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13:17 - sabato 04 febbraio 2012


Alceste

di Jean-Baptiste Lully (1632-1687)

libretto di Philippe Quinault

ou Le triomphe d’Alcide Tragédie en musique in un prologo e cinque atti

Prima:
Parigi, Opéra (Jeu de Paume du Bel-Air), 19 gennaio 1674. Prologo: ninfa della Senna (S), la

Personaggi:
Alcide (B), Lychas (Hc), Céphise (S), Straton (B), Licomède (B), Phérès (T), Admète (T), Cléante (B), Alceste (S), due Tritoni (Hc), Thétis (S), Eole (B), Apollon (Hc), donna in lutto (S), uomo in lutto (B), Diane (S), Mercure (m), Charon (B), un’ombra (S), Pluton (B), Proserpine (S), Alecton (Hc), ombra di Alceste (m); Tessali, divinità del mare, marinai, soldati di Licomède, soldati tessali, donne e uomini in lutto, ombre dei defunti, seguito di Pluton, popolazioni greche, le Muse, pastori e pastorelle. Balletto: marinai, ninfe del mare, tritoni, pescatori, soldati, demoni, pastori e pastorelle

A un anno dal successo di Cadmus et Hermione , Lully e il suo librettista Quinault presentarono la loro seconda tragédie en musique , Alceste : in un’epoca in cui le tragedie greche erano spesso fonte di ispirazione per i drammaturghi francesi (si pensi all’ Iphigénie e alla Phèdre di Racine), il soggetto euripideo veniva introdotto per la prima volta sulle scene musicali, sia pure in una rielaborazione piuttosto lontana dall’originale.

Anche in questo caso alla tragédie è premesso un prologo di carattere celebrativo in onore di Luigi XIV, impegnato in quegli anni nella guerra contro l’Olanda; qui il sovrano non è adombrato in una figura allegorica, ma viene evocato direttamente dalle ninfe della Senna e delle Tuileries, che attendono il suo ritorno dalle vittoriose imprese militari. La tragedia prende le mosse dai festeggiamenti per le imminenti nozze di Admeto e Alceste; con uno stratagemma Licomede, re di Sciro, rapisce la sposa sulla sua nave, e fugge nel corso di una tempesta scatenata dalla sorella, la ninfa Teti. Durante la battaglia per la liberazione di Alceste, Admeto viene ferito mortalmente; Apollo annuncia che egli potrà vivere se qualcuno morirà al suo posto. È Alceste, simbolo di fedeltà coniugale, a scegliere il sacrificio, ma Alcide (Ercole), da sempre innamorato di lei, penetra nel regno dei morti per salvarla; di fronte alle sue azioni eroiche, Plutone libera la donna, riconoscendo che l’amore è più forte della morte. Nell’ultimo atto Alcide (emblema della monarchia francese, e quindi riferibile allo stesso Luigi XIV) rinuncia ai suoi sentimenti, dimostrando di saper vincere non solo la morte, ma anche le proprie passioni, e permette l’unione di Admeto e Alceste, salutata da Apollo e dalle Muse.

Oltre ai momenti di alto lirismo e commozione legati al personaggio di Alceste (l’addio ad Admeto morente nel secondo atto), il libretto di Quinault offriva numerose occasioni per scene spettacolari, care al gusto di Luigi XIV: i balli di marinai, ninfe e tritoni alla ‘festa nautica’ e la tempesta nel primo atto; la battaglia nel secondo, con la contrapposizione dei cori di assedianti e assediati e motivi marziali eseguiti da archi, trombe e timpani; la scena funebre con grande orchestra e «choeur en symphonie» nel terzo atto, che riecheggia la musica sacra di Lully, con la celebre frase di compianto "Alceste est morte", ripetuta tre volte dal coro. Se il personaggio di Caronte mostra tratti quasi comici nel suo air , con la comparsa di Plutone e Proserpina la musica acquista toni più solenni; l’atmosfera nel regno dei morti non è drammatica, e nel divertissement gli abitanti degli inferi hanno un atteggiamento benevolo nei confronti di Alceste. Un importante contributo alla riuscita della tragédie venne dai costumi disegnati da Jean Berain, che proprio nel 1674 fu nominato Dessinateur de la Chambre et du Cabinet du Roi e in seguito collaborò agli allestimenti di altre opere di Lully. La rappresentazione di Alceste riscosse un grande successo, ma suscitò anche le critiche di alcuni letterati, dando luogo a una vera e propria querelle . In risposta alle accuse mosse dalla cerchia di Jean Racine e Nicolas Boileau apparve la Critique de l’opéra ou Examen de la tragédie intitulée ‘Alceste, ou Le Triomphe d’Alcide’ , pubblicata anonima ma scritta da Charles Perrault: qui sono contrapposti i pareri di Cléon, che sostiene l’opera in nome del gusto moderno, e Aristippe, che critica il testo nella sua versificazione e nell’intreccio, la presenza di personaggi comici (Céphise, Straton e Lychas, rispettivamente confidenti di Alceste, Licomede e Alcide, che danno luogo a scaramucce amorose in una vicenda parallela) e l’allontanamento in diversi punti dalla tragedia di Euripide. Cléon giustifica a una a una le scelte di Quinault e in particolare - riguardo alla presenza del deus ex machina e ai mutamenti improvvisi di scena, dalla terra agli inferi al cielo - ricorda che il merveilleux , il soprannaturale, è un elemento costitutivo della tragedia in musica, per cui cadono gli obblighi di verosimiglianza e di rispetto delle unità aristoteliche. È interessante osservare che la polemica prende in considerazione quasi esclusivamente il libretto e non l’opera nel suo insieme, come spettacolo drammatico-musicale: il teatro letterario, che in Francia aveva un ruolo preminente, finiva per imporre i propri criteri estetici anche sul nuovo genere della tragédie en musique . Nell’infuriare della polemica fu l’approvazione di Luigi XIV a sanzionare il successo di Alceste ; il sovrano, infatti, aveva valutato favorevolmente le prove (che avevano luogo negli appartamenti di Madame de Montespan, esattamente come per i ballets de cour ) e, dopo aver seguito le recite parigine, fece rappresentare la tragédie anche alla Cour de Marbre di Versailles (4 luglio 1674), nell’ambito dei festeggiamenti per la conquista della Franca Contea, come testimonia una celebre incisione di Jean Le Pautre.

c.p.


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