Castelli di Lago è il titolo di un curioso, piccolo festival lombardo difficile da definire: all'apparenza la manifestazione, che è nata in diverse amene località del Lago di Varese, ma poi si è estesa a quelli di Comabbio e di Monate, e da quest'anno tocca anche il Lago Maggiore e il Lago del Ceresio, è dedicata al teatro di figura, e infatti a organizzarla è un valoroso burattinaio come Chicco Colombo: in realtà la questione è molto più complessa, e a mano a mano che i suoi programmi si vanno precisando nel tempo essa sembra riguardare con sempre maggiore insistenza il delicato tema delle radici culturali, della memoria antropologica.
Intanto, le sedi delle proposte, che sono ville, parchi, giardini dei dintorni, ma soprattutto i bellissimi Giazéer, le Ghiacciaie di Cazzago Brabbia, tre edifici di pietra simili a trulli dove in epoche pre-tecnologiche venivano conservati pesci e altre vivande, e il vicino lavatoio, luoghi carichi di storia, cuore della rassegna. Ma a colpire ancor più sono gli spettacoli che si svolgono nei cortili delle case, spazi di antica aggregazione, dove la gente del paese offre oggetti per la scena, e il teatro si trasforma immediatamente in filòs. In questo clima, è quasi naturale che la popolazione faccia del festival un momento di auto-riconoscimento.
Così, se nelle prime due edizioni prevaleva la ricerca di nuove forme del teatro d'animazione, quest'anno pare imporsi il lavoro sull'identità: se dunque le Ghiacciaie accolgono delle installazioni basate sui riflessi, in cui i personaggi di un Faust per burattini sono sdoppiati da enigmatici giochi di specchi e il pubblico stesso è invitato a indossare strane maschere specchianti, Colombo nel bacino d'acqua del lavatoio rappresenta, coi suoi pupazzi e il figlio attore, la vicenda di Mosè, una figura del folklore locale, emblema di quando il lago era pulito, e sua moglie Betty racconta nelle corti e sulle aie storie di palude ed episodi della Resistenza.
Magari le singole proposte possono essere più o meno fragili, magari le persone che vivono da quelle parti hanno maniere piuttosto ruvide, scostanti. Ma ovunque, quasi al di là delle loro intenzioni, si avverte questo senso di appartenenza, l'idea di una comunità che - un po' come avviene, alla lontana, per gli attori-abitanti di Monticchiello - si racconta, e raccontandosi si riscopre in quanto tale, si ritrova nella propria lingua, nel proprio passato, e attraverso il recupero del passato contrasta la dispersione del presente. È, complessivamente, un'esperienza abbastanza rara, che andrebbe ulteriormente sviluppata e messa a fuoco.
Www: Castelli di Lago fino al 26 luglio
di renato palazzi
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