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12:12 - mercoledì 23 maggio 2012


Ajo nell’imbarazzo, L’

di Gaetano Donizetti (1797-1848)

libretto di Jacopo Ferretti, dalla commedia di Giovanni Giraud

Melodramma giocoso in due atti

Prima:
Roma, Teatro Valle, 4 febbraio 1824

Personaggi:
madama Gilda Tallemanni (S); il marchese Don Giulio Antiquati (Bar); Enrico e Pippetto, suoi figli (T); Don Gregorio Cordebono, ajo in casa del marchese Giulio (B); Leonarda, governante attempata (Ms); Simone, servo del marchese; servi, camerieri, lacché del marchese

Il soggetto, tratto da un’omonima commedia di Giraud (Roma 1807) e da allora più volte musicato, segna il fortunato esordio della collaborazione del compositore con Jacopo Ferretti. Grazie alla squisita fattura del libretto, e anche a interpreti di prim’ordine (soprattutto Maria Ester Mombelli e Antonio Tamburini nei panni di Gilda e di Don Giulio), L’ajo fu il primo vero successo del compositore.

Vi si narra della contesa tra Don Giulio, uomo di saldissimi principi morali, e Don Gregorio, precettore dei due figli Enrico e Pippetto, che, al contrario, è consapevole dei pericoli insiti in un’educazione troppo restrittiva. Quando Don Giulio apprende che Enrico ha sposato a sua insaputa Gilda, una fanciulla che gli ha dato un figlio, si vede crollare il mondo addosso e reagisce con durezza; solo alla fine, attraverso la sapiente mediazione di Gregorio, il marchese, commosso anche dall’assennata e dignitosa reazione di Gilda, si riconcilia con la famiglia.

Taluni caratteri, principalmente quelli di Don Gregorio e di Gilda, si affrancano dal consueto repertorio di espressioni e di gesti ‘buffi’ per approdare a un tono patetico non di maniera. Nel duetto tra questi due personaggi ("D’un’infelice e misera"), inoltre, Donizetti sottolinea con un’inedita varietà di soluzioni armoniche e melodiche il dolore della protagonista che, pur simulato, deve apparire sincero. Tutto ciò fa di quest’opera forse l’esito più significativo di Donizetti nel genere buffo prima dell’ Elisir d’amore . Per Napoli, il musicista scrisse anche una versione con dialoghi parlati e con la parte del buffo in dialetto che, ribattezzata Don Gregorio , fu rappresentata, come ‘farsa in due atti’, l’11 giugno 1826 al Teatro Nuovo.

a.p.


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