L'invasione degli ultraspagnoli! Si potrebbe definire così la nuova ondata di drammaturgia iberica o ispanica - spagnola e sudamericana - che si sta abbattendo sul nostro Paese. Testi straordinari, autori eccentrici e vitali, prospettive originali: dal capofila, il Maestro Sanchis Sinisterra, a Rodrigo Garcia ai "nuovi" arrivati come Juan Mayorga, Rafael Spregelburd, Daniel Veronese, Beth Escudé e tanti altri. Se si volessero rintracciare fili comuni in cotanta drammaturgia, potremmo parlare di una sistematica attenzione alla realtà, ossia al presente in tutte le sue sfaccettature; di una scrittura che è lineare, secca, ma aperta a slanci di poesia che nasce dal quotidiano per diventare universale; di un disinvolto carnevalismo strutturale, che porta a slittamenti temporali e situazionali, con aperture vorticose e continui ribaltamenti di fronte. In più si avverte una diffusa, sostanziale e disincantata gestione degli stilemi narrativi, con indubbie capacità di attingere alle telenovele piuttosto che a Tolstoj, al dramma borghese o alla pochade, alla tragedia o ai film d'essai. Il citazionismo dei nuovi spagnoli è intrigante, intelligente, eclettico, spesso raffinato, sicuramente intertestuale, felicemente trasgressivo.
Se n'è avuta prova anche alla Settimana della Drammaturgia contemporanea, organizzata a Venezia, che aveva come titolo indicativo Teatro in tempo di crisi, promossa dall'Associazione Veneziainscena, con l'università Ca' Foscari e altri partner. In effetti, alla crisi diffusa e confusa che attanaglia il nostro teatro, sembrano dare vivida risposta proprio i nostri spagnoli e sudamericani. Ritrovare nella drammaturgia una risposta? Una reazione? È possibile e loro lo dimostrano.
Tra le proposte della settimana veneziana, vale la pena riflettere almeno su un paio: Aurora de Collata, di Beth Escudé e Il ragazzo dell'ultimo banco, di Juan Mayorga. Della catalana Escudé, si sa che ha debuttato come autrice nel 1994, con El destì de les violetes, e che ha al suo attivo ottimi testi tra cui Aurora De Collata, definito dramma "malinconico" nel 2006.
Presentata in forma di lettura scenica, la commedia affonda - tra il grottesco e il surreale - nel tema della violenza familiare, o violenza di genere fino all'uxoricidio. Aurora è una donna che subisce continui maltrattamenti, fino alla morte: ne seguiamo l'improbabile denuncia alla polizia, poi la discesa all'inferno, il passaggio al purgatorio e l'assunzione al paradiso, dove trova un dio solitario, costretto a far tutto per riduzione di personale. La vicenda di Aurora, dunque, diventa una feroce denuncia del bigotto e omertoso mondo cattolico: con una penna al vetriolo, che non esclude un condivisibile anticlericalismo e parodie televisive, la Escudé spiattella luoghi comuni e false verità.
Come il diffuso e inconcepibile senso di colpa della donna - vittima troppo spesso resa complice della ottusa violenza maschile. Nella mise en espace, curata da Tiziana Bergamaschi, un cast affiatato e compatto dell'Accademia dei Filodrammatici, pur con i copioni ancora in mano, ha fatto intuire le possibilità di questo spettacolo: da citare Sara Corso, come protagonista, e accanto a lei Donatella Bartoli, Giorgia Battocchio, Paolo Fronticelli, Camillo Rossi Barattini ed Elisabetta Torlasco. Aspettiamo dunque una versione definitiva, sicuramente meritata, per questo testo di grande e feroce ironia.
Di impatto anche Il ragazzo dell'ultimo banco, testo del raffinatissimo Mayorga. Un insegnante, ormai spento ma non rassegnato, legato alla moglie gallerista, scopre il talento narrativo di un suo studente, uno che sta all'ultimo banco. Questi, con un racconto "a puntate", di tema in tema, racconta del suo insinuarsi nella casa e nella vita di un altro allievo: una situazione sempre al limite del morboso, che non esclude una inquietante relazione con la madre dell'altro... L'aspetto affascinante del testo è che miscela sapientemente una concatenazione ritmica da telenovela, con tanto di suspence (il meccanismo del "continua") e di dinamiche passionali, con diversi piani di lettura. Così ci si può focalizzare sul rapporto marito-moglie, sulla reciproca ricerca del "giovane talento" che possa giustificare la propria esistenza mezzofallita; oppure sul rapporto "maestro-allievo", con tensioni omosessuali latenti e frustrazioni di successo; oppure prestare attenzione al rapporto tra i due ragazzi, all'adolescenza inquieta e competitiva; o infine, riflettere sul ritratto cinico e tagliente dell'altra famiglia, con il padre salutista, la madre annoiata e il rischio del fallimento economico.
L'aspetto sorprendente, poi, è che tutta la vicenda potrebbe essere una fantasia dell'allievo che vuole far colpo sul docente, ossia un lungo stratagemma per entrare - come accadrà nel finale - nella casa e nella vita del professore. Nello spettacolo, diretto con eleganza e rispetto per il dettato della scrittura da Adriano Iurissevich (che si ricava anche il ruolo del protagonista, connotandolo di stanca consapevolezza), il lavoro appassiona e diverte. E se pure il testo di Mayorga dice più dei suoi attori, in questa edizione si fanno apprezzare anche i giovani Giulio Canestrelli e Mario Pola. Accanto a loro Alessio Bobbo, Francesca Bindelli e Francesca D'Este.
di andrea porcheddu
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settimana della drammaturgia contemporanea, teatro in tempo di crisi, associazione veneziainscena