di Gaspare Spontini (1774-1851)
libretto di Karl Alexander Herklots, dal poema Lalla Rookh di Thomas Moore
Dramma lirico in due parti
Prima:
Berlino, Königliches Opernhaus, 27 maggio 1822
Personaggi:
Dsehangir, imperatore dei Mongoli (T); Nurmahal, sua moglie (S); Bahar, gran visir, confidente del sultano (B); Zelia, sua sorella (S); Namuna, maga (S); Atar, signore detronizzato del Kashmir, padre di Nurmahal (B); il Mollah, sommo sacerdote (B); il genio della fonte Dschindara (S); bramini, imani, bajadere, ragazze georgiane, donne dell’harem, seguito del rajah, serve di Nurmahal, guerrieri della guardia del corpo di Dsehangir, guardie, popolo, musulmani, indù, geni
Nel 1821 venne organizzata a Berlino la rappresentazione di alcuni tableaux vivants , in onore della visita alla corte prussiana del principe di Russia, il futuro zar Nicola I. Spontini contribuì al progetto (intitolato Lalla Rûkh perché ispirato al poema Lalla Rookh di Thomas Moore, del 1817), componendo le musiche di scena: in tutto cinque romanze e quattro pezzi orchestrali. L’anno successivo rielaborò in forma di opera quanto già scritto, utilizzando per l’occasione anche musica appartenente a suoi lavori precedenti (tra cui il balletto scritto nel 1817 per le Danaïdes di Salieri).
Atto primo . Si festeggia l’alba del ‘Rosenfest’, giorno in cui il sultano Dsehangir mostra al popolo la sposa da lui prescelta. Si tratta di Nurmahal, odiata dalla rivale Zelia. Il fratello di quest’ultima, il gran visir Bahar, trova il modo di accusare Nurmahal di tradimento proprio al culmine della festa, denunciandola come complice di suo padre, il sultano detronizzato Atar.
Atto secondo . Venuta a conoscenza della sua condanna a morte, Nurmahal è in preda all’angoscia. Le appare allora la maga Namuna, che compie un incantesimo sulla ragazza. È pronta intanto la festa notturna, cui partecipa anche Nurmahal velata, che riesce a conquistare col suo canto il sultano. Il mutato atteggiamento di quest’ultimo, che passa dallo sdegno al perdono, conclude felicemente il ‘Rosenfest’.
Il dramma della forzata separazione di Nurmahal e Dsehangir deve molto alla sua origine come serie di tableaux vivants , in cui la grandiosità scenografica e corale funge da cornice e amplifica le vicende individuali. Questa impostazione drammaturgica trova debita corrispondenza nella musica mediante un’orchestra dalle dimensioni notevoli, impiegata con impressionante varietà d’effetti (sei violoncelli solisti nell’introduzione), mentre le parti vocali riescono a emergere grazie a una scrittura di particolare virtuosismo. L’allestimento assunse un ulteriore carattere di eccezionalità grazie all’apporto dei più moderni effetti di illuminazione del tempo, volti a riprodurre l’aurora e la notte di luna in cui è ambientata la vicenda.
r.m.
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