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22:37 - mercoledì 08 febbraio 2012


Héllera

di Italo Montemezzi (1875-1952)

libretto di Luigi Illica, dal romanzo Adolphe di Benjamin Constant

Opera in tre atti

Prima:
Torino, Teatro Regio, 17 marzo 1909

Personaggi:
Héllera (S), Adolfo (T), il dottor Souwalki (Bar), la contessa Joséphine d’Auvray (S), il conte Antony d’Auvray (T), Jean (Bar), Maria (S), un signore (T), due bimbe

Il primo incontro di Italo Montemezzi con Luigi Illica, propiziato dall’editore Giulio Ricordi, avvenne nel 1905. La prima idea fu di musicare Ramuntcho di Pierre Loti, ma il progetto sfumò e il librettista propose Adolphe di Benjamin Constant, pubblicato nel 1816.

Atto primo . Parigi, 1823. Héllera attende il ritorno delle due figliolette. Il marito è lontano per lavoro, ma il pensiero della donna va ad Adolfo, il giovane del quale è innamorata e che ha scacciato per rimanere fedele al marito. Ma Héllera non resiste e intona la ‘canzone del richiamo’: è il segnale per far ritornare Adolfo.

Atto secondo . I due amanti sono fuggiti a Baden-Baden: Héllera apprende che il marito ha scacciato le bambine, che ora vivono con il nonno materno. Il conte d’Auvray organizza una festa alla quale invita anche i due amanti; ma quando Héllera entra nella sala le donne presenti abbandonano la festa. Adolfo sfida a duello il conte, Héllera lo bacia di fronte a tutti.

Atto terzo . Ora i due amanti vivono in un villino in Polonia; ma Adolfo è annoiato, non ama più la donna. Héllera ha ricevuto dal padre il permesso di vedere le due bambine, ma da lontano. Ormai sa di non essere più amata e la sua vita non ha più senso: scrive una lettera ad Adolfo e si avvelena. Adolfo la vede morire e comprende il proprio errore.

Alla sua seconda opera (la prima era stata Giovanni Gallurese , Torino 1905, con cui aveva esordito con successo) Montemezzi affronta un dramma intimo, per il quale sceglie toni crepuscolari; tuttavia fatica a trovare soluzioni di particolare originalità, restando a metà strada tra suggestioni ‘floreali’ e tentazioni di magniloquenza wagneriana. Dopo la ‘prima’ l’opera ebbe solo tre repliche: «troppa musica», sostenne il critico de ‘La Stampa’ di Torino.

s.f.


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