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10:47 - mercoledì 23 maggio 2012


"Vie" al grande teatro

Comincia venerdì 10 la quarta edizione del festival Vie di Modena, una bella rassegna sempre ricca di proposte importanti, aperta alle nuove realtà sia italiane che straniere, in cui artisti di spicco si affiancano a gruppi emergenti, spettacoli di richiamo a performance a cavallo dei linguaggi. Molte, quest'anno, le presenze di rilievo, da Alain Platel con Pitié! (il 10) a Peter Brook con Warum Warum, un viaggio alle origini del teatro del Novecento, su testi di Meyerchol'd, Craig, Dullin, Artaud e altri (dall'11 al 13).

Fra le "prime" più attese, Stranieri di Antonio Tarantino allestito dal Teatro delle Albe, regia di Marco Martinelli, (dal 10 al 14), e le uniche rappresentazioni italiane - dopo il debutto ad Avignone - dell'Inferno dantesco reinventato dalla Socìetas Raffaello Sanzio (dal 16 al 18). Ma sono da tenere d'occhio anche Spectacular, la nuova creazione del gruppo inglese Forced Entertainement, e l'approccio a Koltès del Teatrino Giullare, che affronta Lotta di negro e cani accostando attori in carne e ossa e figure artificiali.

Sempre venerdì 10, all'Olimpico di Vicenza, Luca De Fusco si cimenta con Peccato che sia una sgualdrina, il grande testo elisabettiano di John Ford in cui si celebra l'amore incestuoso fra due fratelli, Annabella e Giovanni, attorno al quale ruota una storia di congiure, tradimenti, vendette: l'aveva realizzato cinque anni fa Ronconi in una doppia versione con attori dei due sessi e solo maschi. De Fusco ne fa un cupo "romanzo di formazione", in cui la crescita dei giovani protagonisti coincide con la loro morte.

È la vicenda barbarica e ancestrale di Re Lear ad aprire - martedì 14 al Teatro della Corte - la nuova stagione dello Stabile di Genova: a riportare alla ribalta la sanguinosa tragedia scespiriana è il regista Marco Sciaccaluga, che affida il compito di evocare questo fosco itinerario nell'errore e nella follia a un interprete d'eccezione come Eros Pagni. Ma anche la nuova traduzione del poeta Edoardo Sanguineti, che alterna i versi alla prosa, dovrebbe avere - come spesso accade - una funzione determinante.

Hödön von Horváth, autore austriaco fra le due guerre mondiali, geniale ma fin troppo centellinato sulle nostre scene, è considerato una specie di anti-Brecht: più che all'analisi politica, le sue opere tendono infatti all'ironico ritratto di una piccola borghesia senza valori né certezze, nell'epoca della grande inflazione e dell'ascesa del nazismo. Da vedere il suo Don Giovanni torna dalla guerra, in programma da mercoledì 15 al Mercadante di Napoli, protagonista Remo Girone, regia del bravo Carlo Cerciello.

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di renato palazzi

(19:15 - 09 ott 2008)


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