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20:45 - mercoledì 23 maggio 2012


Ring des Nibelungen, Der

di Richard Wagner (1813-1883)

(L’anello del Nibelungo) Bühnenfestspiel in tre giornate e una vigilia

Der Ring des Nibelungen - la più vasta opera nella storia della
musica - è una gigantesca visione artistica del divenire e dell’annientamento
di un mondo, della catastrofe di un’umanità provocata dalla cieca bramosia
di potenza e dal ripudio dell’amore. Per oltre un quarto di secolo della propria
vita, Wagner lavorò a quest’opera, seppur con ampie interruzioni: Tristan
und Isolde
e Die Meistersinger von Nürnberg furono scritti nel
periodo che va dalla composizione del Siegfried a quella della Götterdämmerung;
tra i primi abbozzi in prosa e l’inizio della composizione musicale furono redatti
i grandi scritti teorici zurighesi, Oper und Drama (Opera e dramma) e
Das Kunstwerk der Zukunft
(L’opera d’arte dell’avvenire). Nella parabola
artistica wagneriana, la creazione del Ring abbraccia l’arco di tempo
che va dalla conclusione della partitura del Lohengrin alla composizione
del Parsifal, ovvero dall’ultima delle opere giovanili al testamento
spirituale. Stupefacente è la ferrea tenacia e la incrollabile fiducia
con le quali l’artista rimase fedele a un progetto, la cui realizzazione scenica
- specie durante gli anni dell’esilio svizzero - doveva sembrare del tutto utopistica
al creatore stesso. La gigantesca struttura di una tetralogia di drammi non
fu però presa in considerazione fin dall’inizio. Affascinato dalla figura
di Siegfried, così come questa gli si presentò alla lettura delle
saghe nordiche, il compositore di Lohengrin e il rivoluzionario politico
degli anni Quaranta progettò dapprima di comporre un’opera epica dal
titolo Siegfrieds Tod (Morte di Sigfrido). Il poema, redatto tra il 12
e il 28 novembre del 1848, presenta in sostanza il contenuto della Götterdämmerung.
Nell’ottobre dello stesso anno, Wagner aveva scritto Der Nibelungenmythus.
Als Entwurf zu einem Drama
(Il mito dei Nibelunghi. Progetto per un dramma),
frutto dei suoi studi di mitologia germanica ed embrione del futuro Ring.
Il Mythus, in cui il destino di Siegfried viene posto in un mitico rapporto
col mondo, e l’intero Ring, sono un’elaborazione poetica delle leggende
che Wagner reperì soprattutto nella vastissima letteratura mitologica
scandinava. Lo stesso maestro compilò un elenco delle fonti mitiche e
letterarie cui aveva attinto per la stesura del poema nibelungico, comunicandole
nel 1856 a Franz Müller, consigliere governativo a Weimar, che si apprestava
a scrivere il primo commento al poema del Ring, pubblicato nel 1862.
Si tratta probabilmente soltanto delle fonti principali - come si evince dal
tono frettoloso della lettera di accompagnamento -, tuttavia sufficiente a fornire
un’idea precisa delle letture mirate alla composizione del poema quadripartito:
Der Nibelunge Not und Klage (a cura di Lachmann); Zu den Nibelungen
(a cura di Lachmann); Grimms Mythologie; Edda; Völsungasaga;
Wilkina- und Niflunga-saga (nella traduzione di Hagen); Das deutsche
Heldenbuch
(a cura di Hagen e Simrock); Die deutsche Heldensage (a
cura di Wilhelm Grimm); Untersuchungen zur deutschen Heldensage di Mone;
Heimskringla (nella traduzione di Mohnike).


‘I canti degli eroi’ dell’Edda e la Völsungasaga costituiscono
la struttura portante delle vicende del Ring. Il loro cosmo è
abitato da dèi, nani e giganti e comprende anche il regno dei morti (Hel).
L’intero universo è sostenuto dal frassino del mondo (Yggdrasill) che
- solo nel poema wagneriano - sarà abbattuto per incendiare la rocca
degli dèi. Si ritrovano nel Ring le divinità dell’Olimpo
scandinavo: Odino, loro capo (Wotan), Thor, dio del tuono (Donner), Frigg, consorte
di Odino (Fricka), che appartengono alla famiglia degli Asen; all’altra stirpe
divina, i Vanen, sono ascritti invece Freyer (Froh) e Freyia (Freia). Mancano
in Wagner numi importanti come Tyr, dio della sapienza e della guerra, e Balder,
dio della luce che, coerentemente, non può trovare posto nel mondo violento
e avido di potere del Ring. Loki (Loge), pur partecipando alla natura
degli Asen, avendo contratto un patto di sangue con Odino, trama sinistramente
per la fine degli dèi: assassino di Balder, ha generato il serpente universale
Jormungand e il lupo Fenrir, entrambi avversari mortali di Thor e Odino nell’ultima
lotta. Anche nel Ring Loge, come dio del fuoco, sarà l’artefice
dell’annientamento degli dèi nell’apocalittico incendio finale. La rocca
degli dèi, anche nel mito nordico, è costruita dai giganti (non
però Fasolt né Fafner); il nome (Valhöll) deriva da Val
(caduto in battaglia) e Höll (sala): dunque ‘dimora degli eroi’,
congruentemente con lo spirito guerriero dei popoli che l’immaginarono, e corrispondente
al Walhalla germanico e wagneriano. Gli eroi sono scelti dalle valchirie (etimologia
analoga a quella di Walhalla) e capitanati da Odino che, fra i suoi appellativi,
annovera quello di Walvater (padre dei caduti), che ritroviamo in Wagner. Le
vicende delle Walküre sono attinte soprattutto alla Völsungasaga
(imperniata sulla tragedia dei gemelli, discendenti di Odino), analogamente
a quelle del Siegfried e, in parte, della Götterdämmerung.
La figura di Brünnhilde, con le altre valchirie, proviene invece da un
canto dell’Edda (antica), l’Helreid Brynhildar.


