di Friedrich von Flotow (1812-1883)
libretto di W. Friedrich [Friedrich Wilhelm Riese], dalla commedia omonima di P.A.A. Pittaud de Forges e P. Duport
Opera romantica in tre atti
Prima:
Amburgo, Stadttheater, 30 dicembre 1844
Personaggi:
Alessandro Stradella, cantante (T); Bassi, ricco veneziano (B); Leonora, sua pupilla (S); Malvolino (B), Barbarino (T), banditi; soldati, maschere, contadini, servi
A Parigi, il 4 febbraio 1837, andò in scena al Palais Royal una comédie mêlée de chant intitolata Alessandro Stradella , in cui probabilmente si intendeva parodiare l’omonimo lavoro di Louis Niedermeyer; Flotow fu incaricato di comporre i numeri musicali, e da allora progettò di scrivere un’opera completa sullo stesso soggetto.
La vicenda si svolge intorno al 1670, inizialmente a Venezia, dove Stradella, qui presentato esclusivamente come cantante, rapisce Leonora, sorvegliatissima pupilla del ricco Bassi; la coppia fuggitiva ripara a Roma, dove incomincia a essere pedinata dai banditi Malvolino e Barbarino, assoldati da Bassi per eliminare Stradella. Nel terzo atto si assiste alla definitiva capitolazione dei due che, affascinati dal canto di Stradella, si dichiarano incapaci di ucciderlo; anche Bassi, suo malgrado, finisce per lasciarsi intenerire e perdona.
Con quest’opera Flotow acquistò la celebrità che, di lì a poco, il successo di Martha doveva consolidare; l’impiego di recitativi e arie all’italiana, la propensione tutta francese alle romanze e ai ballabili (c’è anche una tarantella, per suggerire un tocco di couleur locale), l’adozione di misurate ombreggiature liederistiche rendono difficile assegnare ad Alessandro Stradella una patria stilistica ideale, tanto equilibrato risulta il dosaggio di influssi mutuati da paesi e artisti diversi. Se il celebre, virtuosistico inno alla Madonna ("Jungfrau Maria! Himmlisch Verkl&aulm;rte!") con cui il protagonista commuove i suoi sicari, che dovrebbe costituire l’apice dell’opera, fallisce il bersaglio per un sospetto di svenevolezza, non si può dire altrettanto delle vivacissime scene affidate ai banditi, in cui si riconosce la lezione di Rossini e del Fra Diavolo di Auber: bisogna comunque dire che questi momenti, pur essendo validi sul piano comico, si rivelano del tutto incongrui a instillare una certa tensione romanzesca nel plot , per l’eccessiva bonarietà dei due personaggi, nient’affatto credibili come potenziali assassini. Il brindisi del secondo atto, alcuni cori pieni di verve (il rapimento si compie addirittura mentre impazza il carnevale) e certi declamati di burlesca cupezza offrono un sano contrappeso alla cantabilità drammatica di Leonora e alle tenere melodie di Stradella, cui peraltro sono affidate alcune romanze di piacevole ariosità.
e.f.
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