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11:01 - mercoledì 23 maggio 2012


Sorpresa! Il teatro è vivo

Vale la pena di tornare brevemente sul tema, affrontato solo in parte questa estate, del pubblico che segue i nuovi gruppi. Anche al festival B. Motion di Bassano, come a Dro, c'erano code per vedere gli spettacoli. Va subito rilevato che questa affluenza è in evidente contrasto con i dati che vengono forniti dalla Siae o da altre fonti, che continuano a parlare di una diminuzione dei biglietti venduti: ebbene, il pubblico del teatro di ricerca, delle giovani realtà che si vanno affermando proprio ora non sembra affatto in calo, anzi è in vertiginosa crescita, mentre a starsene a casa sono probabilmente i fruitori del teatro tradizionale.

Va inoltre aggiunto che il processo non è solo quantitativo: anche la qualità di questa partecipazione appare molto confortante. È un pubblico palesemente preparato, informato, appassionato, che compie delle scelte consapevoli e si rispecchia totalmente nelle proposte alle quali assiste: il genere di pubblico che difficilmente si troverebbe in un Teatro Stabile (leggi in proposito l'articolo di Andrea Porcheddu. N.d.T.). A caratterizzarlo non è necessariamente l'età: in mezzo ad esso ci sono ragazzi, ma ci sono anche spettatori più maturi, e non meno convinti. A definirne la fisionomia sono piuttosto le motivazioni culturali, il comune bisogno di farsi spiazzare, di confrontarsi con altri linguaggi.

Ne conseguono alcune significative considerazioni: la prima è che se questi nuovi gruppi hanno un così vasto e vivace seguito, che è anche una capacità di stabilire legami col territorio, chiaramente essi non possono essere considerati una tendenza passeggera, ma costituiscono un fenomeno duraturo, dotato di solide basi. Se insieme ai gruppi sta crescendo un nuovo pubblico, è ovvio che ci troviamo di fronte a una cultura teatrale tanto diffusa quanto radicata, che - piaccia o non piaccia - difficilmente potrà essere spazzata via da un capriccio del mercato o da un mutamento degli orientamenti. E avanzare passo passo con un proprio pubblico fedele vuole anche dire non perdersi, ma progredire ulteriormente.

Inoltre, se la gente accorre così numerosa, significa che c'è una forte aspettativa in questo senso, una domanda ormai orientata verso quelle che fino a ieri apparivano esperienze marginali. Chi segue ora assiduamente i Santasangre o Babilonia Teatri non va poi presumibilmente a vedere Cechov e Molière. È dunque in atto un radicale spostamento di equilibri: se questo pubblico sta aumentando, diminuirà in proporzione il pubblico del teatro di regia, accentuando l'impressione che esso vada progressivamente esaurendo il proprio ciclo. Se non oggi, domani un certo apparato sarà condannato a scomparire. È lampante l'esigenza, da parte di ampi settori della società teatrale, di mutare pelle, di rigenerarsi.

Il pubblico di Dro viene da Verona e da Trento. Il pubblico di Bassano viene da Vicenza, da Padova e da tutte le cittadine dei dintorni. Ancora una volta - se vogliamo prendere queste realtà come parametri - il massimo della vitalità, della creatività viene dai piccoli centri. Se gli stessi gruppi, gli stessi spettacoli li presenti a Torino o a Milano, passano quasi inosservati. Come avviene da tempo, anche questa rivoluzione italiana non parte dalla città, ma da quella che una volta si chiamava la provincia. E non serve precisare che in questo caso parliamo di festival: i gruppi in sé, salvo eccezioni, in quella provincia ci nascono, ne sono una voce e un'espressione.

Colpisce, infine, la rapidità con cui il cambiamento sta avvenendo: i Pathosformel, Teatro Sotterraneo si sono fatti conoscere da non più di un paio d'anni, e già contano schiere di seguaci, dividono le platee, fanno discutere. È inutile evocare paragoni ingombranti, ricordando che il movimento avanguardistico più consistente del nostro teatro nell'ultimo mezzo secolo, quello delle "cantine" romane, celebrava i propri riti di fronte a pochi adepti: neppure la mitica generazione degli anni Novanta, in fondo, richiamava grandi masse. Non è facile interpretare questi segnali: sta di fatto che in un Paese in pieno declino, proprio il teatro sembra manifestare un fermento sconosciuto in altri campi.

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di renato palazzi

(01:06 - 10 set 2009)


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