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02:07 - venerd́ 19 marzo 2010


Udine. Dove "Stabile" e "Innovazione" hanno un senso

Mentre Cesare Lievi si insediava alla guida dell'imponente Teatro Nuovo Giovanni da Udine, prendendo il posto di Michele Mirabella, in un altro spazio del capoluogo friulano, il Teatro Palamostre, la Socìetas Raffaello Sanzio interpretava i suoi Cryonic Chants, di fronte al pubblico appassionato della stagione firmata Css Udine. Ecco qua, riassunto in poche righe, il fermento che scuote Udine.

Nonostante gli annunciati e pesantissimi tagli previsti dalla Regione Friuli Venezia Giulia, infatti, la città continua a macinare teatro contemporaneo con grande entusiasmo. L'arrivo di Lievi dà un ulteriore segnale di voglia di qualità e di attenzione al miglior teatro nazionale. Di "casa" a Udine già dal 1985, con le produzioni (anche questa volta a firma Css) della bellissima "Trilogia della scatola nera" ossia Barbablù, Tra gli infiniti punti di un segmento e Il giorno delle parole degli altri, Lievi aveva partecipato, più recentemente, al progetto che il Css ha dedicato ad Harold Pinter, Living Things, dove ha presentato un applaudito Ceneri alle ceneri. Cesare Lievi, dunque, lasciando la direzione dello Stabile di Brescia, ha messo fine a una lunga fase di tensione sulle sorti del Teatro Nuovo di Udine: spazio imponente ma che stentava, soprattutto per la prosa, a trovare una propria identità.

Assumendo l'incarico di sovrintendente e direttore artistico del settore prosa, Lievi, che sarà al Nuovo per un biennio, intende rilanciare soprattutto la produzione, guardando non solo oltre confine (sono pochi chilometri dal centro città), ma anche alla lingua friulana. Ma se Udine vive anche di teatro contemporaneo lo si deve anche - e soprattutto - proprio al Css: vera fucina di talentuosi organizzatori (da qui vengono Renato Quaglia e Paolo Aniello), comunicatori, artisti. Il Centro Servizi e Spettacoli di Udine, infatti, è un teatro stabile di innovazione e - fedele alla sua vocazione - da anni promuove una intensa e stratificata azione di promozione, produzione d'eccellenza e formazione (qui è la sede italiana della prestigiosa Ecole des Maitres, diretta da Franco Quadri).

La stagione, titolata programmaticamente "Contatto" è giunta alla sua ventottesima edizione, e ha ospitato, in questo scorcio d'inizio anno, nell'arco di pochi giorni Marta Cuscunà (di Monfalcone, poco lontano da Udine), con lo spettacolo premio Scenario È bello vivere liberi; poi Giuseppe Battiston, con lo straordinario e pluripremiato Orson Welles' Roast (recensione); e ancora Babilonia Teatri con Pop Star.

Ma c'è attesa per la nuova produzione di Rita Maffei, "firma" principale del Css. A Marzo la Maffei codirige (assieme a Larry Moss) e interpreta The Syringa Tree/Il lillà, testo di Pamela Gien, nella traduzione di Maria Adele Palmeri. È una storia ambientata nella Johannesburg degli anni Sessanta, e racconta di due famiglie - o meglio di due bambine - l'una nera l'altra bianca. Un'epopea che scavalla i decenni e dall'apartheid di allora arriva sino al Sudafrica di oggi: nella pièce ci sono 24 personaggi, ma sono tutti affidati alla voce e al corpo di una sola attrice. La Gien - sudafricana da anni trapiantata negli Stati Uniti - oltre che autrice è stata la prima interprete del bellissimo monologo, in una fortunata edizione che dopo il debutto a Seattle, è stata in tour mondiale, ottenendo numerosi premi e riconoscimenti. E Moss, il regista che ha diretto la Gien, dirige ora Rita Maffei nella versione italiana, per un lavoro che si preannuncia di commovente bellezza.

di andrea porcheddu

(12:00 - 07 feb 2010)


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