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20:56 - mercoledì 23 maggio 2012


Saul e David

di Carl Nielsen (1865-1931)

libretto di Einar Christiansen, dal Libro di Samuele

[Saul og David] Opera in quattro atti

Prima:
Copenaghen, Teatro reale, 28 novembre 1902

Personaggi:
Saul, re di Israele (Bar); Gionata (T) e Mical (S), suoi figli; Davide, pastore, amico di Gionata (T); Samuele, profeta (B); Abner, comandante di Saul (B); l’indovina di En-Dor (Ms); Abisai (S); la sentinella (B); una giovane fanciulla (S); fanciulle, sacerdoti, guerrieri, popolo

Nielsen si era interessato alla possibilità di realizzare un’opera incentrata sulla storia biblica di Saul e David fin dal 1896, e aveva poi dato un avvio concreto al progetto nel 1898, con il coinvolgimento di Christiansen per la stesura del libretto. La vicenda è desunta principalmente dal Libro I di Samuele (precisamente dai capitoli XIII-XXXI); altri elementi derivano dal Libro II di Samuele , capitolo I (per la scena finale dell’opera), dal Libro dei Salmi e dal Cantico dei Cantici (nei momenti lirici riservati a David). Dio è protagonista invisibile, lo svolgersi degli eventi è determinato dalla sua volontà. L’attenzione di Nielsen non è tuttavia orientata a una riflessione sui valori religiosi, ma è rivolta al contrasto fra i due protagonisti, vissuto in termini puramente umani: il re tormentato e indeciso, capace però di superare l’atteggiamento superstizioso del suo popolo e di incarnare sentimenti di sfida; e il giovane e schietto pastore, l’eroe buono, simbolo della condiscendenza al volere divino. In rapporto a tale contrapposizione vi è chi ha proposto come sottotitolo dell’opera ‘I due temperamenti’, alludendo al titolo della sua Seconda sinfonia ‘I quattro temperamenti’ , composta subito dopo (1901-’02); i due lavori presentano in effetti diversi tratti in comune. L’epoca della composizione dell’opera (1898-1901) vede Nielsen impegnato, in qualità di secondo violino, presso l’orchestra del Teatro reale (allora diretta da Svendsen), posto assunto nel 1889 e mantenuto in seguito fino al 1905. L’esperienza si rivelò fondamentale per il musicista, poiché lo mise a contatto diretto con un ampio repertorio; forse non a caso entrambi i suoi lavori teatrali appartengono a questo periodo ( Maskarade risale al biennio 1905-06).

Atto primo . In Israele, 1032-1012 a.C. Minacciato dai Filistei, turbato dalla sfiducia che il popolo comincia a manifestare nei suoi confronti, Saul decide di offrire olocausto al Signore senza attendere il rientro di Samuele. Compie in tal modo atto di disobbedienza nei confronti del volere divino e Samuele, giunto dopo la consumazione del sacrificio, profetizza la caduta del re; uno spirito di sfida nei confronti di Dio si impossessa di Saul. Viene allora invitato a corte, dietro suggerimento di Gionata, il pastore Davide: il suo canto ha il potere di placare e confortare il re, che ora si sente pronto ad affrontare i Filistei. Durante la marcia Davide e Mical si dichiarano reciproco amore.

Atto secondo . Davide canta ancora per Saul, quando giunge un messaggero con la notizia che un gigante di nome Golia ha ora assunto il comando dei Filistei; Davide si offre di affrontarlo nel nome di Israele e Saul, riconoscente, gli promette la mano di Mical. Il combattimento ha esito vittorioso per il giovane pastore: gli Israeliti inseguono i Filistei e ne saccheggiano gli accampamenti. La notizia della vittoria è recata da Gionata, e il popolo esulta: «Saul ha ucciso i suoi mille/ e Davide i suoi diecimila». Saul prova ora forte gelosia nei confronti del giovane, il suo canto non riesce più a placarlo: Davide, dopo aver schivato la lancia del re, è costretto a fuggire.

