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08:26 - domenica 01 agosto 2010


Segreto di Susanna, Il

di Ermanno Wolf-Ferrari (1876-1948)

libretto di Enrico Golisciani

[Susannens Geheimnis] Intermezzo in un atto

Prima:
Monaco, Hoftheater, 4 dicembre 1909

Personaggi:
la contessa Susanna (S); il conte Gil (Bar); Sante, servitore muto (m)

Il segreto di Susanna è, insieme alle opere goldoniane dell’autore, un altro capitolo del recupero di Wolf-Ferrari delle forme di nobile divertimento dell’antico teatro italiano, rivestito stavolta con i panni di una vicenda contemporanea.

Il fresco sposo conte Gil sospetta di aver visto sua moglie, la contessa Susanna (due personaggi delle Nozze di Figaro uniti in un sol nome), in una passante che, come sua moglie, «figura snella», indossava «mantiglia grigia e cappellino rosa»; invece trova Susanna a casa, al pianoforte: che non uscirebbe mai, dice, senza la sua autorizzazione: invece era proprio lei, presto rientrata, dando insieme a mantiglia e cappellino un pacchetto incartato a Sante, il cameriere muto. Gil sente odore di tabacco: Susanna, come egli sa, non fuma; e non fuma neanche Sante. Sarà «fantasia dell’odorato», si dice, e, mentre Susanna suona, freme e s’arrovella: è mai possibile che lo tradisca con un seduttore fumatore a un mese dal matrimonio? O fuma Sante? Gli sposini parlano: lei si dispiace dei sospetti e arrossisce; lui si pente di aver sospettato. Poi, prendendo il cioccolato, si inteneriscono ai ricordi dell’innamoramento; ma quando Gil sta per abbracciare Susanna con trasporto sente «l’odor fatal / sin nella veste»: l’odore di tabacco. Lei si riturba e dice che, ebbene, ha un segreto, ma non gli dirà quale. Lui si irrita molto, dice che protesterà presso sua suocera, integra donna, e intanto butta tutto all’aria. Lei corre a chiudersi in camera e, quando Gil sta per uscire alla volta del circolo degli amici, gli dà l’ombrello. Fanno pace, idillici, e lui la bacia sulla fronte dopo qualche imbarazzo; poi esce. Appena uscito Gil, Susanna chiude ben bene le finestre, apre il pacchettino consegnato a Sante e tira fuori una sigaretta: il suo segreto! Mentre fuma con Sante, Gil rientra e, annusando odor di fumo, poi insospettito del ritardo che Susanna mette ad aprire non sapendo dove nascondere la sigaretta, si mette a cercare il fumatore e presunto seduttore della casta Susanna, con la scusa di cercare l’ombrello dimenticato. Gil esce, Susanna riaccende la sigaretta. Di nuovo Gil ritorna ed è convinto di aver messo alle strette la presunta fedifraga: ma si brucia prendendole la mano che tiene una sigaretta, e così finalmente si svela l’equivoco e l’inconsistenza della gelosia di lui. Si perdonano a vicenda e si promettono tanto amore fumando insieme. Il finale ("Tutto è fumo a questo mondo") ricorda la morale del Falstaff ("Tutto nel mondo è burla") e arriva giusto prima che le due sigarette si spengano, per poi riaccendersi e far ascoltare una voluttuosa e sonora boccata da aspirazione di fumo: un segno prosodico vuoto nell’orchestra sospesa, come lo schiocco del bacio tra Fenton e Nannetta nell’opera di Verdi.

L’orchestra del Segreto di Susanna è un velo elegiaco e malinconico, che accompagna le volute azzurrine del fumo ascendente dalle sigarette che la contessa si affanna a nascondere: se ne vedano ad esempio il disegno cromatico del clarinetto e il violino debussyste prima dell’aria di Susanna "O gioia, la nube leggera". Delicatissimo giocattolo (il cioccolato, il girotondo finale) e gioiello di teatro da camera (a partire dall’ouverture ‘miniatura’, e dai suoi molteplici disegni o schizzi melodici) che erige a modello La serva padrona di Pergolesi (per soprano, baritono e mimo), ma non da impedire a Felix Mottl di affermare, per la stretta relazione fra testo letterario e musicale e gesto teatrale: «è l’opera più wagneriana che io conosca», Il segreto di Susanna è da considerarsi forse l’opera più fortunata di Wolf-Ferrari, fin dalla lontana direzione di Toscanini al Costanzi, due anni dopo la creazione monacense; ha mantenuto una sua presenza anche negli anni in cui la musica del compositore fu colpevolmente dimenticata.

r.ma.


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