Domenica scorsa è cominciato a Roma Short Theatr3, la rassegna multidisciplinare organizzata dall'Accademia degli Artefatti e Area06 al Teatro India, in cui - per sette giorni - teatro, danza, incontri, laboratori, letture, performance, conversazioni, presentazioni di libri, video e musica accompagneranno un pubblico (vivaddio) composto in buona percentuale da giovani, alla scoperta di produzioni e gruppi emergenti come Sacchi di sabbia, Babilonia Teatri, (leggi una recente intervista e guarda il video promo),Cosmesi e Masque Teatro, accanto a realtà più consolidate come Fattore K e registi come Antonio Latella, Andrea Adriatico, Werner Waas.
Short Theatr3, spiega Fabrizio Arcuri, anima creativa degli Artefatti e del festival, è "un vero e proprio spazio aperto al confronto, dove i vari tasselli che compongono queste articolate giornate concorrono non solo a offrire prospettive diverse del fare teatro, ma anche a proporre prospettive di osservazione della realtà. Come l'arte è uno specchio deformato del reale e condiziona la lettura di ciò che accade - prosegue -, così la realtà (con i suoi linguaggi e rapporti di potere) costringe costantemente l'arte a riflettere sulle proprie forme di rappresentazione".
Ed è una dura riflessione sulla realtà, quella che accompagna la possibile ultima edizione di Bella Ciao, il festival diretto da Ascanio Celestini nelle borgate romane, che comincia oggi per terminare domenica 14. Forse troppo fuori da logiche vecchie e nuove, troppo ardito nel suo obiettivo di portare un teatro popolare lì dove il popolo vive, il progetto nato cinque anni fa in concomitanza con la Notte Bianca (giunta Veltroni), ha sempre dovuto fare i conti con risorse limitate, diventate poi striminzite (come abbiamo scritto a luglio), fino a far scattare nella testa dell'autore-attore romano e dei suoi collaboratori la fatidica domanda: "Chi ce lo fa fare?". Scrive dunque Celestini: "Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior, cantava De André. In quattro anni Bella Ciao un po´ di fiori li ha raccolti. Perché coi fiori si può fare arte e poesia come fecero Van Gogh e Baudelaire. E perciò si può fare anche il teatro e la musica, ma un festival ha bisogno di tempo, spazio e lavoro. Ha bisogno di un palco su cui far montare gli attori coi loro fiori, di luci per illuminarli, di microfoni per farli ascoltare. Ha bisogno di un teatro per rappresentare il teatro. Il letame non basta".
Bisogna dunque godersi questa edizione 2008 di Bella Ciao, succhiarla fino in fondo e finché si può, sapendo che Celestini non ha potuto fare ciò che avrebbe voluto e che gli artisti che ci sono, ci sono soprattutto perché ci credono. Si parte quesa sera al parco di Villa Sciarra, a Frascati, dove Celestini mette in scena Vita morte e miracoli, che torna ad affondare le mani nella materia della guerra vissuta dai vicini di casa, tanto cara alla memoria sua ma non di una generazione che rischia di avere della guerra un'immagine distorta, lontana come un videogioco. La maggior parte delle rappresentazioni avrà luogo presso le ex Officine Marconi, un luogo perfetto per le ambizioni di un teatro decentrato e popolare ma forse troppo "off" anche per Celestini. Con lui, nelle diverse serate, Veronica Cruciani (Ballare di lavoro), Fortebraccio Teatro (Nnord), Mario Perrotta (Emigranti e Odissea), la pianista jazz Rita Marcotulli con Andy Sheppard, Le Belle bandiere (Juana de la Cruz o le insidei della fede), Gaetano Ventriglia (Otello alzati e cammina), Sara Modigliani e il canzoniere di Roma. Giovedì - 11 settembre, settimo anniversario della strage delle Twin Towers - proiezione alle 19 del documentario Zero. Inchiesta sull'11 settembre, di Franco Fracassi e Francesco Trento (tratto da un'inchiesta di Giulietto Chiesa); in tarda serata, America dopo, racconto a più voci del mondo post-11 settembre con Celestini, Cruciani, Giovanna Mezzogiorno, Roberto Latini, il poeta metropolitano Johnny Palomba e l'accompagnamento delle Session Voices.
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di enzo fragassi
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