Venezia, 26 giugno 2006 - Tra le novità introdotte a partire da quest'anno alla Biennale di Venezia, c'è l'istituzione dei Leoni d'oro alla carriera anche per teatro, danza e musica, sul modello di quanto accade per il cinema. Quest'anno, il primo Leone d'oro per la danza non poteva che essere assegnato a Carolyn Carlson. La coreografa statunitense di origine finlandese, superati di slancio i sessanta, ha ricevuto il premio durante la cerimonia di chiusura del Festival Internazionale di danza (si legga in proposito la presentazione pubblicata su questo sito pochi giorni fa), giunto alla quarta edizione. Il riconoscimento è stato assegnato su proposta dell'attuale direttore del festival, Ismael Ivo, in seguito accolta dal consiglio di amministrazione della Biennale presieduto da Davide Croff.
Al di la dei meriti personali riassunti nella motivazione del premio che riproduciamo più oltre, va detto che Carolyn Carlson ha sviluppato con l'Italia - e in particolare con Venezia - un rapporto solidissimo, che quindi rende ancor più legittimo il riconoscimento che le è stato attribuito. Dal 1980 al 1985 la danzatrice e coreografa, già impegnata nella didattica, individuò e crebbe alla Fenice di Venezia una «nidiata» di giovani talenti nostrani, che vennero poi raggruppati sotto l'etichetta di Nuova Danza Italiana. Si trattava di alcuni tra i principali protagonisti della scena coreutica nazionale di oggi, da Raffaella Giordano a Giorgio Rossi, da Michele Abbondanza e Francesca Bertolli a Roberto Castello e Roberto Cocconi. Lo spettacolo che ne segnò idealmente l'esordio ufficiale fu l'opera collettiva Il cortile, celebrata l'anno scorso a vent'anni dal suo esordio nel Sosta Palmizi Day. Nel 1999 Carlson fu inoltre chiamata a dirigere per un quadriennio - fino al 2002 - il neonato settore danza della Biennale, poi trasformato in festival annuale.
Ma ecco la motivazione integrale del Leone d'oro per la danza assegnato per la prima volta a Carolyn Carlson:
Per aver costruito in un tempo cronologicamente lungo, ma artisticamente e umanamente breve e intenso, un percorso artistico originale e capace di tratteggiare una calligrafia coreografica irripetibile, che ha saputo rinnovarsi negli anni senza mai perdere una delle sue più apprezzate qualità: la passione per la trasmissione di saperi tra generazioni; la generosità nel guardare e sostenere nuovi percorsi artistici nati dal suo gesto; l'entusiasmo nel sapere cercare di avviare nuovi e sempre nuovi progetti di danza.
Le stagioni veneziane di Carlson sono state due, intense e distinte, entrambe capaci di generare nuovi modi di intendere la danza in Italia e in Europa. Carolyn Carlson ha saputo dedicare a Venezia la sua idea di danza come energia positiva e generatrice di talenti giovani, che in anni passati - alla Fenice - hanno dato anima e progetti ad una importante fase della nuova danza italiana, tuttora caratterizzata da quelli che, allora giovanissimi, oggi sono affermati autori, e che in tempi recentissimi - alla Biennale - ha visto Carolyn Carlson dare impronta alla stabile presenza di una programmazione di danza nell'ambito delle attività della Biennale di Venezia.
Nel 1999 la Biennale ha avviato proprio con la direzione di Carolyn Carlson un ciclo che - grazie anche a quell'esordio così gravido di intuizioni e stimoli, oltre che di tanti successi artistici suoi personali - vanta oggi, pur dopo pochi anni, un trascorso così ricco di risultati e presenze artistiche nazionali e internazionali da permetterci di richiamarle perché simbolicamente accompagnino il Leone d'Oro alla carriera che la Biennale di Venezia assegna per la Danza a Carolyn Carlson.
Nella foto, Carolyn Carlson in una foto di repertorio
(00:00 - 26 giu 2006)
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