Atto terzo . Saul, alla continua ricerca di Davide, è accampato nel deserto. Una notte Davide riesce a entrare furtivamente nel suo accampamento, accompagnato da Abisai: potrebbe facilmente uccidere Saul, invece prende la lancia che è al suo capezzale e poi, una volta destato il campo, proclama la propria lealtà nei confronti del re; quest’ultimo manifesta ora il proprio pentimento. Giunge Samuele, morente, che consacra Davide nuovo re d’Israele, prima di spirare fra le sue braccia. Davide è nuovamente costretto a fuggire, per sottrarsi all’ira di Saul; questa volta Mical si allontana con lui.

Atto quarto . Nella dimora dell’indovina di En-Dor, Saul e il suo comandante Abner sperano che possa essere evocato lo spirito di Samuele; l’indovina è riluttante (il re aveva in verità bandito dal paese negromanti e indovini), ma poi si lascia convincere. Lo spirito del profeta avverte: il campo cadrà nelle mani dei Filistei, e lo stesso Saul troverà la morte in battaglia. In effetti, durante l’ennesimo scontro con i Filistei, muoiono i tre figli di Saul e quest’ultimo, ritenendo sommo disonore l’essere ucciso e schernito dai pagani, si uccide gettandosi sulla propria spada. Quando ne viene a conoscenza, Davide si addolora profondamente; il popolo lo acclama nuovo re.

Christiansen, esperto drammaturgo, ha fornito al compositore un libretto che è un modello di concisione, dalla ben calibrata costruzione drammatica. Abile è l’impiego drammatico del coro, aspetto prontamente sfruttato da Nielsen: in effetti ampiezza e qualità degli interventi corali rivelano una matrice quasi oratoriale, consona all’ambientazione biblica. L’intervento più intenso e grandioso ha luogo nell’atto terzo, a suggello della avvenuta riconciliazione di Saul e Davide; si tratta di un Andante espressivo in stile fugato ("Dio è nostro testimone") per quintetto di soli (Mical, Davide, Gionata, Saul, Abner). L’ampio e articolato numero rappresenta da un lato il climax dell’intero atto, dall’altro serve a conferire risalto alla successiva comparsa di Samuele: il suo gesto - l’unzione di Davide come uomo ora scelto da Dio - scatenerà infatti nuova tensione drammatica. Ciascuno dei primi tre atti si presenta come entità indivisibile, senza una formale articolazione in scene, e può considerarsi costruito attorno al confronto fra Saul e Davide (quest’ultimo assurge a figura centrale nel secondo). Il quarto atto si presenta invece diviso in due parti, nella seconda delle quali hanno luogo i due climax: il primo - centrato sul suicidio di Saul - condiziona l’impatto emotivo del secondo - il tripudio riservato dal popolo a Davide - contrapponendovisi nel modo più diretto; il raccordo tra le due parti dell’atto è dato da un interludio, dedicato alla descrizione della battaglia. La scrittura orchestrale è importante non solo in passi come questo, ma assurge frequentemente a dignità sinfonica, sempre con l’intento di perseguire una certa efficacia drammatica: scorre con continuità e flessibilità, lasciando emergere solo raramente unità qualificabili come numeri chiusi; d’altro canto sono altrettanto rari i motivi oggetto di reminiscenza. L’influenza wagneriana non si manifesta infatti nell’adozione di una trama leitmotivica; Nielsen si avvale di un repertorio squisitamente personale di gesti, pur richiamando anche altre lezioni: quella verdiana è riconoscibile nel monologo del primo atto in cui Saul esprime atteggiamenti di sfida a Dio, un arioso che ricorda da vicino il Credo di Jago nell’ Otello. La prima rappresentazione ebbe luogo sotto la direzione dell’autore; seguirono numerose riprese, che qualificarono l’opera come parte integrante del repertorio danese. Non frequente invece la circolazione oltre i confini nazionali: l’opera ebbe una prima rappresentazione svedese nel 1928, a Göteborg, seguita da una ripresa (Stoccolma 1931) con traduzione del libretto in svedese a opera di Sven Lindström; sempre a Stoccolma è stata di recente allestita una nuova messa in scena (1986).

m.t.m.


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