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22:23 - mercoledì 08 febbraio 2012


Agnese

di Ferdinando Paër (1771-1839)

libretto di Luigi Buonavoglia, dalla commedia Agnese di Fizendry di Filippo Casari

Dramma semiserio per musica in due atti

Prima:
Parma, Villa Scotti, Teatro Ponte d’Attaro, 20 ottobre 1809

Personaggi:
Uberto (B); Agnese, figlia di Uberto (S); Don Pasquale, intendente del manicomio (B); Don Girolamo, protomedico (T); Ernesto, marito di Agnese (T); Carlotta, figlia di Don Pasquale (S); Vespina, sua cameriera (S); il custode dei pazzi (B); la figlia di Agnese (m); contadini e contadine

Probabilmente il titolo più fortunato di Paër e ultima opera semiseria dell’autore, l’ Agnese venne considerata a lungo come modello esemplare, benché tardivo, di quello stile propagato in tutta Europa dai compositori napoletani nel Settecento. Uno stile in cui il predominio della melodia resiste ancora saldamente di fronte all’imminente frenesia rossiniana.

Uberto è impazzito quando la figlia Agnese ha sposato Ernesto contro il volere paterno; ora è internato in un manicomio e crede la figlia morta da anni. Questa però, sconvolta dall’infedeltà del consorte, torna sulle tracce del padre, facendogli prendere gradualmente coscienza che la sua Agnese è ancora in vita: quando intona una vecchia canzone che cantava spesso da ragazza, Uberto torna definitivamente in sé. La conclusione della vicenda viene allietata anche dal pentimento di Ernesto, che ottiene il perdono della moglie. Attorno a queste peripezie familiari si muove il personale del manicomio: Don Pasquale, sua figlia Carlotta e Don Girolamo.

Rappresentata nel 1809 nella città natale del compositore, l’opera affronta il tema della pazzia attingendo alla tradizione letteraria settecentesca sulla comicità della follia (si veda, ad esempio, la commedia I pazzerelli di Alessandro Pepoli, ambientata anch’essa in un manicomio), come settecentesco è l’impiego di un basso buffo nella parte del demente. D’altro lato, però, il soggetto costituisce un precedente prezioso per il diffuso sfruttamento del tema della follia nel melodramma dell’Ottocento (se ne consideri in particolare l’influenza esercitata sulle opere di Donizetti, dalla Lucia di Lammermoor al Furioso all’isola di San Domingo ).

r.m.


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