La cosmogonia nordica e la fine del mondo trovano una smagliante espressione
poetica nel più suggestivo dei canti dell’Edda, la Völuspa
(Profezia della veggente). Vi si narra, fra l’altro, del frassino universale
e della fonte della saggezza che zampilla ai suoi piedi, alla quale bevve Odino
lasciando in pegno uno dei propri occhi (episodio accolto nel prologo della
Götterdämmerung). Dalle ceneri dell’ultima battaglia - secondo
la Völuspa - avrà origine una ‘rigenerazione’, che vedrà
il ritorno del regno di Balder e una nuova età dell’oro. Wagner invece,
dopo la catastrofe finale, non lascia intravvedere alcuna ottimistica palingenesi.


Sarebbe comunque un grave errore ritenere che il Ring sia una semplice
drammatizzazione di saghe preesistenti. Il contributo poetico di Wagner consiste
non solo nell’aver intrecciato, fondendole in un’azione unitaria, queste leggende
e saghe prive di rapporti tra loro, bensì nell’averne subordinato l’azione
a un’idea di attualità politico-sociale: Siegfried divenne, per il compositore,
il libero eroe del popolo che, per mezzo del suo olocausto, libera il mondo
dal dominio del capitale e risolleva di nuovo il potere degli dèi, purificati
dal suo sacrificio. Questo significato ottimistico-socialista della figura di
Siegfried subì una decisiva trasformazione, in senso pessimistico, dopo
la fuga in Svizzera del Wagner combattente sulle barricate di Dresda e perseguito
da un mandato di cattura. Resta aperta la questione se ciò che stimolò
Wagner all’esilio - e quindi all’autentica libertà creatrice - fosse
veramente solo l’insorgere contro l’oppressione monarchica, oppure il demone
cosciente, pieno di irrequietezza per questa vita.


Le sue conoscenze filosofiche, avidamente acquisite, erano assai eterogenee,
pur collocandosi essenzialmente nell’ambito della ‘sinistra hegeliana’ (rappresentata
soprattutto da Ludwig Feuerbach, del quale aveva studiato l’opera fondamentale,
L’essenza del cristianesimo). Non meno importanti, per la genesi del
Ring, furono le idee socio-economiche sulla proprietà di Pierre-Joseph
Proudhon. L’influenza di Arhur Schopenhauer fu invece relativamente limitata:
alla sua opera, conosciuta da Wagner solo nell’autunno del 1854, si deve una
delle tre versioni conclusive della Götterdämmerung.


Pur con le accennate modifiche - in forza delle quali la figura centrale del
Ring divenne Wotan in luogo di Siegfried - la concezione generale rimane
feuerbachiana: l’uomo libero, espressione perfetta della divinità, rende
superflui gli dèi. Quest’idea influenzò anche i lavori wagneriani
contemporanei alla stesura del poema del Ring, ad esempio l’abbozzo dell’Achilleus:
l’eroe mortale, Achille, è superiore a Theti, sua madre immortale. A
Feuerbach si rifà anche una delle versioni della conclusione della Götterdämmerung.
Questo finale ‘ottimistico’ - musicato per volontà del re Ludwig II di
Baviera, ma non utilizzato - preconizza una religione terena basata sull’amore:
"Non beni, né oro, né fasto divino, né signoria, né
pompa - fate che esista solo l’amore". Nel finale ‘schopenhaueriano’, invece,
Brünnhilde vede finire il mondo: il principium individuationis è
vinto e ogni cosa ritorna nel Tutto. Fra le conclusioni abbozzate, per la stesura
definitiva Wagner scelse la più ambigua, quella che lascia aperta ogni
interpretazione sul mondo futuro che verrà dopo la catastrofe del Walhalla
e la scomparsa degli dèi.


Il coacervo di influssi filosofico-sociali ha suggerito a Friedrich Nietzsche
una calzante definizione del Ring: "Un’enorme sistema di pensiero,
senza la forma concettuale del pensiero".


Nel 1851, durante l’esilio zurighese, Wagner maturò quelle decisioni
che portarono a una svolta sostanziale nel progetto dei Nibelunghi. Riconobbe
che le dimensioni della sua materia epica erano troppo ampie per un solo dramma
e progettò di premettere al Siegfrieds Tod, come commedia eroica,
un’altra opera che spiegasse chi fosse Siegfried e donde venisse. Nel novembre
1851 Wagner scrive a Liszt: "Siegfrieds Tod bisognava prepararlo
con un altro dramma e mi attenni a un progetto, già da lungo tempo immaginato,
di prendere per argomento Der junge Siegfried (Il giovane Sigfrido):
in questo doveva svolgersi tutto ciò che nel Siegfrieds Tod viene
in parte narrato, in parte preveduto". In conformità al soggetto,
gli ultimi due drammi della versione definitiva del Ring avevano titoli
diversi dagli attuali, incentrati entrambi sul personaggio del giovane eroe,
del quale il primo narrava le gesta giovanili e il secondo la tragica fine.
Wagner si rende conto però che neppure l’aggiunta di Der junge Siegfried
soddisfa la sua concezione, né risponde alle premesse che erano insite
in nuce nel Nibelungenmythus. Il maestro, che aveva promesso la
nuova opera al Teatro granducale di Weimar, esprime nell’Autobiografia
la propria riluttanza a comporre la musica di Der junge Siegfried, quasi
presago della svolta che avrebbe dovuto necessariamente imprimere al progetto.


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