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13:59 - sabato 04 febbraio 2012


Marionette per soli adulti

Qualcuno ricorderà Sabbath, il burattinaio creato dal grande Philip Roth: arrestato per atti osceni in luogo pubblico per uno spettacolo troppo osé, in cui i suoi "pupazzi" scoprivano l'amore. Ebbene, al Teatro della Tosse di Genova burattini, marionette e soldatini parlano di morte e distruzione. La guerra delle teste di legno, questo il titolo della rassegna fortemente voluta dal direttore Massimiliano Civica, allude sia alla stupidità di chi fa la guerra, sia al teatro di figura che si confronta con il tema della guerra.

L'idea di fondo, pienamente condivisibile, è mostrare che il teatro di figura non è solo per matinée scolastiche o "per ragazzi", visione purtroppo diffusa in Italia e pressoché sconosciuta all'estero (basti pensare a William Kentridge e al suo "teatro delle ombre"). Ecco, invece, e forse provocatoriamente, un teatro di figura che non solo parla a un pubblico adulto, ma che si confronta con un tema limite come quello della guerra: "senza però rinunciare - sottolinea Civica - agli elementi tipici del teatro, come il meraviglioso, il fantastico, il visionario, il bello. Ci muoviamo quindi in controtendenza rispetto al cosiddetto teatro ‘civile' italiano, che ha un carattere spesso documentaristico, cronachistico, a tratti televisivo, che rimanda ai buoni documentari o a trasmissioni interessanti come Report".

Una infilata di spettacoli, molto sorprendenti, con presenze internazionali di rilievo, come gli olandesi Staffet Puppet e Hotel Modern. Apertura, però, affidata ai "padroni di casa", con l'Ubu Re nella versione di Tonino Conte e Bruno Cereseto: lo spettacolo, diventato L'Ultimo Ubu, con i fantastici burattini, fedeli eppur innovatori rispetto agli schizzi di Jarry, regala un impatto visivo pazzesco, bellissimo.

Poi Neville Tranter, considerato il più grande burattinaio del mondo, con il suo Stuffet Puppet, che ha presentato SCHICKLGRUBER, alias Adolf Hitler. Lo spettacolo racconta l'ultima notte del Fürher, chiuso nel bunker a festeggiare il suo compleanno con i fedelissimi, mentre Berlino, intorno a lui, crolla assediata dalle truppe alleate. L'idea geniale è che lo stesso Tranter è in scena, nel ruolo di Heinz, sorta di kantoriano servitore e anima del burattino-Hitler e di questi pupazzoni: torsi umani, fantocci di considerevole dimensione, tagliati al bacino con facce straniate dai tratti quasi espressionisti. Serve con amore queste marionette, rappresentando sapientemente ed intelligentemente l'idolatria dei tedeschi nei confronti di Hitler, e svelando, con una smaccata metafora, i nazisti come fantocci disarticolati. Tranter riesce ad armonizzare la drammaturgia nella forma: lui, burattinaio, si fa servitore; l'uomo si sottomette alla "maschera" di Hitler; i nazisti sono solo fantocci; fino alla Morte, gigantesca e spaventevole, che arriva in scena per rimproverare il Fürher di averla fatta lavorare troppo...

Già conosciuti sulla scena italiana, i giovanissimi Muta Imago, a Genova presenteranno in gennaio un lavoro non nuovissimo come (A+B)3 che racconta, con un perfetto artigianato tutto teatrale che mescola presenza calda dell'attore a teatro di figura e proiezioni, la storia di due innamorati separati dalla guerra. Ancora in rassegna Teatrino Giullare, esploso sulla scena nazionale ed internazionale con un aguzzo Finale di Partita per fantocci di legno (leggi la recensione), presenta in febbraio Alla Meta, di Thomas Bernhard (leggi la recensione), mescolando, come è cifra della compagnia, una idea di automa, ossia essere umano meccanizzato e l'attore, con ribaltamenti e svelamenti di grande suggestione.

Grande attesa, infine, per Hotel Modern, la compagnia olandese che anni fa presentò in Italia Kampf, opera sul Mein Kampf di Hitler e sui campi di concentramento nazisti. Alla Tosse, a metà marzo, gli olandesi presentano The Great War, lavoro dedicato alla prima guerra mondiale e realizzato "semplicemente" con un tavolo ricoperto di terra e soldatini. Il campo di battaglia è quello spazio ridotto, minimale eppure infinito. Su una drammaturgia costruita a partire da lettere originali di soldati tedeschi, francesi, inglesi, con poche accortezze ed elementi banali (lo zucchero a velo per fare la neve, un phon per il vento, il prezzemolo per un albero...) gli Hotel Modern, mentre gestiscono quei soldatini sul tavolo, riprendono tutto con delle microcamere e lo proiettano su un video gigante. Come in un'opera dei fratelli Chapman, quindi, lo spettatore entra nell'azione, con un uso distorto e dirompente di oggetti "quotidiani" quali sono i giochi di plastica come i soldatini: fin nei minimi particolari, il pubblico vede la guerra, assurda e violenta, dal punto di vista del soldatino, piccolo ed inutile: in un film montato in diretta, che fa quasi dimenticare la manipolazione live e il gioco teatrale, per restituire una impressionante verità e una agghiacciante crudeltà alla visione, The Great War è emblema di un utilizzo sapiente del mezzo e della forma: ma anche una grande metafora, il racconto di una follia che ha mandato al massacro migliaia di "soldatini", carne da macello senza identità.

"La rassegna è per noi importante - afferma soddisfatto Massimiliano Civica - anche perché alla Tosse non creiamo ‘ghetti': non ci sono stagioni-dedicate all'Off o al teatro di figura, ma vi è una sola stagione che comprende Peter Brook, la Raffaello Sanzio, i Muta Imago o gli Hotel Modern. Penso sia un approccio significativo per dare pari dignità anche a queste proposte. E il pubblico ha risposto molto bene".

di andrea porcheddu

(01:27 - 21 dic 2008)


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