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15:38 - venerdì 10 febbraio 2012


Alessandro nelle Indie

di Niccolò Piccinni (1728-1800)

libretto di Pietro Metastasio

Dramma per musica in tre atti

Prima:
Roma, Teatro Argentina, 21 gennaio 1758 (seconda versione: Napoli, Teatro San Carlo, 12 gennaio 1774

Personaggi:
Alessandro, re dei Macedoni; Poro, re di una parte delle Indie, amante di Cleofide; Cleofide, regina di un’altra parte delle Indie, amante di Poro; Erissena, sorella di Poro; Gandarte, generale dell’esercito di Poro, amante di Erissena; Timagene, confidente di Alessandro, ma segretamente suo nemico; indiani, greci

La générosité d’Alexandre , titolo del dramma di Boyer che è tra le fonti metastasiane del libretto, indica bene la tesi dell’opera (peraltro esplicitata da Metastasio sin dall’Argomento). I frequenti turbamenti amorosi e gli intrighi politici di questo fortunatissimo testo sembrano progettati unicamente per fornire occasioni alle virtù regali dell’antico sovrano, portato a esempio di governo illuminato.

Atto primo . Sconfitto per la seconda volta sul campo di battaglia, il re Poro, celato sotto le spoglie di un proprio generale e col falso nome di Asbite, si reca da Alessandro come latore di un messaggio di pace. I greci hanno fatto prigioniera la sorella di Poro, Erissena, che viene però prontamente rilasciata da Alessandro: la ragazza se ne è innamorata, suscitando la gelosia del suo spasimante greco Timagene. Anche Poro, che nel frattempo ha raggiunto la regina Cleofide, è geloso: questa gli è fedele, ma Alessandro non è insensibile al suo fascino. Mentre Cleofide è in visita presso l’eroe macedone, Poro ritorna (sempre travestito) annunciando il rifiuto delle proposte di pace; Cleofide, irritata dalla gelosia che l’amato manifesta, invita Alessandro a ricambiarle la visita. L’atto si chiude con un aspro litigio tra gli amanti regali.

Atto secondo . Poro si prepara a fronteggiare nuovamente l’esercito greco; la gelosia per Cleofide lo agita ancora, e anche Erissena freme d’amore per Alessandro. Mentre la regina accoglie quest’ultimo nel suo territorio, Poro e le sue truppe attaccano i greci, facendo crollare un ponte sull’Idaspe, ma devono presto darsi alla fuga. Poro e Cleofide vengono catturati da Alessandro, sbalordito per l’agguato a tradimento: Poro è destinato al carcere, mentre Cleofide - che si scopre innocente - viene inviata al sicuro nella reggia. Timagene comunica intanto a Poro il proprio piano per tradire Alessandro, mentre quest’ultimo mostra tutta la sua generosità liberando Gandarte e Cleofide; ha deciso di lasciar libero anche Poro (che crede sempre Asbite), quando giunge la notizia del suicidio di quest’ultimo.

Atto terzo . Cleofide attende le nozze che Alessandro le ha proposto. Poro, intanto, non si è affatto ucciso; anzi, ha trasmesso la prova del tradimento di Timagene ad Alessandro, che inaspettatamente perdona il suo generale. Alla notizia del matrimonio imminente Poro, in un ennesimo accesso di gelosia, progetta di assassinare i due futuri sposi: Gandarte cerca di trattenerlo quando, nel bel mezzo della cerimonia, la regina dichiara che intende uccidersi come ogni buona vedova indiana, e seguire così il defunto Poro nell’aldilà; solo allora quest’ultimo esce allo scoperto, rivelando la propria identità, mentre Alessandro, colpito da «tanta virtù», elargisce a tutti il suo perdono.

Un’intera schiera di compositori si cimentò nell’intonazione di questo dramma, il secondo per popolarità fra i titoli metastasiani: tra gli altri Vinci (Roma 1730), Porpora (col titolo Poro , Torino 1731), H&aulm;ndel (? Poro , Londra 1731), Hasse (? Cleofide , Dresda 1731, quindi - col titolo originale - Venezia 1736), Galuppi (Mantova 1738), Leo, Gluck ( Poro , Torino 1744), Jommelli, Johann Christian Bach, Sacchini (Venezia 1768), Anfossi, Paisiello (Modena 1773), Cimarosa (Roma 1781), Cherubini (Mantova 1784). Tra le prime opere di Piccinni, l’ Alessandro impose il compositore nell’agone teatrale dell’epoca: proprio questa commissione da parte di un teatro romano è infatti una chiara spia della sua crescente notorietà. Da quella data, che precede di soli due anni il clamore internazionale della Buona figliola , il nome del maestro pugliese non sarebbe più uscito dai cartelloni dei teatri europei. Il successo di un’altra versione del dramma, allestita al San Carlo nel 1774, spianò la via per l’esordio parigino di Piccinni, che partì per la Francia due anni dopo: versione ammiratissima, soprattutto per la splendida parte di Cleofide, frutto della piena maturità dell’autore alla vigilia dei capolavori francesi.

r.m.


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