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23:52 - mercoledì 08 febbraio 2012


Masbedo in Aquaticus

Si deve alla intraprendenza di una giovane e determinata assessora, Paola Roberta Faggioni, se Portovenere - splendido borgo marinaro ligure - continua non solo a far vivere uno dei festival più longevi d'Italia, ma si apre, anzi, ai linguaggi e ai codici dell'ipercontemporaneo.

Così, con la cura artistica e creativa di Anna Maria Monteverdi, da sempre attenta alle evoluzioni della multimedialità applicata alla scena, è nato il progetto Aquaticus, che si impossessa dello specchio d'acqua che separa Portovenere dall'isola di Palmaria come pure dello struggente scorcio del golfo dei Poeti, sotto l'antica chiesa di San Pietro. Nel pomeriggio di un affollato sabato di luglio, infatti, piccole innocenti boe bianche invadevano il canale naturale: era Delphys, creazione del musicista Mauro Lupone che ha campionato il canto delle balene e l'ha incanalato in queste micro-amplificazioni galleggianti. Idea forse troppo raffinata per un tratto di mare invaso da orde di bagnanti, ma sicuramente di grande suggestione.

Poi, in serata, arrivano i Masbedo, videoartisti da sempre vicini al teatro, e la faccenda si fa davvero intrigante. Lo stile di questi artisti si incanala in quel grande filone che è l'arte visiva con forte matrice performativa: già il semplice fatto di essere presenti in scena, mentre sul fondo scorrono le immagini, muta la videoproiezione in un gioco live (quasi un vjset) di grande portata, arricchito poi - in questo caso e non solo - dalla presenza di un musicista tagliente e raffinato come Lagash, dei possenti Marlene Kuntz, che accompagna lo scorrere della videocreazione con una improvvisazione sonora all'insegna dell'elettronica.

Ecco allora Schegge di incanto in fondo al dubbio, fantasia visiva e concettuale che si avviluppa negli occhi e nelle orecchie dello spettatore. La narrazione procede per suggestioni stranianti: è un doppio schermo, diviso quasi per "genere", in una dialettica maschile-femminile che si moltiplica nell'ambientazione, ossia nella location scelta per le due storie. La donna (l'attrice Sonia Bergamasco) è infatti impegnata in uno strenua lotta nell'acqua: è come legata a oggetti quotidiani che la tirano giù, si inabissano, le tolgono il respiro. Di là, nello schermo accanto, c'è un uomo, ingabbiato da un paracadute, che combatte contro il vento, immerso nella neve e nel ghiaccio. Gli elementi naturali, l'ambiente spesso ostile, contraddistinguono la visionarietà dei Masbedo, così come i corpi, spesso còlti in titaniche lotte - quasi herzoghiane - contro la violenza della natura. Il video, già presentato alla Biennale Arte 2009, è davvero significativo del percorso di Nicolò Massazza e Jacopo Bedogni, ossia Masbedo: teatro dei sentimenti, scontro mente-natura, pulsione vitale e incalzare della morte, distanza e tensione verso un qualcosa di indecifrabile e irraggiungibile.

Il corpo umano è il paradigma che riflette quei mondi stralunati, in quelle location senza tempo, ma comunque pressanti, fortemente identificative: deserti, ghiacciai, mari in tempesta, fuochi, pioggia, ferro, sono attraversati da esseri (spesso elegantemente vestiti) in costante ricerca esistenziale. E il video - che non esclude un raffinato bianconero - sublima in un montaggio le sensazioni, i sentimenti, lasciando allo spettatore la visione ultima, il codice di senso, le motivazioni. Qui ha grande ruolo l'intervento musicale di Lagash, che si insinua suggerendo, con garbo e seduzione, la partitura emotiva. Stessa cosa accade anche per il secondo video in programma, dal titolo enigmatico di Autopsia del tralala, sorta di gioco che svela se stesso, in una invenzione capace di mescolare atmosfere da caccia all'uomo, con ironie su neonazi, sistema glamour della moda e batteristi ispirati.

E in questo angolo di paradiso che pure aveva ispirato Byron e Shelley, i Masbedo hanno gioco facile nel raccogliere il caloroso applauso degli spettatori.

di andrea porcheddu

(10:43 - 22 lug 2010)


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