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13:38 - sabato 04 febbraio 2012


Volpe astuta, La

di Leóš Janácek (1854-1928)

libretto proprio, da un racconto di Rudolf Tesnóhlídek

[Príhody Lisky Bystrousky] Opera in tre atti

Prima:
Brno, Teatro Nazionale, 6 novembre 1924

Personaggi:
Bystrouska, volpe (S); la volpe da cucciolo (S, voce bianca); la volpe come giovane donna (m); la volpe dalla schiena d’oro (S); il guardiacaccia (Bar); sua moglie (A); il maestro di scuola (T); il curato (B); Harasta, venditore ambulante (B); Pasek, oste (T); sua moglie (S); Lapak, cane (Ms); la zanzara (T); il tasso (B); il parroco (B); la libellula azzurra (S, voce bianca); il grillo (S, voce bianca); la cavalletta (S, voce bianca); la rana (A); il gufo (Ms); Frankík, ragazzo (S); Pepík (S); il gallo (S); la Ghiandaia (S); Chocolka, gallina (S); Pásek, locandiere (A); Harašta, venditore di pollame (B); la signora Pásková (S)

Pare che sia stata Maria Stejskalova, la domestica che restò a servizio per ben quarantaquattro anni in casa Janácek a Brno, ad attirare l’attenzione del compositore sulle storie illustrate che nel 1920 apparivano quotidianamente sul giornale locale ‘Lidove Noviny’. Vi si narrava la vicenda di una volpina catturata da un guardiacaccia, che riusciva poi a fuggire per tornare nei boschi a trovarsi un compagno e a mettere su famiglia. La versione originale era costituita da una serie di disegni di Stanislav Lolek - quasi un fumetto senza parole - che il giornale aveva voluto corredare di un testo incaricandone uno dei propri redattori, Rudolf Tesnóhlídek. Questi, bizzarra e tragica figura di poeta, narratore e cronista giudiziario (morirà suicida), elaborò un racconto comico e malizioso, non privo di venature erotiche e ricco di argute espressioni dialettali morave, che è diventato un piccolo classico: si ristampa di continuo ancor oggi e non solo nella sua patria di origine. Janácek incontrò Tesnóhlídek, si appassionò subitò al soggetto e volle arricchirne le suggestioni attraverso uno studio personale di abitudini, suoni e movenze degli animali. In effetti l’opera, che si colloca in quella feconda stagione conclusiva della creatività e del genio operistico di Janácek, seguita all’inizio della relazione sentimentale con Kamila Stosslova (1917), costituisce un unicum nella storia del teatro musicale.

Atto primo . Nel bosco, il guardiacaccia fa un sonnellino mentre insetti e altri animali si dedicano a giocose occupazioni. Destatosi, il guardiacaccia cattura Bystrouska e la porta a casa. Qui la volpe deve difendersi a morsi dagli appetiti sessuali del cane e dalle molestie dei bambini, e viene quindi legata. La notte sogna di essere una ragazza, ma all’alba ridiventa volpe. Si prova ad arringare le galline con discorsi politici; poi, fingendosi disgustata dal loro conservatorismo, minaccia di seppellirsi viva. Il gallo, mandato a investigare, viene tosto eliminato, e così tutte le galline una dopo l’altra. Temendo la punizione del guardiacaccia e di sua moglie, Bystrouska strappa il guinzaglio con i denti e fugge nel bosco.

Atto secondo . Libera nel bosco, Bystrouska scaccia un tasso dalla sua comoda tana e ne prende possesso. Alla locanda, il guardiacaccia, il maestro e il curato bevono e giocano a carte. Il guardiacaccia stuzzica il maestro a proposito della sua scarsa prestanza amatoria; il maestro si burla a sua volta del guardiacaccia per la fuga della volpe. Nella notte il maestro, ubriaco, fatica a trovare la strada di casa e scambia la volpe, nascosta dietro un girasole, per Terynka, la sua amata lontana. Il curato, anch’egli diretto a casa, ripensa a un incidente di gioventù, allorché venne accusato di aver sedotto una ragazza. Entrambi restano sorpresi dalla detonazione di due colpi di fucile, sparati dal guardiacaccia contro Bystrouska. Questa, in un’altra notte di luna, incontra un bel volpacchiotto. Si innamorano osservati da uccelli pettegoli, e presto sono costretti a sposarsi fra il giubilo degli altri animali del bosco.

