di Pasquale Anfossi (1727-1797)
libretto di Pietro Metastasio
Dramma per musica in tre atti
Prima:
Padova, Teatro Nuovo, giugno 1777
Personaggi:
Adriano, imperatore (S); Sabina, nobile romana (S); Osroa, re dei Parti (T); Emirena, sua figlia (S); Farnaspe, principe assiro (S); Aquilio, tribuno (T)
Adriano in Siria , come la maggior parte dei drammi metastasiani, venne musicato da numerosissimi compositori nel corso della sua quasi secolare presenza nei teatri europei, subendo di volta in volta tagli, rielaborazioni e rimaneggiamenti di ogni genere, spesso a opera di uno stesso compositore; esemplare in tal senso è l’ Adriano in Siria di Galuppi, messo in scena in sei città diverse in poco più di vent’anni (Torino 1740, Livorno 1758, Napoli 1759, Venezia 1760, Palermo 1761, Udine 1763).
Nel 1752 lo stesso Metastasio, su richiesta del Farinelli, aveva realizzato una seconda versione del dramma, abbreviando la stesura originaria ed eliminando tutto ciò che potesse apparire estraneo al nucleo drammatico della vicenda, rispettando tuttavia l’equilibrio generale, il numero e la distribuzione delle parti. In una lettera al Farinelli del 15 dicembre 1753 il poeta, pur ammettendo «che dipende dall’arbitrio di far passar per prime parti Adriano e Sabina oppure Farnaspe ed Emirena», ribadisce «che in sostanza Adriano è il titolo dell’opera, e che fra lui e Sabina succede l’azione principale». Queste precisazioni derivano dal fatto che i musicisti tendevano a dare maggior rilievo alla figura di Farnaspe (cfr. l’opera di Pergolesi) oscurando l’originario intento moralistico, e cioè la vittoria di Adriano sui propri sentimenti e il trionfo della sua virtù. Il libretto dell’ Adriano in Siria di Anfossi, libera rielaborazione della versione metastasiana del 1752, non sembra tuttavia considerare le avvertenze del poeta: dalle modifiche apportate al testo traspare infatti l’intenzione di mettere in risalto il contrasto di sentimenti tra Farnaspe ed Emirena, a scapito, ancora una volta, della celebrazione di sovrane virtù; anche la forza espressiva del sentimento di vendetta di Osroa assume un particolare rilievo nello svolgimento dell’azione.
In Antiochia Adriano, sebbene sia promesso sposo di Sabina, si innamora di Emirena, figlia del re sconfitto Osroa e amante di Farnaspe. La fanciulla viene chiesta in sposa al padre, che fermamente rifiuta e giunge in Antiochia travestito al seguito di Farnaspe. Adriano è ormai rassegnato a rinunciare a Emirena, ma la fredda accoglienza che la giovane riserva all’arrivo di Farnaspe riaccende in lui il desiderio; in realtà Aquilio, che segretamente ama Sabina, trama per favorire le nozze tra Adriano ed Emirena. Osroa per vendetta fa bruciare il palazzo imperiale e Farnaspe, giunto sul luogo per salvare Emirena, viene ingiustamente accusato di aver appiccato il fuoco; Sabina, commossa dal sentimento che lega i due giovani, li esorta a fuggire, ma l’incontro con Osroa, che crede erroneamente di aver ucciso Adriano, vanifica il progetto. Giunge Adriano e fa arrestare tutti e tre: Farnaspe chiede a Emirena di concedere la sua mano ad Adriano, in cambio della libertà di Osroa; Adriano, impressionato dal nobile comportamento di Farnaspe, libera Osroa e rinuncia a Emirena.
I testi sostitutivi delle arie, compilati dall’anonimo revisore del libretto, tendono a evitare la cristallizzazione stereotipata nell’unità d’affetto per favorire, viceversa, lo sviluppo psicologico dei personaggi, connotato musicalmente dal ricorso al recitativo accompagnato e da un trattamento del materiale tematico delle arie meno vincolato a rigidi schemi e più aderente al testo. Di grande efficacia drammatica è, per esempio, la sovrapposizione e il contrasto di sentimenti nel terzetto di Emirena, Farnaspe e Osroa "Prendi un paterno amplesso" alla fine del secondo atto, al momento della cattura; questo terzetto sostituisce le tre arie destinate a ciascun personaggio che appaiono nel dramma metastasiano.
m.v.
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