di Luigi Nono (1924-1990)
libretto di Angelo Maria Ripellino, da Henri Alleg, Bertolt Brecht, Aimé Césaire, Paul Éluard, Julius Fucík, Vladimir Maja
Azione scenica in due tempi
Prima:
Venezia, Teatro La Fenice, 13 aprile 1961
Personaggi:
l’emigrante (T), la sua compagna (S), una donna (A), l’algerino (Bar), il torturato (B), voce di Alleg (rec), voce di Sartre (rec); quattro gendarmi, minatori, dimostranti, torturati, prigionieri, emigranti, algerini, contadini
Intolleranza 1960 , insieme con La sentenza di Giacomo Manzoni, segna una data importante della storia della musica del secondo dopoguerra. È infatti il primo lavoro teatrale prodotto da un protagonista dell’ambiente e degli anni di Darmstadt, il paesino presso Francoforte nel quale tutte le estati i compositori delle nuove avanguardie artistiche europee si davano convegno per confrontarsi sugli sviluppi della Nuova Musica. Il primo lavoro di teatro musicale dopo una latitanza di intere stagioni, dovuta all’affermarsi della poetica strutturalista, che nel suo rigoroso astrattismo sembrava escludere per principio la concretezza della scena teatrale. Pur essendo questa un’opera ancora contraddistinta da una certa connotazione narrativa, rappresenta a ogni modo il primo passo verso la definizione di quel ‘teatro di idee’ che, anche sulla scorta delle nuove drammaturgie del più avanzato teatro di prosa europeo (Brecht, Mejerchol’d, Piscator), avrebbe caratterizzato i successivi cimenti teatrali dello stesso Nono e degli altri musicisti, soprattutto italiani, dell’avanguardia. La natura del libretto, nel quale il montaggio di testi autonomi è preponderante rispetto a dialoghi e monologhi, ne è un primo aspetto distintivo.
L’azione è incentrata sulla figura dell’emigrante che, nonostante l’opinione contraria della donna, decide di lasciare il lavoro in miniera e di tornare al proprio paese, ove subisce ogni sorta di angheria. Torturato dalla polizia, rinchiuso in un campo di concentramento, termina solo con la morte il proprio doloroso viaggio. Unico sollievo alla sua odissea è rappresentato dalla figura della compagna, che incarna la possibilità di un mondo migliore.
Come è frequente nella produzione del Nono prima maniera (dagli esordi a Al gran sole carico d’amore ), i temi ideologicamente impegnati si traducono in vibrante e autonoma materia sonora. Il canto della compagna nella sua vasta ‘aria’, come ha scritto Gentilucci, «riflette con il suo decantato lirismo un elemento di contrasto presente da sempre nel linguaggio noniano, e cioè l’avvinghiarsi del discorso tra modi per così dire ‘figurativi’ e antifigurativi, puramente gestuali, dove la materia si frantuma in spezzoni sonori proiettati con esito materico in tutte le direzioni». La musica rispecchia inoltre tutte le conquiste materiche, formali ed espressive del Nono anni Cinquanta, particolarmente quello di celebri affreschi corali come Il canto sospeso , Cori di Didone , La terra e la compagna . Tipicamente noniano è pure l’uso avanzato di strumenti elettronici, scenotecnici e visivi, da non considerare tuttavia come feticistico omaggio a un tecnologismo scientista, ma come veri e propri strumenti semantici del rappresentare. La concezione stessa dello spettacolo, particolare esempio di ‘teatro totale’ moderno, si avvale dunque della fondamentale collaborazione del regista, dello scenografo, del tecnico del suono e degli interpreti, non solo in sede di realizzazione scenica ma fin dalle prime fasi di progettazione del lavoro, in una sorta di democratica compartecipazione che caratterizzerà anche la produzione noniana a venire. L’opera è stata ripresa nel 1974 (con il titolo Intolleranza 1970 , Firenze, Teatro della Pergola) in una versione in un solo atto.
e.g.
Baldini Castoldi Dalai editore
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