Ivan (Giobbe Covatta), garagista, uomo semplice ma concreto, per il quale la fedeltà coniugale ha ancora un valore, e Tobia (Enzo Iacchetti), che appartiene all'effimero mondo dello spettacolo e per il quale, invece, l'amore può aiutare a rispolverare una popolarità appannata, si incontrano di notte su un ponte alla periferia di una grande città. I due stanno per suicidarsi, o meglio "desidererebbero ammazzarsi", che detto così fa "meno brutto".
Un volo di cinquanta metri permetterebbe a Tobia di porre fine alla sua vita egocentrica ora che il mondo della tv l'ha messo in disparte per aver pestato i piedi a un pezzo grosso dello star system, ma il tentativo fallisce perché entra in scena Ivan, che con una grossa pietra appesa al collo, paradossalmente, dato che è lì anche lui per suicidarsi, cerca di far cambiare idea a Tobia.
Dall'incontro-scontro di questi due personaggi, provenienti da mondi lontanissimi, con prospettive sulle cose della vita assai distanti, nasce il dramma o la commedia, a seconda della diversa lettura degli avvenimenti.
La curiosa accoppiata Covatta-Iacchetti calca insieme il palcoscenico per la prima volta. Il sodalizio nasce per portare in scena Niente progetti per il futuro, vincitore del Premio Flaiano 2009, scritto e diretto da Francesco Brandi, considerato dalla critica una fra le voci più interessanti della nuova drammaturgia italiana contemporanea, che sottolinea: "La sorpresa è stata scoprire come Giobbe ed Enzo sulla scena non ‘recitano' neanche un secondo, ma al contrario giocano sempre, e incessantemente, come nelle prove così per tutte le due ore di ogni replica, con l'energia, la vitalità e l'impunità dei bambini che sono incapaci di essere falsi, e non sono mai così veri come nella finzione del gioco.
".
I dialoghi tra Covatta e Iacchetti, straordinari entrambi, suscitano risate, generano riflessioni, stigmatizzano la realtà raccontandone le difficoltà, nonché il vuoto morale e spirituale che la caratterizza. Un mix di divertimento e malinconia in cui i due attori sembrano perfettamente a proprio agio. "Il pubblico ride perché vede la disperazione di due disgraziati che rappresentano 60 milioni di disgraziati. Questo spettacolo è uno specchio della realtà che stiamo vivendo. E poi si diverte perché ci divertiamo noi due. Ci conosciamo talmente bene che possiamo anche permetterci di improvvisare, così ogni sera è uno spettacolo diverso", sottolinea Covatta. La produzione è di La Contemporanea e Mismaonda. Scene e costumi sono firmati da Nicolas Bovey, le musiche da Cesare Picco e il disegno luci da Christian Zucaro.
Visto al Teatro Manzoni di Milano
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