di Boris Blacher (1903-1975)
libretto di Werner Egk
Opera in un atto
Prima:
Mannheim, Nationaltheater, 17 ottobre 1953
Questo atto unico (dato in ‘prima’ assoluta radiofonica il 28 giugno 1953), che non ha personaggi ma ruoli vocali (soprano, tenore, baritono, coro misto) appunto astratti, è diviso in sette scene: ‘Angst’ (Paura), ‘Liebe I’ (Amore I), ‘Schmerz’ (Dolore), ‘Verhandlung’ (Negoziato), ‘Panik’ (Panico), ‘Liebe II’ e ‘Angst’. Non vi è una trama, piuttosto un’esplorazione di vari stati d’animo, disposti in un percorso ‘a stazioni’ che delinea un arco di tensione emotiva. La vocalità rinuncia spesso all’espressione verbale, in favore di una ricerca sul suono allo stato di puro fonema, come nella scena iniziale tutta giocata su interiezioni vocaliche minime. La scena centrale dell’opera è ‘Verhandlung’, in cui con beffardo umorismo si rappresenta un negoziato diplomatico tra un funzionario russo e uno americano: la loro inutile discussione viene alla fine troncata dall’incapacità reciproca di comprendere la lingua altrui. In sintonia con i temi esistenzialisti del teatro dell’assurdo, il ritorno circolare della scena ‘Angst’ alla fine tratteggia la condizione umana come angosciante e priva di senso. Prima di Abstrakte Oper , Blacher aveva già alle spalle un certo numero di lavori teatrali, di organico quasi cameristico, nei quali trovava espressione il rifiuto del soggettivismo postromantico. Questa posizione estetica fu condivisa da diversi musicisti tedeschi nel dopoguerra, ed è da collegarsi all’influsso di Brecht, alla nozione di ‘teatro epico’, di cui era esponente anche il compositore Werner Egk, che in questo caso fu autore del testo. L’interesse per quest’opera sta, forse più che nel suo esito, nel tratto di sperimentazione vocale che già prefigura alcune tecniche sviluppate in forma più radicale dal teatro musicale degli anni Sessanta.
o.b.
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