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00:06 - giovedì 09 febbraio 2012


Hunyadi László

di Ferenc Erkel (1810-1893)

libretto di Béni Egressy

Opera in quattro atti

Prima:
Pest, Teatro Nazionale, 27 gennaio 1844

Personaggi:
László [Ladislao] V, re d’Ungheria (T); il conte Ulrik Cilley, reggente dell’impero (B); Erzsébet Szilágyi, vedova di János Hunyadi (S); László (T) e Mátyás (S), suoi figli; Miklós Gara, conte palatino d’Ungheria (B); Mária, sua figlia (S), Mihály Szilágyi (B); Rozgonyi, ufficiale dell’esercito reale (Bar); una dama (S); un gentiluomo (B); dame, gentiluomini, soldati ungheresi, mercenari tedeschi, popolo, monaci

Erkel aveva studiato a Presburgo (Bratislava) prima di essere nominato maestro di cappella a Kolozsvár (Cluj), per poi diventare direttore d’orchestra al Teatro Nazionale di Pest (1838). Fondatore della Società filarmonica (1853), dal 1875 al 1889 diresse anche l’Accademia musicale di Budapest; qui morì, assai riverito quale personalità di spicco del movimento nazionale ungherese (nel 1844, l’anno di Hunyadi László , aveva composto l’inno nazionale).

Dopo la morte del padre János, László Hunyadi è diventato generale delle truppe ungheresi, mentre i nemici della sua famiglia sono giunti al potere; nel 1456, presso la fortezza Nándorfehérvár a Belgrado, c’è ragione di preoccuparsi delle intenzioni del nuovo re: egli presta ascolto a consiglieri ostili alla causa ungherese, quali Cilley (come risulta da una sua lettera, caduta nelle mani degli Hunyadi, nella quale si chiede la loro morte). Giunge il re, accolto amichevolmente da László Hunyadi, mentre i mercenari tedeschi non vengono fatti entrare nella fortezza. Cilley sfrutta questa opportunità per convincere il re, impaurito, dell’importanza dell’assassinio degli Hunyadi. Rozgonyi avverte László del pericolo, ma nella lotta perisce, insieme a Cilley; il re finge di volere la pace con gli Hunyadi. Nel secondo atto, ambientato a Temesvar (Timisoara), Erzsébet Szilágyi teme per la vita dei figli, ma il re, sopraggiunto in compagnia di László e di Mátyás, la tranquillizza, giurando solennemente di non volere vendetta per la morte di Cilley. La bellezza di Mária, la fidanzata di László, colpisce visibilmente il re, sicché suo padre Gara intende approfittarne. Nel terzo atto il re, informato di una presunta congiura degli Hunyadi, acconsente all’arresto di László, intento a festeggiare le nozze con Mária a Buda: con il fratello viene trascinato via da Gara. Nell’ultimo atto Mária riesce a corrompere una guardia, ma László sostiene che una fuga equivarrebbe a una confessione di colpa. A nulla vale la sua professione d’innocenza; l’esecuzione capitale, fallita tre volte, riesce alla quarta, quando Gara, dopo che il popolo aveva chiesto la grazia, dà il segno fatale al boia.

Tratta dal dramma di Lörinc Tóth (1839), Hunyadi László viene considerata - dopo un Singspiel di fine Settecento e due primi esempi di Joseph Ruzitska (1822) - la prima importante opera ungherese. In essa la fusione di elementi italiani, tedeschi e ungheresi (cadenze tipiche della danza verbunkos , già nell’ouverture; czárdás nella scena di nozze) in un lavoro non ibrido, bensì organico, denota la maestria musicale e l’istinto teatrale di Erkel; la ‘prima’ fu un successo strepitoso, specie per via del contenuto politico dell’opera: le circostanze della morte di László, il ruolo dell’intrigante Gara, la debolezza del re non potevano non rimandare alla situazione ungherese precedente alla rivoluzione. Dopo altri allestimenti a Presburgo, Baja e Cluj, Franz Liszt si interessò dell’opera, dirigendo l’ouverture a Vienna (1846) e trascrivendo la marcia in una brillante parafrasi pianistica. Dopo la fallita rivoluzione, Hunyadi László venne considerata l’opera nazionale ungherese, spesso ripresa sino a oggi (fino al 1984, nella sola Budapest, totalizzò più di ottocento repliche).

j.s.


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