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12:34 - mercoledì 23 maggio 2012


Don Bucefalo

di Antonio Cagnoni (1828-1896)

libretto di Calisto Bassi

Melodramma giocoso in tre atti

Prima:
Milano, Conservatorio, 28 giugno 1847

Personaggi:
Don Bucefalo, maestro di musica spiantato (B); Carlino, giovane militare (T); Rosa, sua presunta vedova (S); Agata (Ms) e Giannetta (S), contadine; Don Marco, benestante podagroso e spasimante di Rosa (B); il conte di Belprato, amante di Rosa (T); contadini e contadine

La vena espressiva di Cagnoni si realizzò compiutamente nel genere buffo che, attorno alla metà dell’Ottocento, conobbe una rinnovata fortuna; a questo particolare momento appartiene Don Bucefalo , che risale al periodo di apprendistato del compositore presso il Conservatorio milanese. Il libretto, parafrasi di quello di Giuseppe Palomba per Le cantatrici villane di Valentino Fioravanti, si inserisce nel ricco filone dei soggetti legati alla satira sul teatro in musica.

Don Bucefalo ode cantare alcune contadine di Frascati e ne rimane colpito; offre loro lezioni di canto, lusingandole con promesse di gloria. Giannetta, Agata e Rosa abboccano; quest’ultima si consola della presunta vedovanza con il conte di Belprato e con il vecchio Don Marco. Ma Carlino torna inaspettatamente e apprende di quegli intrighi amorosi. La vicenda si snoda quindi tra i battibecchi delle contadine, che si contendono il ruolo di ‘prima donna’, le peripezie dei loro amanti e le velleità artistiche di Bucefalo; il culmine giunge nel terzo atto, allorché il maestro di musica allestisce la sua nuova opera. Rosa ne è la ‘prima donna’ ma, proprio al momento della sua entrata in scena, ecco comparire Carlino che reclama la moglie, creando lo scompiglio generale. Don Bucefalo si dispera per il fallimento della prova; Agata e Giannetta, invidiose di Rosa, esultano per la sua imminente punizione; il conte trema. Naturalmente tutto finisce per il meglio e Rosa si pente, giurando fedeltà al marito ritrovato.

Al protagonista sono affidate gustose gags musicali, non nuove ma d’effetto, se interpretate da un buon attore (allora il ruolo venne magnificamente ricoperto da Zucchini, e divenne il cavallo di battaglia del celebre ‘basso buffo’ Alessandro Bottero, che presentò l’opera a Parigi, al Théâtre Italien, il 9 novembre 1865). Nell’opera abbondano inventiva melodica e divertenti trovate; Cagnoni aggiorna il vocabolario di Rossini alle conquiste di Donizetti, sfrutta con oculatezza gli stereotipi del genere buffo (bassi ciarlieri, tenori e soprani lirici, cavatine in due movimenti senza il ‘tempo di mezzo’, ricorso al recitativo secco e ai dialoghi in dialetto napoletano), ricorre spesso ai ‘parlanti’ e a una scrittura strumentale densa. Tra le pagine più riuscite dell’opera (che fu ripresa con successo a Milano al Teatro Re nel 1847, alla Scala nel ’48 e al Carcano nel ’49) spiccano il quartetto "Io dirò se nel gestire", l’aria "Ah! figliuol; date mente" (Don Bucefalo), il concertato "Chi mi ha tolto, poveretta" (finale del secondo atto) e la gustosissima scena della prova d’orchestra "Trai, trai, trai, larà larà" (Don Bucefalo).

m.pe.


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