Bisogna sentirlo, il freddo. Quello vero, che congela le mani e i piedi. Meno 45, meno 50, meno 70 gradi. Che si fa nel Klondike, nello Yokon canadese, con quel freddo? Ma certo, si accende il fuoco. Solo che le mani non si muovono bene, il sangue non arriva, le dita non si piegano. E se cade un po' di neve da un albero il fuoco si spegne, e tocca ricominciare da capo... Il cane è là accanto: guarda l'uomo che si dà da fare. Il cane lo sapeva, l'ha sempre saputo: con quel freddo l'uomo deve accendere il fuoco. È per questo che il cane ha stabilito un patto con l'uomo: perché lui sa accendere il fuoco, che scalda, che salva.
Parte da Jack London, da quei classici che sono Zanna Bianca o Il richiamo della foresta, il nuovo lavoro di Marco Paolini. Se n'è avuto un assaggio, in una sera d'estate sorprendentemente fresca, al festival Scene di paglia, diretto da Fernando Marchiori. Una proposta fuori programma, inattesa, che Paolini ha voluto regalare alla manifestazione: a mezzanotte, dopo lo spettacolo di César Brie, Paolini è salito sul palco, e ha iniziato a raccontare. Leggendo, prima, qualche pagina, per far capire lo stile di quel genio che fu London. E sembra quasi di poter dire che l'incontro tra il performer veneto e lo scrittore americano era scritto negli astri: Paolini è uomo di terra, cresciuto tra il fango dei campi di rugby (come raccontava nei bellissimi Album) e la neve delle sue montagne (care anche al Rigoni Stern che ha messo in scena con Il sergente). Ha la passione per l'avventura (da Il Milione in poi) e per la natura e per i miti dell'infanzia.
Allora ecco, puntuale ed emozionante, il confronto con Jack London. L'attore sale sulla scena vuota, e inizia a parlare, semplicemente. Ma subito si precipita nell'avventura più cupa, faticosa, claustrofobicamente attanagliata dal ghiaccio e dal freddo. È la storia di un uomo solo, in cammino, accompagnato dal suo cane. Paolini dà voce ai pensieri dell'uomo e a quelli dell'animale, alla partita a scacchi dei due contro la natura, contro il freddo implacabile.
Lo spettacolo si farà. Per ora è un racconto, che termina in una onirica confessione del protagonista. È un piacere ascoltare, seguire i meandri di ragionamenti ossessivi di un tempo lontano, in cui la lotta per la sopravvivenza era quotidiana. Cercatori d'oro, cercatori di vita o di libertà: questi eroi-non-eroi di London sono terreno ideale per il teatro epico e umanissimo di Marco Paolini. Lo aspettiamo al varco, per sapere - anche se lo sappiamo già - come andranno a finire tutte quelle storie...
Visto al Casone Ramei di Piove di Sacco (Pd), nell'ambito del festival Scene di paglia
di andrea porcheddu
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