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08:19 - domenica 01 agosto 2010


Uno Zoom sulla Generazione T

Generazione T: se ne parla, e tanto, avviando i bilanci di fine anno. È un fatto che il 2009 abbia visto consacrato un movimento - marginale e vitalissimo - che ha preso le mosse da una geografia originale, fatta di marginalità e periferie. Da Bassano a Dro, da Andria a Scandicci a Castiglioncello si è disegnata una nuova mappa del contemporaneo. Ecco allora, in ordine sparso: Codice Ivan, Teatro Sotterraneo, Menoventi, Muta Imago, Santasangre, Pathosformel, La plumes dans la tête, Anagoor, Gogmagog, Carrozzeria Orfeo, Cosmesi, Fibre Parallele tanto per citarne solo alcuni dei protagonisti di questa Generazione T.

Una nuova ondata, vivace ed espansa, che si impossessa in fretta della scena nazionale, tanto da far apparire veterani i giovanissimi veronesi Babilonia Teatri e dei consolidati "maestri" artisti quarantenni come Fabrizio Arcuri dell'Accademia degli Artefatti o Motus. Della Generazione T si è parlato attivamente e con passione in una due giorni di convegno organizzata a Scandicci nell'ambito del bel festival Zoom, momento di ricognizione e vetrina promosso e organizzato con estrema cura dalla compagnia Gogmagog con la storica Krypton di Giancarlo Cauteruccio, e l'appoggio di Scandicci Cultura e della Regione Toscana.

In una affollata tavola rotonda, con operatori, artisti, critici e spettatori, si è discusso proprio delle caratteristiche, dei punti di contatto e differenze di questa "generazione". A condurre i lavori Renato Palazzi, che ha subito individuato alcuni temi scottanti: il dato rilevante da cui prendere le mosse è che, nonostante tutto, nel teatro italiano sta accadendo qualcosa di concreto, si avverte una grande creatività e ogni giorno, in luoghi e in forme insospettate, nasce qualcosa di nuovo.

Insomma, una creatività diffusa che per Palazzi mostra una "interessante democratizzazione del teatro: oggi sembra più facile 'entrare', il teatro sembra infatti essere più ricettivo". Questo rinnovamento, si è detto, parte soprattutto dalla provincia, dalla marginalità geografica, dal momento che le grandi realtà metropolitane e le aree storicamente più vivaci (si pensi all'Emilia Romagna degli anni Novanta) sembrano segnare il passo a fronte delle nuove produzione espresse, ad esempio, dal Nordest Italia. La metropoli - per Palazzi - sembra essere più un luogo terminale, di presentazione finale di lavori nati altrove. Queste nuove compagnie, poi, godono di un proprio pubblico, che segue attivamente e asseconda il percorso artistico. Se questo è lo stato dell'arte, su alcuni punti il critico ha invitato alla discussione: "la diffusa vitalità - ha chiesto - è davvero superiore al passato o è un semplice ricambio fisiologico? È un fenomeno oggi più valorizzato solo per esigenze di mercato? Esiste davvero una 'generazione'? E sono davvero innovativi questi gruppi?".

Domande ovviamente di non poco conto. Soprattutto per quel che riguarda l'aspetto generazionale e innovativo vale la pena riflettere a lungo. Per Palazzi si avverte davvero un cambiamento nel teatro, con una sostanziale rinuncia alla "macchina spettacolare" a favore di una rinnovata attenzione ai contenuti, con un superamento dell'idea di testo e di interpretazione di personaggi fittizi, e con un significativo abbandono dell'idea stessa di recitazione. In questo insieme omogeneo di gruppi, dunque, si possono rintracciare gli stessi fini e gli stessi obiettivi, pur con stili diversi, accomunati però da un grado di innovazione diffuso.

Ha rilanciato alcuni aspetti Antonio Audino, critico di Radio3Rai e del Sole24ore, che ha dichiarato senza mezzi termini che "quella che prima era 'avanguardia' oggi è veramente il 'teatro', in uno smontaggio del sistema consolidato", fatto a colpi di attenzione sociale, politica, sul presente. E se il sottotitolo del convegno recitava esplicitamente "col fiato sospeso" gli artisti, i veri protagonisti di questa stagione, hanno unanimamente rivendicato tempi produttivi più sereni, un teatro "slow" liberato dall'ansia del debutto a tutti i costi, con possibilità di errore e di ricerca.

"Speriamo di essere decimati!" ha esclamato con sottile ironia uno dei registi più attivi della nuova ondata: perché in questa vorticosa accelerazione che connota il teatro della prima decade del nuovo secolo i ritmi sono indiavolati, al punto che non ci si rende bene conto di quel che sta accadendo. E nel rapporto con la critica si gioca un'altra partita interessante, tutta da valutare. Sul tema della produzione, poi, si sono soffermati anche Dino Sommadossi, di Drodesera Fies e Carlo Mangolini di Bassano Opera Estate, ovvero due dei festival-fucina del nuovo teatro: sottolineando, entrambi, non solo la mutazione dei festival da vetrina a produzione, ma anche l'importanza di azioni ben calibrare, di selezione e investimento, davvero utili alla crescita dei nuovi artisti. A Scandicci, allora, lungi da tutti i presenti la volontà di evocare Ivrea 67, si sono poste le basi per una riflessione ancora da sviluppare, ma sicuramente fondante per una nuova e diversa stagione del teatro italiano.

di andrea porcheddu

(18:51 - 21 dic 2009)


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