Home > News> Beckett, Bernhard e Artaud all'Arsenale di Milano
17:32 - venerd́ 10 febbraio 2012
Milano, 12 ottobre 2006 - Samuel Beckett, Thomas Bernhard e Antonin Artaud. Tre autori impegnativi ma anche estremamente stimolanti, sui quali il Teatro Arsenale di Milano, sotto la direzione artistica di Annig Raimondi, ha impostato questa prima parte di stagione. Sono infatti in scena, fino a domenica 15 ottore, Quella volta e Teatro II, due atti unici - non tra i più rappresentati - di Samuel Beckett, che la compagnia Gogmagog, abitualmente residente a Scandicci con Krypton, Kinkaleri e la Compagnia Piccoli Principi, ha prodotto in collaborazione con Armunia Festival in occasione del centenario della nascita del drammaturgo irlandese. Al centro di entrambe le pièce il concetto di memoria, declinato come ricerca del limite al quale ci si può spingere nel concepire un atto teatrale nel primo pezzo, mentre nel secondo - interpretato dal cantante e attore Bobo Rondelli - si dà fiato, con tipico disincanto venato di ironia, al racconto di un uomo ormai maturo che ripercorre l'intera sua esistenza. Fanno parte del cast Carlo Salvador, Guido Rinaldi e Tommaso Taddei, anche regista.
Con Alla méta, in scena presso la sala di via Cesare Correnti dal 24 al 29 ottobre, la sorprendente compagnia del Teatrino Giullare prova a ripetere con Thomas Bernhard l'operazione portata in scena con successo nel 2005 con il beckettiano Finale di partita. Il ricorso a pupazzi e marionette, unito ad una varietà di tecniche rappresentative fanno del gruppo di Sasso Marconi - fondato da Enrico Deotti e Giulia Dall'Ongaro - un soggetto particolarmente adatto a interpretare questa pièce di cui l'autore scriveva: «Si tratta di marionette. Non sono uomini ma marionette. Qui tutto si muove in modo innaturale, che è poi la cosa più naturale del mondo». Al centro della pièce, non fondata su un vero e proprio intreccio drammaturgico, tre personaggi: una logorroica signora che tormenta ossessivamente la figlia, poco sveglia, e un autore drammatico invitato dalla donna a farle visita presso la sua casa al mare. Lo spettacolo, dopo il rodaggio estivo, viene presentato in «prima» nazionale e sarà poi in tournée. Per l'occasione il Teatrino Giullare terrà dal 26 al 28 ottobre il laboratorio dal titolo L'attore e il suo doppio, sempre presso il Teatro Arsenale; tema di fondo, il rapporto tra l'attore in carne ed ossa e l'inanimato, la maschera, il fantoccio, il marchingegno.
Un'altra «prima nazionale» attende il pubblico a partire da giovedì 16 novembre: si tratta di Per farla finita col giudizio di Dio, produzione della compagnia residente, con la regia di Annig Raimondi. Il testo di Artaud, che avrebbe finito i suoi giorni nella clinica psichiatrica di Ivry-sur-Seine, devastato dagli elettrochoc, avrebbe dovuto essere recitato dal suo autore alla radio francese nel 1948. A poche ore dalla messa in onda, giunse il veto del direttore dell'epoca, Fernand Pouey, spaventato dal contenuto dell'invettiva, che prendeva spunto dalla vicenda storica di Beatrice Cenci per esprimere l'irriducibile disgusto di Artaud per tutto ciò che egli considerava falso, artificioso, immorale, a partire dal teatro stesso, avversato in quanto «rappresentazione» e concepito invece come atto organico, fisiologico quanto l'andar di corpo, fondato sul più naturale dei sentimenti, la paura. Malgrado l'intervento in suo favore di intellettuali in vista dell'epoca, tra i quali Cocteau e René Clair, la messa in onda non avvenne mai, anche perché poco dopo Artaud morì. Il testo è stato diffuso per radio solo nel 1999, con quarantun anni di ritardo. La traduzione dall'originale francese è stata curata da Paolo Bignamini. In scena troveremo Riccardo Magherini, Vladimir Todisco Grande e la stessa Annig Raimondi. Lo spettacolo è stato realizzato in collaborazione con ScenAperta, Egumteatro, Outis e Pac di Milano. Repliche fino al 17 dicembre.
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Nelle foto, scene tratte rispettivamente da Quella volta - Alla méta - Per farla finita col giudizio di Dio
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