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06:31 - giovedì 17 maggio 2012


Futurismo alla russa

Torna alla ribalta, dopo un lungo e un po' inspiegabile silenzio, il teatro scoppiettante e ferocemente satirico di Vladimir Majakovskij: a riportare l'attenzione sul grande poeta russo - combattivo propugnatore del futurismo e dell'arte rivoluzionaria - è il Piccolo di Milano, che da lunedì 4 ne ripropone al Teatro Strehler una delle opere più emblematiche, La cimice: la regia è della giovane Serena Sinigaglia, che dirige una strana coppia di protagonisti formata da Paolo Rossi e Massimo De Francovich. La commedia, del 1929, è un'acre denuncia dello spirito piccolo-borghese che già si sta instaurando anche nella neonata società sovietica: al centro dell'azione c'è un uomo ibernato in seguito a un incendio scoppiato mentre sta per sposare la figlia di una ricca parrucchiera, e ritrovato cinquant'anni dopo, in un asettico mondo del futuro, dove lo studiano come una cavia da laboratorio. La cimice del titolo è l'insetto che lo accompagna nel paradossale viaggio temporale, e a cui viene in qualche modo assimilato.

All'Arena del Sole di Bologna, da martedì 5, torna la compagnia di pazienti psichiatrici del progetto "Arte e salute" che in questi anni, con la regia di Nanni Garella, ha realizzato alcuni spettacoli di straordinaria forza poetica: stavolta, dopo l'adattamento dell'Edipo re, presentato nella scorsa stagione, viene affrontata un'altra sceneggiatura cinematografica di Pasolini, quella del Vangelo secondo Matteo, espressione di una visione ribellistica del Cristo, come portatore di riscatto e di rinnovamento.

Mercoledì 6 alle Fonderie Limone di Moncalieri lo Stabile di Torino affianca in un unico spettacolo i Quattro atti profani di Antonio Tarantino, il possente, visionario pittore-autore nato a Bolzano, ma residente da sempre nel capoluogo piemontese: a tirare le fila della complessa operazione drammaturgia è un regista di spicco come Valter Malosti, che figura anche tra gli interpreti, aggiungendosi a un cast prestigioso del quale fanno inoltre parte Maria Paiato, Mauro Avogadro, Michele di Mauro. Quattro atti profani era il titolo del volume - pubblicato nel ‘97 da Ubulibri - che raccoglieva le prime opere teatrali di Tarantino, Stabat mater, Passione secondo Giovanni, Vespro della Beata Vergine, Lustrini: sono storie di emarginati, di malati di mente, di balordi, di sbandati, riflessi di un'umanità degradata e sofferente, raffigurata in una scrittura concitata, violenta, che unisce lingua e dialetto, parlata quotidiana e citazioni colte, richiamandosi più o meno direttamente all'esperienza di Testori e dello stesso Pasolini.

Nella stessa sera, per una curiosa coincidenza, alla Stazione Leopolda di Firenze debutta un altro testo di Tarantino, La pinacoteca di Eumolpo, prima tappa di un progetto di riscrittura del Satyricon di Petronio che l'attore Massimo Verdastro ha affidato a cinque autori italiani di oggi. Sempre il 6, le stanze dell'ex-biblioteca di Scandicci accolgono tre atti unici di Pirandello, Sogno ma forse no, All'uscita e L'uomo dal fiore in bocca, per la regia di Annalisa Bianco e Virginio Liberti.

di renato palazzi

(15:52 - 30 apr 2009)


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