di Nino Rota (1911-1979)
libretto di Riccardo Bacchelli
Dramma buffo in un atto
Prima:
Milano, Piccola Scala, 8 febbraio 1960
Personaggi:
il nevrastenico (B), il portiere (B), il commendatore (T), Lei (S), Lui (T), il cameriere (T); cameriere e camerieri, facchini, lift
Pur essendo stata scritta nel 1950, l’opera venne eseguita solo dieci anni più tardi, dopo la vittoria nel Premio Italia del 1959, in una serata che comprendeva la prima milanese delle Sette canzoni di Malipiero e Mavra di Stravinskij. La notte di un nevrastenico è una farsa brillante e festosa, dedicata a un concreto tema di attualità quale l’inquinamento acustico urbano, nella quale si conferma la facilità inventiva e la leggerezza di tocco che caratterizzano la produzione anche non filmica di Rota. Nelle critiche, egli dovette tuttavia subire un parallelo con la più articolata e celebre tra le sue opere, Il cappello di paglia di Firenze : «Questa farsa ci ha francamente delusi», scrisse Castiglioni, «poiché se abbiamo ritrovato la scorrevolezza di scrittura e la simpatica noncuranza (...) non abbiamo ritrovato però lo stesso mordente descrittivo. (...) è un po’ fiacca e scontata».
In un albergo un nevrastenico con problemi di insonnia ha prenotato, oltre alla sua camera, anche le due attigue, per poter dormire in pace. Dato che ci si trova nell’affollato periodo della Fiera campionaria, tuttavia, il portiere concede le due camere confinanti a un commendatore e a una coppia, raccomandando loro il silenzio. Ma il nevrastenico non sopporta il minimo rumore e irrompe nella stanza del commendatore, chiamando il personale, vieppiù irritato dal placido sonno del suo vicino. Calmatosi, sta per addormentarsi, quando avverte le effusioni amorose della coppia dell’altra stanza: si precipita ancora a protestare, poi convoca di nuovo il personale perché gli intrusi siano cacciati. Finalmente solo si avvia al letto, quando il cameriere bussa per la colazione: è ormai mattina.
In una scrittura nettamente tradizionale e di gradevole levità, che predilige moduli tra la commedia musicale e la farsa giocosa, il nevrastenico tuona le sue invettive su una linea vocale dagli ampi intervalli dissonanti. Con efficace senso teatrale, la scena col commendatore è caratterizzata da scalette discendenti (di una vocalità quasi ‘seria’, come pure nei rimproveri ai camerieri), mentre quella della coppia - un duetto d’amore in piena regola, a tempo di valzer lento e con estatici acuti femminili - si distingue per i suoi languidi cromatismi. In perfetto spirito da opera buffa rossiniana è invece il quintetto dei protagonisti nel momento della massima concitazione, caratterizzato da veloci sillabati e da un’animata trama contrappuntistica.
m.g.s.
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