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20:54 - mercoledì 23 maggio 2012


Satyricon

di Bruno Maderna (1920-1973)

libretto proprio, da Petronio

Opera in un atto

Prima:
Scheveningen, Festival d’Olanda, 16 marzo 1973

Personaggi:
Trimalchio (T), Habinnas (T), Niceros (B), Eumolpus (B), Criside (S), Fortunata (Ms)

Come la precedente Hyperion , anche Satyricon possiede una struttura aleatoria, poiché i 19 numeri chiusi di cui è costituita - non consequenziali l’uno all’altro, né come trama né come materiali musicali - sono variamente combinabili, come da esplicita indicazione del compositore che, non a caso, nel consegnare la partitura all’editore Salabert per la stampa (avvenuta postuma nel 1974), si preoccupò che i numeri dell’opera fossero pubblicati in fascicoli singoli, non rilegati in un ordine che potesse risultare vincolante per l’esecuzione. Ciò non ha però impedito che, di fatto, sulla scorta della ricostruzione dell’ordine dei pezzi, nelle varie esecuzioni di cui l’opera ha goduto (quando in forma scenica e quando in forma di concerto), sia stato fissato un ordine esecutivo di riferimento, più o meno corrispondente a quello della prima rappresentazione assoluta dell’opera, diretta dallo stesso Maderna. L’unico dubbio che permane al riguardo è relativo ai nastri elettronici da utilizzare: si sa che devono essere cinque e che sono intitolati ‘Introduzione’, ‘Erotica’, ‘Trimalchio e le flatulenze’, ‘Trimalchio and animals’ e ‘Scintilla 1’, poiché Maderna ne utilizzò sempre in tal numero, in tutte le occasioni in cui si occupò dell’opera; ma di fatto risultano esservi più nastri intitolati in quel modo, anche con sensibili differenze. Un altro aspetto che Satyricon condivide con Hyperion è quello di essere un work in progress , un’opera cioè sottoposta a continue modifiche e rifacimenti, per la quale Maderna ha utilizzato differenti materiali - sia acustici sia elettronici - composti precedentemente, e che non ha perciò mai trovato una forma definitiva (la trama qui riportata si basa sulla versione della prima rappresentazione). Il primo nucleo risale all’estate del 1971, se è vero che si ha notizia di un ‘piccolo dramma musicale’ tratto dal Satyricon di Petronio, rappresentato privatamente da un gruppo di studenti del Berkshire Music Center (Massachusetts) sotto la guida di Maderna e del regista Jan Strasfogel (regista anche dell’edizione di Scheveningen). Quando Maderna morì stava lavorando a una nuova versione di Satyricon , che avrebbe dovuto dirigere a Bruxelles. Nel libretto appaiono ben 141 frammenti tratti dal Satyricon di Petronio, che Maderna ha riunito in forma libera e in differenti traduzioni (inglese, francese, tedesca), secondo criteri di affinità stilistica con la musica - solo pochi passi mantengono l’originale latino.

Mentre Trimalchio e i suoi ospiti banchettano, una coppia è impegnata in un rapporto sessuale. Giunge Fortunata, moglie di Trimalchio, e racconta la sua storia. La cena prosegue: Trimalchio esalta il concetto di libertà, difendendo la propria; Habinna esalta invece il denaro; altri sono impegnati in prestazioni erotiche. Trimalchio si assenta, e Habinna nel frattempo racconta la storia di una moglie che appende sulla croce il marito già morto. Trimalchio torna e racconta la sua vita di uomo che s’è fatto da solo, mentre la coppia della prima scena continua il proprio rapporto, finché a poco a poco tutti si uniscono in un’orgia di proporzioni colossali. Fortunata, che è attratta dagli uomini colti, corteggia con successo il filosofo Eumolpo. Trimalchio interrompe le effusioni nei confronti di uno schiavo e accorre a insolentire la moglie; ne segue una lite furibonda e la conclusiva rappacificazione, con Trimalchio che formula il proprio testamento.

Satyricon è un’opera buffa venata di una forte componente sarcastica. Lo spettacolo ruota attorno all’episodio cardine del libro di Petronio, la cena di Trimalcione, dietro alla cui crassa e ostentata volgarità è simboleggiata la totale crisi di valori di un mondo che volge alla decadenza. La satira maderniana si esercita, come quella di Petronio, contro gli atteggiamenti, anche artistici, che hanno corrotto una civiltà; ma prima che satira di denuncia civile, la sua è satira bonaria e umanissima, capace di descrivere le contraddittorietà e le assurdità del mondo con uno sguardo di olimpico distacco, con l’amarezza di un sorriso che si direbbe quasi rossiniano. E, insieme con il distacco ironico, in Satyricon vi sono anche e soprattutto il gusto e la libertà di un operare anticonformistico e di grande musicalità, lo stesso con cui Maderna ha affrontato tutti i propri itinerari compositivi: un gusto e una libertà che qui si traducono nella molteplicità di citazioni di linguaggi, stili, autori, modi espressivi che egli accoglie in quest’opera, e nel modo persino amorevole, oltre che artigianalmente magistrale, di farli convivere sugli stessi pentagrammi. Vi è infatti in Satyricon un catalogo di materiali a dir poco imponente e - per usare un aggettivo solitamente associato allo stile di Berio - onnivoro: la vocalità comprende canto intonato, Sprechgesang e declamato; l’orchestra propone sonorità materiche, tonali, aleatorie e neoclassiche e cita, stravolgendoli in contesti di volta in volta differenti, passi di Bizet, Gluck, Mozart, Offenbach, Strauss, Stravinskij, Verdi, Wagner e Weill. Inoltre la ragione dell’indifferenza di Maderna al modo in cui l’opera possa tradursi sulla scena concreta del teatro, la stessa insistenza con cui evitò che Satyricon non avesse mai ad assumere una forma definitiva, danno un’ulteriore conferma della consapevolezza che il musicista veneziano possedeva dell’alto grado di teatralità intrinseco al proprio gesto compositivo. Satyricon è quindi un’opera la cui drammaturgia è interna alla partitura (e dunque può tradursi in modi differenti sulla scena), e in ciò anticipa di vent’anni le tendenze più evolute del teatro musicale d’oggi.

e.g.


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