Dopo un mese di prove ad Ancona è al debutto il nuovo spettacolo prodotto dal Teatro Stabile delle Marche con Teatro Eliseo e Nuovo Teatro Srl: stiamo parlando di Otello, con la regia di Arturo Cirillo che avrà un'anteprima nazionale a Bari, al Teatro Piccinni, dal 4 all'8 novembre e debutta poi in "prima" nazionale l'11 novembre al Teatro Sperimentale di Ancona. Lo spettacolo vede in scena Danilo Nigrelli nei panni di Otello, Arturo Cirillo che interpreterà Iago, Monica Piseddu che sarà Desdemona e poi Sabrina Scuccimarra (Emilia), Salvatore Caruso (Doge, Montano, Bianca), Michelangelo Dalisi (Cassio), Rosario Giglio (Barbanzio, Araldo, Lodovico), Luciano Saltarelli (Roderigo). Le scene sono di Dario Gessati, i costumi di Gianluca Falaschi, le musiche di Francesco De Melis, le luci di Pasquale Mari. Particolare interesse suscita la nuova traduzione del testo, commissionata dal Teatro Stabile delle Marche alla poetessa Patrizia Cavalli.
Parliamo di Otello, dunque, con Arturo Cirillo, che torna a Shakespeare dopo la storica esperienza attoriale con Carlo Cecchi nella memorabile Trilogia al Teatro Garibaldi di Palermo. Allora, Cirillo, che effetto fa dirige il suo primo Shakespeare? E perché proprio Otello?
È sempre difficile capire cosa di un'esperienza rimane, soprattutto dopo molti anni. La trilogia scespiriana al Teatro Garibaldi di Palermo risale alla fine degli anni Novanta, e fu un'esperienza bella, dura e credo irripetibile. Mentre preparavo l'Otello mi è soprattutto tornato in mente il periodo di prove su Misura per misura, sia perché Iago in qualcosa mi ricordava il personaggio di Lucio - che Cecchi mi aveva affidato -, sia per certe strane commistioni di umorismo nero e tragedia ossessiva, che ritrovo in entrambi i testi. Poi la lezione di Carlo, se di lezione si può parlare, è quella di stare sul testo, e di renderlo il centro dell'indagine e della costruzione dello spettacolo. Testi, quelli di Shakespeare, che mi sembra abbiano già tutto al proprio interno: azione, sentimento e ritmo. La scelta di Otello e legata a una passione giovanile, quando vidi l'edizione di Falso Movimento; poi ho molto amato anche l'opera di Verdi, e da lì a seguire Welles, Bene e quello strano Otello di Pasolini che c'è in Che cosa sono le nuvole? Mi sembra un testo molto ben costruito, e concentrato su pochi personaggi, rispetto ad altri di Shakespeare, e poi m'interessa molto questa dicotomia tra cervello e cuore...
Chi sono oggi Otello e Jago?
Mi verrebbe da dire immediatamente due criminali, che guardano basiti il femminile che è davanti a loro, senza comprenderlo mai. Credo che Iago sia più micidiale perché riconosce o percepisce qualcosa di femminile in sé. Poi hanno anche in comune una notevole capacità immaginativa, quella di Otello epica, attiva e favolistica, quella di Iago più malata e castrante, quasi gotica... L'uno, Iago, insegna all'altro, Otello, la discrepanza tra l'essere e l'apparire, e quindi la nevrosi moderna.
Per la prima volta entra nella tua compagnia Danilo Nigrelli: come ha lavorato con lui e quale il rapporto con il resto della compagnia?
Il rapporto mi pare che sia stato molto buono. Capisco che non deve essere facile inserirsi in un gruppo che da molti anni lavora insieme, ma Danilo, che considero un attore molto generoso, sin da subito si è messo in gioco, con la forza della sua recitazione e con la voglia di portare una sua idea del testo. Poi c'è da dire che lui è già al secondo Otello, lo ha fatto vari anni fa con Antonio Latella, e quindi credo che abbia un pensiero sul personaggio che nasca da lontano, questo credo che anche sia stato utile nel periodo di prove. Penso che per capire fino in fondo i personaggi di Shakespeare non basti una vita, o magari una vita, ma tutta intera.
Qualche parola sul lavoro sul testo: cosa è cambiato? Avete effettuato tagli? C'è stato un lavoro di collaborazione con la poetessa Patrizia Cavalli?
Ho tagliato tutti quegli aspetti sociali del testo, come il consiglio del Doge con tutti i senatori di Venezia, o i soldati che commentano, all'inizio del secondo atto, la tempesta. Ho cercato di concentrare la vicenda ancora di più su pochi personaggi, dando ad ognuno un carattere ed una responsabilità, più o meno cosciente, del dipanarsi della vicenda. Non amo le comparse, sia nella prosa che nella lirica, e ho cercato di rendere ognuno un individuo e non una massa, anche per questo siamo solo in otto in scena. A Patrizia Cavalli ho segnalato, mesi fa, prima che lei incominciasse a tradurre, dei tagli per me necessari. Poi sono intervenuto anche sulla sua traduzione, ma poco: come, ad esempio, nel caso della scena del tentato assassinio di Cassio che è diventata solo azione, nella notte. La traduzione che Patrizia ci ha dato mi piace molto, credo che sia uno dei punti di forza dello spettacolo. Poi ci ha anche aiutato ad avere una misura ed un mondo linguistico nel quale muoverci. È una traduzione molto sintetica, con una lingua ricca ma non arcaica, anzi. Il verso è un grande aiuto, ti dà le pause, le scansioni, e ti apre a nuovi pensieri e ha sorprendenti intonazioni.
Gassman/Randone, Orson Welles, Carmelo Bene, Nekrosisus... Davvero Otello è solo un dramma della gelosia?
Otello, come tutti i testi di Shakespeare, è tante cose. Per usare un termine che utilizzò Cesare Garboli parlando di Amleto, sono testi "caleidoscopici". Vi è un po' di tutto, e forse bisogna cercare di non chiuderli in una univoca lettura, che spesso mi pare rischi di diventare la rappresentazione del nostro limite e non quello dei testi stessi. Parafrasando una battuta di Orazio direi che: "vi sono più cose in un testo di Shakespeare di quanto non ne immagini la nostra filosofia". A volte, recitandolo, ho la netta sensazione che le parole e gli accadimenti prescindano dalle mie intenzioni, per divenire molto più ampi e misteriosi di quanto io possa intendere. Noi siamo abituati, con molta drammaturgia moderna, a dire battute che sottendono molto di più, se non addirittura altro rispetto a quello che stiamo dicendo, con Shakespeare mi pare che questo non accada, il detto e il non detto è già tutto nel testo. L'Otello allora è non solo un dramma della gelosia, ma anche la distruzione di un sogno, il confronto con un'alterità, il rapporto con lo straniero, la solitudine del soldato, l'insensatezza del male, e anche la sua banalità, l'ipocrisia di un potere coloniale e mercenario, la condizione psicofisica di un epilettico, il sadismo e anche molto masochismo, e chissà quante altre cose ancora...
di andrea porcheddu
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