"Ogni paese adotta il proprio straniero", diceva tempo fa, con uno sguardo sornione, il critico George Banu riferendosi alla presenza di Eimuntas Nekrosius in Italia. E va detto che il regista lituano ha trovato qui una seconda patria, un luogo dove non solo presentare i suoi bellissimi lavori creati in Lituania, ma anche dove produrre e sperimentare.
Dopo esperienze significative in varie sedi, ora Nekrosius appare in Puglia, ormai terra d'eccellenza, nuova Florida del teatro italiano. In Puglia, infatti, il governatore Vendola ha saputo intercettare un diffuso creativo notevole e, complici intellettuali militanti e strutture pubbliche (come l'efficacissimo Teatro Pubblico Pugliese), ha rilanciato e strutturato un territorio da sempre vivace. Così è arrivato anche Nekrosius per realizzare un lungo laboratorio su due testi-mondo come Il Meastro e Margherita (particolarmente caro al regista lituano) e la Divina Commedia. Dieci giorni intensi di lavoro, in una delle sale di Santa Scolastica nel centro storico di Bari, con circa 30 allievi selezionati tra i 250 candidati tra registi e attori professionisti.
Tra i partecipanti all'ambito corso, molte espressioni delle Residenze Teatri Abitati, il progetto FESR che si è tradotto in una bella azione di residenza teatrale in tutta la regione Puglia, interessante esempio di rete e sviluppo delle politiche teatrali per l'infanzia e per i nuovi linguaggi.
Molte le suggestioni e le indicazioni date da Nekrosius nel corso del seminario: come si ricorderà, il regista si è cimentato spesso con interpreti italiani (dal Gabbiano al Css di Udine fino all'Anna Karenina al teatro di Roma). Nodale resta sempre il lavoro sistematico sull'arte attorale, sul senso di responsabilità che deve investire ogni azione sul palco, sulla dialettica azione-parole. Notoriamente schivo e quasi intrattabile nelle interviste, Nekrosius si è invece lasciato andare anche a inaspettati sorrisi e commenti sulla sua formazione teatrale, tra cui un ironico: "non sono proprio un ammiratore di Grotowski", cui ha aggiunto: "Spesso, è meglio credere in un regista principiante, è sicuramente scevro da sovrastrutture, è più pulito".
Attento alle proposte dei giovani attori coinvolti nel laboratorio, il regista ha sottolineato spesso che per lui "è importante vedere prima la personalità dell'uomo e poi l'attore, anche perché - ha aggiunto - l'attore è spesso più colto del regista". Però ha rimarcato che anche improvvisare è una grande responsabilità: si tratta di "coltivare i valori e la psicologia per essere più sicuri, nel teatro e nella vita: bisogna sempre conservare ironicamente il personaggio, cercare un modo simpatico di interpretare il tuo ruolo ma se si inclina il personaggio troppo verso il negativo non si riesce a tornare al positivo, e quindi a guadagnare la strada verso il pubblico".
In un momento di sincerità, tra l'altro, parlando del testo di Bulgakov, ha dichiarato che "Oggi il verismo a teatro è esagerato, è troppo. Questo desiderio di naturalismo è troppo pericoloso, non si trova la rotta giusta". Poi, lavorando sull'Inferno di Dante, ha spiegato: "Se riusciamo ad immaginare veramente il dolore, il fuoco, il dolore di chi guardiamo, riusciamo forse ad interpretare. Dobbiamo rispettare il dolore dell'inferno". E di fronte a una scena particolarmente pulp, proposta da un attore: "a volte capita di vedere scene forti, scene che mi mettono in imbarazzo e mi chiedo ‘come può un attore fare certe cose? Porteresti tuo figlio a vedere questo?' Pensiamo al necessario rispetto verso se stessi..."
Le giornate pugliesi sono state occasione anche per fare scoperte: raccontano all'ufficio stampa del Teatro Pubblico Pugliese che Nekrosius ha voluto partecipare alla festa di San Nicola di Bari, imbarcandosi anche su un piccolo battello verso la statua del santo, o visitare Polignano a mare e Giovinazzo. Sembra proprio che "l'adozione" funzioni davvero...
di andrea porcheddu
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