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06:18 - giovedì 17 maggio 2012


Bella Ciao: Celestini ci scrive

Si è appena conclusa la quarta edizione del Festival Bella Ciao, diretto da Ascanio Celestini. Un festival che ha scelto la periferia di Roma, che ha deciso di lavorare su temi non consolidati, di affrontare questioni aperte del contemporaneo. Ma dense nubi si stagliano sul futuro di Bella Ciao. Il futuro non è certo garantito: le istituzioni teatrali latitano, la città di Roma sembra avere altre priorità. A metà lavori, Celestini ci ha inviato questa lettera che, con il consenso dell'Autore, pubblichiamo. Una riflessione su quanto accade a Bella Ciao, e sul senso che il teatro può ancora avere.
(andrea porcheddu)

Carissimi,
il festival muore, ma va benissimo.
A Frascati c'erano quattromila persone.

Al centro anziani alla Romanina dove gli anni scorsi abbiamo ospitato un centinaio di spettatori: martedì cinquanta sono rimasti fuori, altrettanti stavano sulle porte e seduti in terra e più di cento sono riusciti a trovare posto.

Ieri sera (giovedì 11 settembre. N.d.T.) per la proiezione del film Zero (che non ha trovato né produzione, né distribuzione, né editore per la pubblicazione e tanto meno qualcuno che lo mandi in onda in Italia, ma è stato venduto in una decina di Paesi stranieri, l'ha preso la Apple, è stato mandato in onda dalla televisione russa e da Al Jazeera) alle 19 c'erano duecento persone e visto che stava incominciando lo spettacolo di Roberto (Latini. N.d.T.) abbiamo fatto il dibattito al bar.

Per la lettura sull'11 settembre abbiamo messo la gente ovunque, anche sulle scale di sicurezza. e se riusciamo a trovare un po' di soldi cerchiamo di mettere uno schermo in giardino per quelli che resteranno fuori ai prossimi spettacoli.

Da martedì ho incominciato a fare interviste con gli artisti e con il pubblico. una specie di appunti. Il centro anziani della Romanina è un po' il luogo limite per il teatro. Non uno spazio industriale recuperato, non un teatro del Seicento o un civico dell'Ottocento, ma qualcosa che assomiglia a ciò che sta davvero succedendo nel teatro di questo Paese dove la maggior parte delle attività e la vera vitalità riesci a trovarla al Subasio di Spello o all'Aurora di Marghera, a Scenari Pagani nel Salernitano o a San Lazzaro. Spazi piccoli e senza una lira, eternamente all'ultima edizione, dove si riesce a trovare da Pippo Delbono alla compagnia locale, dove c'è il laboratorio, l'incontro politico e il saggio delle scuole.

Insomma, ho incominciato a fare delle interviste e sarà che in questo festival si parla di 11 settembre, emigrazione, guerra..., sarà che c'è la piazzetta col bar e la terrazza col ristorante e molti si fermano a chiacchierare, sarà che la conferenza stampa di lunedì scorso (primo settembre. N.d.T.) è durata due ore e con i tre assessori alla Cultura (Comune, Provincia e Regione) s'è trasformata in un convegno sulla politica culturale delle nostre istituzioni, oltre che sulle dichiarazioni di Alemanno e La Russa, sarà..., ma il materiale che sto raccogliendo mi fa pensare che la maggior parte degli spettatori stiano cogliendo il legame tra lo stato del teatro e la situazione politica che stiamo vivendo. (ascanio celestini)

di andrea porcheddu

(12:45 - 15 set 2008)


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