Atto terzo . Harasta, venditore ambulante di polli, si avvicina ed è affrontato dal guardiacaccia, che lo sospetta di bracconaggio. Harasta gli annuncia che sta per sposare Terynka. Il guardiacaccia lascia una trappola per Bystrouska, la quale se ne fa beffe insieme al suo compagno e alla loro prole. Ritorna Harasta e Bystrouska, fingendosi zoppa, lo attira nel bosco, dove egli inciampa e cade. Mentre si occupa delle proprie ferite, Bystrouska e i suoi fanno strage di galline. Harasta, furioso, spara a Bystrouska e la uccide. Alla locanda, il maestro piange alla notizia del matrimonio di Terynka e, insieme al guardiacaccia, si duole dell’assenza del curato. Il guardiacaccia, sentendo il peso degli anni, si avvia a casa attraverso il bosco. Contempla la bellezza del paesaggio che lo circonda e ricorda il giorno delle sue nozze; in pace con la natura e con se stesso, si assopisce. Nel sogno ricompaiono le creature viste all’inizio, compresa una piccola volpe, ma quando il guardiacaccia tenta di afferrarla, riesce solo a prendere un ranocchio. Il fucile gli cade a terra.

Secondo la definizione di Franco Pulcini, La volpe astuta è una fiaba filosofica sulla vita e la morte, una rappresentazione panteistica nella quale umani e animali si muovono su due piani rispettivi e separati, che però si intersecano e si ribaltano vicendevolmente producendo illuminazioni, epifanie e incidenti fatali di struggente evidenza. Il libretto, che è stato definito ‘economico’ in quanto non contiene nulla di più rispetto al racconto, bensì qualcosa di meno, lascia spazio a una notevole proporzione di musica puramente strumentale, che costituisce un’autentica intelaiatura sinfonica. La gamma delle emozioni è vasta, e svaria dalla comicità all’erotismo a una dolorosa nostalgia, fino al sublime nel monologo finale del guardiacaccia, al quale è stata attribuita persino una ‘elevatezza shakespeariana’. Janácek, oltre a sfoltire il racconto originale, vi ha apportato delle modifiche non secondarie, quali la morte stessa della volpe. Riguardo a questi interventi esiste un interessante carteggio con Max Brod, l’amico e biografo di Kafka, nonché traduttore tedesco di questo e di altri libretti di Janácek, nel quale il letterato tende peraltro a sovraccaricare il testo di interpretazioni e di significati persino tendenziosi. Si tratta comunque di un’opera comica nella quale la fine tragica della protagonista, la volpe, non esclude una sorte di lieto fine per il principale personaggio umano, l’anziano guardiacaccia, sullo sfondo di quelli che vanno indicati come protagonisti non marginali dell’opera: il tempo e la natura, «magico sistema di rinnovamento delle specie, grazie all’amore» (Pulcini). L’interazione fra il mondo animale e quello umano non intende delineare dei particolari parallelismi tra i personaggi, se non, forse, nel legame sottile e misterioso, sottolineato da Brod, fra la volpe e quello, soltanto evocato nell’opera, della zingara Terynka, amata da quasi tutti i personaggi umani.

Dal punto di vista della forma musicale, è stata ravvisata un’influenza di Debussy (del quale Janácek conosceva bene sia La Mer sia Pelléas ) sull’orchestrazione. E Massimo Mila, recensendo nel 1957 la storica edizione dell’opera diretta da Walter Felsenstein alla Komische Oper di Berlino, vi coglieva il nostalgico melodismo slavo di Dvorák assieme al sinfonismo ‘pagano’ di Richard Strauss. Mila stesso definisce la musica de La volpe astuta «un ininterrotto mormorio della foresta», inafferrabile e inclassificabile, nutrita di ingredienti anche diversi da quelli del sinfonismo di Strauss, e provvista di temi di assoluta originalità. E anch’egli si sofferma sulla delicatezza impressionistica dell’orchestrazione, sul calligrafismo sonoro da ‘Ravel campagnolo’. Sir Charles Mackerras, l’eclettico direttore d’orchestra e autorevole interprete di Janácek (del quale ha inciso la maggior parte delle opere in edizioni ritenute esemplari), definì il linguaggio musicale della Volpe come «una specie di sintesi tra Musorgskij, Bartók, Debussy, Sibelius e Mahler, in cui si incontrano pertanto slavismo folclorico, forza primigenia del ritmo, impressionismo simbolista, paesaggismo sinfonico e lacerazione tardoromantica».

f.c.


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