di Valentino Fioravanti (1764-1837)
libretto di Giovanni Palomba
Dramma giocoso in due atti
Prima:
Napoli, 1798 (?)
Personaggi:
Rosa, contadina creduta vedova (S); Carlino, marito di Rosa, giovane militare di grande spirito (T); Don Bucefalo, maestro di cappella, pauroso e ignorante (B); Agata, ostessa villana (S); Don Marco, benestante e podagroso, sciocco dilettante di musica (B); Giannetta, villana (S); Giansimone, cameriere dell’osteria (T); guardie, villici
Ben poche notizie si hanno su quest’opera, e non si conoscono neppure luogo e data esatti della prima rappresentazione, che oscilla tra il 1796 e il 1801 (l’ipotesi più spesso avanzata indica Napoli 1798).
Nella piazza di Casoria, Don Bucefalo sente canticchiare quattro vivaci popolane e decide di impartire loro delle lezioni di canto. Don Marco, già allievo di Don Bucefalo e desideroso di tornare al canto, presta loro un cembalo. Agata e Giannetta fremono perché Don Bucefalo mostra di preferire loro Rosa, presunta vedova di Carlino, un militare scomparso in Spagna. Anche Don Marco ne è innamorato e, per tenere la situazione sotto controllo, si propone come agente delle aspiranti cantanti. Mentre le liti fra le ‘primedonne’ non accennano a scemare, Carlino fa ritorno travestito da sergente spagnolo e, sospettando che la moglie lo tradisca con i due pretendenti, chiede di stabilirsi in casa di Rosa per scoprire l’inganno e vendicarsi, nonostante costei faccia di tutto per opporglisi. Don Bucefalo e Don Marco decidono di allestire niente meno che il dramma per musica Ezio di Metastasio, con Don Marco nei panni del protagonista. Nel frattempo Agata e Giannetta son sempre più invidiose della rivale, primadonna della serata che si terrà in casa della stessa Rosa. Al termine di una ridicola prova generale, infarcita di strafalcioni e stonature, irrompe Carlino con alcuni villici armati. Giannetta, non vista, chiama allora le guardie, che accorrono immediatamente; Carlino rivela la sua identità e chiede perdono in nome della gelosia e dell’amore per Rosa. Don Marco fa allontanare le guardie, assicurando un generale lieto fine.
Nella prima metà dell’Ottocento molte delle opere di Fioravanti (una settantina in tutto) venivano regolarmente rappresentate in tutti i teatri italiani ed esteri. Particolarmente versato nel genere buffo, il compositore è oggi ricordato soprattutto per questo suo titolo che, oltre a realizzare un’arguta satira del mondo teatrale dell’epoca, consegue esiti apprezzabili anche nella delicata effusione delle pagine liriche, riconducibili al filone patetico e larmoyant diffusosi in modo particolare in Francia sul finire del Settecento. L’opera, ricca di ispirazione nelle sue pirotecniche ‘trovate’ sceniche, è stata solo recentemente sottoposta a un’accurata revisione che l’ha riportata all’originale completezza.
u.f.
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