Nella sua storia il premio Scenario ha saputo dare un contributo fondamentale al rinnovamento della recente scena italiana. Definire "premio" un percorso articolato e sensibile come quello di Scenario è riduttivo: si tratta infatti di un lavoro costante, su tutto il territorio nazionale, di scoperta, accompagnamento, crescita, circuitazione di realtà teatrali giovani e giovanissime. A ricordare solo i nomi usciti delle ultime edizioni, si scopre così quanto questa iniziativa, diretta con acume da Cristina Valenti, abbia seriamente favorito l'affermazione di artisti e compagnie oggi di rilievo nazionale ed internazionale. Da Emma Dante a Babilonia Teatri, da M'Arte a Habillè d'Eau, da Davide Enia e Daniele Timpano a Berardi-Colella sono molti quelli che sono passati, vincitori o selezionati, da Scenario. C'è quindi grande curiosità per ogni edizione.
E quella 2009, vista al Festival di Volterra ancora nella fase embrionale (circa mezz'ora ciascuno la durata dei quattro lavori) ha confermato quanto il Premio Scenario sappia cogliere umori e tendenze, quanto sappia giocare d'anticipo sulle tensioni che scuotono la scena italiana. Quattro dunque i lavori tra selezionati e premiati, con una netta predominanza del Nord(est) rispetto al centrosud: Codice Ivan (vincitore Premio Scenario 2009), Marta Cuscunà (vincitore premio Scenario per Ustica), Anagoor e il trio Davide Gorla, Enrico Ballardini, Giulia D'Imperio. Chi scrive ha assistito solo a tre dei quattro lavori, avendo perso - purtroppo - la pur interessante proposta dalla goriziana Marta Cuscunà: È bello vivere liberi! è un racconto tra memoria e teatro di figura, ispirato alla biografia di Ondina Peteani, prima staffetta partigiana d'Italia, deportata ad Auschwitz.
Partiamo da Anagoor, compagnia di Castelfranco Veneto che si era già fatta conoscere per il rigore delle proposte sceniche: Tempesta è una raffinata istallazione, un omaggio e un attraversamento nell'opera del Giorgione, un percorso di visione che gioca con rimandi alle pitture e alle ragioni della creazione, evocazioni di un Amleto (o forse Hamletmachine) adolescente e barbarico, ipercontemporaneo e medioevale. Mescola codici e stili con accattivante sapienza, dipana il video e il corpo dei performer su tempi rarefatti, avviluppa tra rumori e silenzi con sonorità intriganti e immaginifici, visioni apocalittiche e tableaux vivant. Il risultato, patinato ma intrigante, è decisamente promettente.
Vivacissimo e di grande energia il lavoro A tua immagine dei milanesi Davide Gorla, Enrico Ballardini, Giulia D'Imperio: pastiche grottesco e divertente, dissacrante e ironicamente arguto su un ipotetico dio-donna alle prese con un figlio da sacrificare e un diavolo con cui discutere. Gioco per tre attori possenti - su tutti la maschera espressionista della brava D'Imperio, ottima nel dar voce e corpo a questo dio sbrindellato a arruffone - con una scrittura che svela progressivamente e inesorabilmente il compromesso storico dell'Uomo costretto a fare i conti con la sua storia e con il bisogno di divino.
Infine Codice Ivan, gruppo trentino-toscano composto da Benno Steinneger, Anna Destefanis e Leonardo Mazzi. Figurette stralunate, dal gusto molto contemporaneo, si interrogano sul senso e sulle modalità della creazione artistica. C'è (auto)ironia e sorpresa, imbarazzo e pudore, candore e strafottenza, ingenuità e aguzzo cinismo: Pink, Me and The Roses, questo il titolo, è una riflessione post-modern sull'arte e sul teatro. Rimandi evidenti (e forse non voluti) al Magazzini o a Falso Movimento di Martone, citazioni inattese di Autodiffamazione di Carella, il tutto condito dalle migliori armi del nostro presente scosceso e irrequieto. Occhiali, vestiti, corpi, colori: tutto parla di oggi, di questo presente-assente, di questo postmoderno liquido e torrenziale, di queste marginalità vissute in camerette tra video e hifi. Distruzione e decostruzione di ogni slancio, ambienti attraversati senza scossoni apparenti, conflitti e soluzioni marcate in quadri che sono brevi flash, lampi sull'esistenza. Codice Ivan potrebbe far pensare ai tedeschi Nico & the Navigators o agli inglesi Forced Entertainment: stesse maschere ipercontemporanee a raccontare il disincanto doloroso del nostro tempo.
di andrea porcheddu
(16:44 - 06 ago 2009)
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premio scenario 2009, codice ivan, marta cuscuna, anagoor, davide gorla, enrico ballardini, giulia dimperio