameristica, a mille miglia dall'enfasi e dal gusto pompier di certe versioni tradizionali, ma non per questo uniforme o sottotono. Ad assecondare il collaudato maestro giapponese, l'orchestra e il coro dell'Opéra National de Paris diretto da Peter Burian. Alla fine della rappresentazione del 24 dicembre, applausi scroscianti e standing ovation finale in onore di Ozawa, al quale è stato consegnato dagli orchestrali in visibilio un piccolo pupazzo di Babbo Natale.
di jacopo astarita
(19:14 - 14 gen 2008)
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