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12:22 - mercoledì 23 maggio 2012


Alzira

di Giuseppe Verdi (1813-1901)

libretto di Salvatore Cammarano, dalla tragedia Alzire, ou les Américains di Voltaire

Tragedia lirica in un prologo e due atti

Prima:
Napoli, Teatro San Carlo, 12 agosto 1845

Personaggi:
Alvaro, governatore del Perù (B); Gusmano, suo figlio (Bar); Ovando, duca spagnolo (T); Zamoro (T), Ataliba (B), capi di tribù peruviane; Alzira, figlia di Ataliba (S); Zuma, sorella di Alzira (Ms); Otumbo, guerriero americano (T); ufficiali e soldati spagnoli, americani

Commissionata nel 1844 da Vincenzo Flauto, impresario del San Carlo, Alzira fu terminata da Verdi solo il 10 luglio dell’anno successivo. La composizione di quest’opera e della successiva, Attila , furono infatti ostacolate come nessun’altra dalle precarie condizioni di salute del musicista. Ultimata la strumentazione il 30 dello stesso mese, Alzira andò in scena meno di due settimane dopo con una compagnia di artisti di prim’ordine: Eugenia Tadolini nel ruolo della protagonista, Gaetano Fraschini nei panni di Zamoro e Filippo Coletti in quelli di Gusmano. Nonostante ciò l’esito della ‘prima’ fu tiepido, anche per la comprensibile resistenza del pubblico del San Carlo ad accogliere, dopo Rossini e Donizetti, un altro musicista ‘straniero’ nel massimo teatro partenopeo. In seguito, a Roma e a Milano, l’opera fu ascoltata persino con ostilità tanto che Verdi, resosi conto che il destino della «sventurata Alzira» non sarebbe stato quello di Nabucco o di Ernani , finì per rassegnarsi alla sua congenita debolezza.

Il soggetto, di insolita ambientazione sudamericana («in Lima e in altre contrade del Perù verso la metà del secolo XVI»), ripropone un tradizionale intreccio amoroso, sia pure con un esito meno tragico del consueto, che si accompagna, come spesso in Verdi, a motivi patriottici: Zamoro, capotribù peruviano creduto morto, intercede per la vita di Alvaro condannato a morte dai ribelli fedeli a Otumbo. Gusmano, figlio di Alvaro, prendendo il comando delle truppe spagnole, stipula con gli indigeni una fittizia pace chiedendo in cambio la mano di Alzira, un tempo amante di Zamoro. La fanciulla, che non ha mai smesso di sperare in un ritorno dell’amato ("Da Gusman, su fragil barca"), rifiuta per restargli fedele. Quando Zamoro improvvisamente ritorna, i due si riabbracciano ("Risorge ne’ tuoi lumi") ma Gusmano fa arrestare il rivale ("Teco sperai combattere"). Alvaro, che non ha dimenticato il gesto di generosità di Zamoro, riesce a ottenerne la liberazione ma, in un successivo scontro, l’eroe peruviano viene nuovamente imprigionato. In cambio della sua scarcerazione, Alzira promette a Gusmano di sposarlo ma Zamoro, riuscito a fuggire ugualmente, colpisce a morte l’odiato rivale mentre sta per sposare la giovane. Morendo, Gusmano benedice le nozze dei due amanti.

Sino ad alcuni decenni orsono si riservava a quest’opera un giudizio poco lusinghiero, relegandola tra la produzione minore dei cosiddetti ‘anni di galera’. Ma in realtà la sinfonia e il finale del primo atto non sfigurano accanto ad altri lavori coevi; il secondo atto non ha cadute di livello e possiede un finale che va annoverato tra gli esiti più alti conseguiti da Verdi sino ad allora. Il musicista aveva accettato volentieri di collaborare con Cammarano, probabilmente il librettista più abile e ricco d’esperienza del tempo, che era inoltre assai influente nell’ambiente napoletano; e il soggetto gli era congeniale (per di più, Cammarano aveva rappresentato Zamoro come un eroe esule e vittima dell’ingiusta sorte: tra Ernani e Manrico). Tuttavia, a dispetto del suo buon livello, il libretto di Alzira era strutturato in singole scene in sé conchiuse, prive di quell’unità e concisione drammatica così necessaria a Verdi. Questi, abituato a non indugiare più di tanto sui versi di Cammarano, non concesse adeguato spazio alle esigenze imposte dagli estesi pezzi chiusi previsti dal librettista e finì per comporre un’opera di insolita e frettolosa brevità, che lasciò sconcertato il pubblico napoletano, avvezzo alle liriche atmosfere del ‘bel canto’. Ciò contribuì non poco alla sua fredda accoglienza e alla sua scarsa fortuna. Presto lasciata in ombra da altri titoli verdiani, Alzira è stata riproposta al pubblico solo nel 1967 all’Opera di Roma, sotto la direzione di Bruno Bartoletti, con i ruoli dei protagonisti affidati a Gianfranco Cecchele e a Virginia Zeani. Da allora, l’opera ha goduto di ulteriori riprese ed è rientrata abbastanza spesso in repertorio.

a.p.


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