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22:19 - mercoledì 08 febbraio 2012


Hamlet

di Ambroise Thomas (1811-1896)

libretto di Jules Barbier e Michel Carré, da Shakespeare

Opera in cinque atti

Prima:
Parigi, Opéra (Salle Le Peletier), 9 marzo 1868

Personaggi:
Hamlet, principe di Danimarca (Bar); Claudius, re di Danimarca (B); Polonius, gran ciambellano (B); Horatio, amico di Hamlet (B); Marcellus, ufficiale (T); Laërte e Ophélie, figli di Polonius (T, S); lo Spettro del defunto re, padre di Hamlet (B); Gertrude, regina di Danimarca, madre di Hamlet (Ms); due becchini (T, B); dame, gentiluomini, soldati, commedianti, servitori, paesani danesi

Giunta tre anni dopo l’interessante e non fortunato Amleto di Franco Faccio, l’opera di Thomas fu uno dei suoi più franchi e duraturi successi. Un occhio a Gounod ( Faust e Roméo et Juliette soprattutto), un altro alle novità di strumentazione berlioziane, il grand-opéra come punto di riferimento per i momenti cerimoniali e per il balletto: Hamlet appare come un’abile miscela di elementi di diversa provenienza, approntata da un artefice peritissimo. Artefice che non trascurò di conferire alle linee vocali un’evidenza assai efficace, che permise ai divi Jean-Baptiste Faure (Hamlet) e Christina Nilsson (Ophélie) di trionfare. Anche la funzionalità del libretto fece la sua parte: la paralizzante evidenza del soggetto letterario fu affrontata dagli esperti Barbier e Carré secondo la disinvolta ricetta utilizzata per il Faust gounodiano. Questo significò scansione drammaturgica basata sui momenti essenziali; attenzione particolare alla vicenda amorosa; corposo inserimento di elementi decorativi.

Claudio, salito al trono di Danimarca dopo la morte del fratello, sposa la sua vedova Gertrude. Laerte, partendo per la corte norvegese, affida la sorella Ofelia ad Amleto, di lei innamorato. Recatosi sugli spalti del castello di Elsinore, Amleto vede apparire lo spettro del padre, il defunto re, che chiede si vendichi l’omicidio compiuto da Claudio e il complice adulterio di Gertrude ("Je suis l’âme de ton père"). Ofelia, dubitando dell’amore di Amleto, incostante ed evasivo, vuole lasciare la corte; confida il suo progetto a Gertrude, che la convince a restare. Amleto invita un gruppo di comici alla reggia e brinda con loro ("O vin, dissipe la tristesse"); i comici, su suggerimento del principe, rappresentano la pantomima La morte di Gonzaga, che mette in scena le circostanze dell’assassinio del re. Claudio tradisce con il turbamento la propria colpevolezza e Amleto, fingendo un attacco di pazzia, lo offende strappandogli la corona. Tormentato da sentimenti contrastanti, Amleto scopre in Polonio un complice dell’omicidio paterno: respinge allora Ofelia, rinnegando il proprio amore; affronta poi, con violenza crescente, la madre, quando gli appare lo spettro che lo esorta a risparmiare Gertrude dalla vendetta. Frattanto Ofelia, impazzita per le ripulse di Amleto, si annega in un lago ("A vos yeux"). Giunto al cimitero di Elsinore, Amleto è preda dei rimorsi: sa di essere la causa della pazzia di Ofelia ("Comme une pâle fleur"). Sopraggiunge Laerte furente, che gli rivela la morte della ragazza e lo sfida a duello, mentre è in arrivo il corteo funebre; Amleto, ferito a morte, trova la forza di colpire Claudio, uccidendolo e compiendo, infine, la vendetta.

Frutto di un mestiere giunto all’apice della sua maturità, Hamlet raduna un numero sostanzioso di momenti notevoli; tali sono la brillante chanson à boire "O vin, dissipe la tristesse" e il malinconico arioso "Comme une pâle fleur", cantati da Amleto. Fama meritata ha arriso alla scena di pazzia di Ofelia "A vos yeux, mes amis... Partagez-vous mes fleurs", che passa da cantilene patetiche a slanci di brillante, irresistibile virtuosismo, per chiudere poi in un’atmosfera irreale di grande effetto, con coro a bocca chiusa fuori scena (il tema del coro tornerà in Ariane et Barbe-Bleue di Dukas). Una menzione particolare spetta all’apparizione dello Spettro, che alterna, per dirla con Ernest Reyer, «frasi tenere e accenti di terrore, effetti imitativi nell’orchestra, progressioni armoniche, canto patetico e melopea lamentosa... Dalla prima nota all’ultima l’interesse e l’emozione dello spettatore non fanno che aumentare». Di incantevole vacuità, infine, la musica per il balletto ‘La fête du printemps’. Dopo la ‘prima’ trionfale, Hamlet conobbe una lunga teoria di successi fino ai primi decenni del Novecento, aiutato in ciò dal favore accordatogli da cantanti celeberrimi, tra i quali Adelina Patti, Nellie Melba, Victor Maurel e Titta Ruffo, che ne diede una interpretazione entrata nella leggenda.

l.g.


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