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06:24 - giovedì 17 maggio 2012


Ricordando il Signor G

Milano ricorda Giorgio Gaber. A cinque anni dalla morte, sono diversi gli avvenimenti proposti in questi giorni per rivisitarne l'opera e gli umori pungenti. Mentre al Teatro Filodrammatici proseguono fino a domenica 14 le repliche de Il dio bambino, interpretato da Eugenio Allegri e diretto da Giorgio Gallione, da martedì 16 al Teatro Strehler Neri Marcorè presenta l'acclamato e super-premiato Un certo signor G.: solo in scena, accompagnato unicamente da due pianiste, l'attore ripercorre in maniera ovviamente personale un denso repertorio di monologhi e canzoni a partire dalle prime creazioni, Dialogo tra un impegnato e un non so, Far finta di essere sani, Anche per oggi non si vola, fino alle ultime che risalgono a poco prima della morte.

Sempre da martedì 16 è in programma al Teatro India di Roma il bel Pinocchio realizzato dal Teatro del Carretto, che secondo la sua consuetudine si accosta alla favola di Collodi in un approccio che davvero non ha nulla di infantile: le traversie del "burattino", che lo scenografo Graziano Gregori ha ambientato in una sorta di nero recinto, a metà tra la plaza de toros e l'arena dei gladiatori, vengono infatti affrontate in una chiave crudele, inquietante, che a tratti sconfina persino in un'aspra violenza.

Nella regia di Maria Grazia Cipriani la vicenda, rivissuta come in sogno, o per meglio dire come in un incubo febbrile, diventa un cupo viaggio nell'inconscio: tra macabre apparizioni e figure sinistramente animalesche, tutti i personaggi maschili - Geppetto, Mangiafoco, il padrone del circo nel quale Pinocchio si esibisce come ciuchino - rimandano all'archetipo di un padre autoritario, mentre la fata è una mammina appiccicosa, e l'Omino di Burro è una specie di viscido pedofilo.

Al Teatro Duse di Genova è invece di scena fino a domenica 19 la compagnia Gank, la vivace formazione nata da un gruppo di attori che avevano lavorato con Jurij Ferrini, ereditandone lo stile e alcuni requisiti principali: mano leggera, rigore unito all'ironia, ottime qualità interpretative e una spiccata tendenza a sfrondare i testi - soprattutto i classici - da risvolti aulici e orpelli decorativi. Col suo taglio asciutto, dopo Glengarry Glen Ross di Mamet il regista Alberto Giusta si misura ora con Il misantropo di Molière.

di renato palazzi

(16:26 - 12 dic 2008)


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