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06:37 - giovedì 17 maggio 2012


Primavera dei teatri

Primavera dei teatri ha ormai dieci anni di vita. Senza dubbio questo Festival che nasce a Castrovillari grazie all'impegno di Saverio La Ruina e di Dario De Luca di Scena Verticale, gruppo autoctono ma ormai noto in tutta Italia, è diventato un appuntamento importante per chi vuole capire dove vada e come si muova il nuovo teatro, nell'ambito della nuova drammaturgia e dei nuovi linguaggi.

Coraggiosamente, dunque, compagnie interessanti che non possono contare su di una audience indiscutibile e che spesso hanno difficoltà a fare vedere il loro lavoro, trovano qui un luogo dove confrontarsi con un pubblico vivace e preparato. Primavera dei teatri non è un festival con una marcia sola anche se è possibile rintracciare nel suo cartellone un profondo interesse per quei fermenti più innovativi che sono la linfa della nuova scena italiana. Quest'anno il cuore pulsante del festival è sembrato essere lo sguardo profondo, "politico" - nel senso che riguarda la nostra vita qui e ora -, sul nostro oggi.

Lo si può rintracciare in una storia di violenza e degrado sia pure trasfigurata dal riferimento alla tragedia classica come l'importante U Tingiutu di Scena Verticale dove Dario De Luca racconta una storia di ‘ndrangheta fra sgarri e rituali di violenza per possedere il potere assoluto, cioè il diritto di vita e di morte su tutti partendo dalla mitica vicenda dell'odio fra Aiace e Ulisse per il possesso delle armi di Achille.

Lo si può rintracciare nel racconto di uno sballo apocalittico lì, nelle "ronronanti" terre del nordest, dove la vita sembra scorrere tranquilla e invece è immersa in una violenza stolida da border line. È Pop star di Babilonia Teatri, gruppo fra i più interessanti della nuova generazione anche se questo spettacolo, che ha il suo punto di forza in una fisicità fortissima e provocatoria, risulta meno innovativo dei loro precedenti lavori. Pop star ruota attorno a tre personaggi, tre storie di ordinaria emarginazione e infelicità che s'intrecciano nel momento culminante della morte che mette insieme il ragazzo che sogna di cantare come Mina e che vende la propria anima senza successo a Mefistofele proprio per questo; la ragazza che non si sente amata e che non vuole subire violenze gratuite e che vive la propria morte come un delirio erotico tra le braccia di un angelo con il quale precipita da una gru; la donna che muore d'improvviso mentre cerca sua figlia... Tre bare in fila con dentro quei corpi inquieti di morti viventi che iniziano a muoversi fra una pioggia di fiori e che escono dalle bare per raccontarci la loro storia in una sorta di flash back mentre la musica risuona altissima e c'è una canzone di Laura Pausini a fare da leit motiv...

Land rover, viaggio per amore di Gianfranco Berardi mette in scena tre tipi che vanno alla ricerca di se stessi e che attendono la risposta delle risposte da un guru, una specie di santone dei miracoli, un ciarlatano dal cuore buono che porta in giro se stesso su di una sedia a rotelle insieme al suo altarino dei miracoli. Lì arrivano, non si sa da dove, tre personaggi: uno sfigato con mamma invadente che vuol divertirsi a ogni costo e fare qualche scopata; una ragazza un po' baciapile alla ricerca di se stessa; una giovane donna che sogna l'amore romantico, l'amore assoluto e che crede di trovarlo con quell'impunito di turista alla ricerca di emozioni facili e forti. Qui tutto passa attraverso le atmosfere, gli inquietanti scontri dei corpi, gli spiazzanti desideri che non sanno o non possono trasformarsi in realtà, che proprio non si riesce ad afferrare in quei luoghi, in quegli incontri casuali fra persone destinate a non più rivedersi, in quelle speranze che si esaltano nell'idea di un viaggio che non è solo fisico ma soprattutto interiore. Per amore, solo per amore, come dice la ragazza che crede di averlo trovato, alla quale Gianfranco Berardi (affiancato da Gabriella Casolari, Roberto De Sarno, Pietro Minniti), ben al di là di un banale ruolo en travesti, conferisce una spiazzante profondità umana e psicologica. Uno spettacolo allo stesso tempo commovente e ingenuo, che mantiene le sue promesse.

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di maria grazia gregori

(13:07 - 08 giu 2009)


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